La strage di Jacksonville: così cresce il terrorismo nazi-suprematista
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La strage di Jacksonville: così cresce il terrorismo nazi-suprematista

Suprematismo bianco cresce. Con i suoi stragisti, con la lunga scia di sangue che lascia dietro di sé. Ieri con Trump, oggi con Biden. Cambiano i presidenti ma il terrorismo nazi continua a colpire.

La strage di Jacksonville: così cresce il terrorismo nazi-suprematista
Strage nazi-suprematista bianca a Jacksonville
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

27 Agosto 2023 - 13.21


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Suprematismo bianco cresce. Con i suoi stragisti, con la lunga scia di sangue che lascia dietro di sé. Ieri con Trump, oggi con Biden. Cambiano i presidenti ma il terrorismo nazi continua a colpire. E a fare i proseliti. Colpisce nelle grandi città e nei piccoli centri urbani. Colpisce nei luoghi di culto – sinagoghe, moschee…- e là dove si dipana la normalità: bar, supermarket, scuole. 

La pistola “nazista”

Un suprematista bianco ventenne ha ucciso tre persone in un negozio di Jacksonville, in Florida, e si è poi suicidato. L’assassino ha usato un lungo fucile e una pistola di marca Palmetto sulla quale aveva dipinto una svastica, secondo un’immagine mostrata in una conferenza stampa dallo sceriffo T.K. Walters, che ha anche precisato che aveva lasciato a casa “un manifesto” con messaggi di odio e che gli omicidi avevano “motivi razziali”.


“È un giorno buio nella storia di Jacksonville. Non c’è posto per l’odio in questa comunità”, ha aggiunto lo sceriffo. Era stato il padre del killer a dare l’allarme. Il figlio lo aveva chiamato e gli aveva detto di guardare il suo computer: il genitore ha scoperto così materiali i cui contenuti sono stati definiti dalla polizia “pieni di odio in modo disgustoso”. Il killer aveva abbracciato da tempo l’ideologia nazista e suprematista bianca.


Il governatore della Florida, Ron DeSantis, candidato alla nomination repubblicana per la Casa Bianca, in una dichiarazione ha espresso condanna per la strage e ha lasciato intendere che le tre persone colpite dal killer erano afroamericane: “Ha scelto le vittime in base alla loro razza, cosa del tutto inaccettabile” prima di “scegliere la via tra i codardi e spararsi piuttosto che affrontare le conseguenze del suo atto”, ha affermato . ha detto lo sceriffo, rilasciando i primi dettagli e mostrando le armi usate dall’assassino. Anche il sindaco Donna Deagan, in conferenza stampa, ha confermato che “è un crimine carico di odio. Dobbiamo fare tutto il possibile per scoraggiare questo tipo di odio”, ha insistito.


Le vittime sarebbero state scelte a caso dall’assassino all’interno di negozio della catena Dollar General. Secondo alcuni media locali avrebbe anche sparato contro le auto che passavano nelle vicinanze. L’autore della sparatoria, secondo i testimoni, indossava un’uniforme mimetica, guanti e un passamontagna. Diverse fonti citate dai media locali hanno riferito che prima della sparatoria un uomo con caratteristiche somiglianti all’omicida era stato visto alla Edward Waters University. Il sospettato si è nascosto dietro la biblioteca dell’università e, sebbene la sicurezza del campus abbia cercato di catturarlo, era riuscito a fuggire.

Apparentemente i suoi passi lo hanno portato a un negozio Dollar General, nell’area di Kings Road vicino a Canal Street, dove sono intervenuti una trentina di agenti della SWAT che hanno ingaggiato un conflitto a fuoco con l’assassino, asserragliato nel negozio. La strage è avvenuta lo stesso giorno in cui 5 anni fa un cecchino uccise 2 persone e ne ferì altre 11 prima di suicidarsi puntare la pistola contro se stesso durante un torneo di gioco nel vecchio Jacksonville Landing.

Con quella di Jacksonville salgono a 470 le stragi compiute negli Stati Uniti dall’inizio dell’anno. Il dato è riportato da Gun Violent Archive, un’organizzazione noprofit che registra tutte le sparatorie con almeno quattro tra morti e feriti, esclusi i killer. Era dal 2013 che in Usa non si raggiungeva un numero così alto di episodi a questo punto dell’anno

Stragismo senza fine

Payton Gendron, il diciottenne suprematista che il 14 maggio 2022 ha ucciso 10 persone in un supermercato di Buffalo, nello Stato di New York, viene descritto dagli investigatori come un ragazzo “annoiato” che si sarebbe radicalizzato durante il periodo del lockdown per il Covid. Payton nel suo piano criminale si sarebbe ispirato in particolare al killer che a Christchurch, in Nuova Zelanda, il 5 marzo del 2019 uccise 50 persone attaccando una moschea e un centro islamico. La maggior parte delle vittime di Buffalo sono afroamericani.

“Siamo addolorati per le famiglie di dieci persone le cui vite sono state prese senza senso e per tutti coloro che stanno soffrendo le ferite fisiche ed emotive di questa orribile sparatoria. Siamo grati per il coraggio dei membri delle forze dell’ordine e degli altri soccorritori che hanno preso provvedimenti immediati per cercare di proteggere e salvare vite umane. La First Lady ed io stiamo pregando per le vittime e le loro famiglie, ei cuori di tutto il paese sono con la gente di Buffalo”. Così Joe Biden, in una nota della Casa Bianca, ha commentato la strage.

“Abbiamo ancora bisogno di saperne di più sulla motivazione per la sparatoria di oggi mentre le forze dell’ordine fanno il loro lavoro, ma non abbiamo bisogno di nient’altro per affermare una chiara verità morale: un crimine di odio a sfondo razziale è ripugnante per il tessuto stesso di questa nazione”, ha aggiunto. “Qualsiasi atto di terrorismo interno, compreso un atto perpetrato in nome di una ripugnante ideologia nazionalista bianca, è antitetico a tutto ciò che rappresentiamo in America. L’odio non deve avere un porto sicuro. Dobbiamo fare tutto ciò che è in nostro potere per porre fine al terrorismo interno alimentato dall’odio”.

 I responsabili della piattaforma Twitch, su cui il killer ha diffuso il filmato in diretta si sono detti “devastati” e hanno promesso la tolleranza zero “contro ogni forma di violenza”. Il contenuto è stato rimosso due minuti dopo l’inizio della trasmissione e l’account dell’assalitore è stato sospeso definitivamente. 

I media americani hanno anche evocato un “manifesto” a carattere razzista comparso sul web. Secondo il New York Times il sospetto si era ispirato a crimini commessi da “suprematisti bianchi” come quello che compì il massacro di 51 fedeli in una moschea e in un centro islamico di Christchurch, in Nuova Zelanda, nel 2019. 

Il giornale Buffalo News ha rivelato che la parola razzista “n…” – che indica i neri e che negli Stati Uniti è tabù – era dipinta a caratteri bianchi sulla canna della pistola. Sull’arma anche il numero “14”: si tratta di un riferimento al più popolare slogan suprematista, le “14 parole” in inglese del messaggio traducibile come: “Noi dobbiamo assicurare l’esistenza del nostro popolo e il futuro per i bambini bianchi”. Lo slogan venne coniato da David Lane, membro di un gruppo terrorista suprematista bianco conosciuto come “The Order”. Lane è morto in carcere nel 2007.

Il sindaco afroamericano di Buffalo, Byron Brown, ha spiegato che l’assassino ha fatto diverse ore di viaggio per arrivare e colpire nel supermercato nel quartiere abitato prevalentemente da afroamericani.

Payton Gendron non è la prima volta che finisce nel mirino delle autorità. Già in passato infatti era stato sotto indagine per minacce. Era il giugno del 2021 quando il suo liceo allertò la polizia in merito a un “ragazzo problematico che diceva di voler fare una sparatoria alla cerimonia di diploma o successivamente”, riferiscono alcune fonti al Buffalo News. Gendron è della contea di Broome, nello stato di New York, e ha studiato per un periodo breve al Suny Broome Community College. 

Simbologia nazista

All’interno del manifesto di Gendron compare una versione alterata del ” Sole nero”, un simbolo utilizzato anche dal battaglione Azov . Si tratta di un’icona che ricorda un sole e una ruota e che è stata usata nella Germania oltre che dai successivi gruppi neonazisti. Nella versione bianca, il “Sole nero” era all’interno dell’emblema ufficiale del battaglione Azov fino all’agosto 2015 , quando lo stemma è stato eliminato per adeguarsi a una legge ucraina che vietava l’uso dei simboli nazisti. Lo spiega in una serie di tweet Kevin Rothrock, caporedattore della testata indipendente russa Meduza. Come evidenzia lo stesso Rothrock, nonostante Azov abbia dismesso l’emblema da sette anni, il “Sole nero” continua a comparire su alcune uniformi del battaglione.  Rispetto allo stemma del passato, è scomparso il “Sole nero”, ma è rimasto un altro simbolo che richiama all’immaginario e in particolare al Wolfsangelnella sua versione orizzontale, emblema del partito che prima di essere sostituito dalla svastica. Su questo però Azov ha fornito una spiegazione che ne ha permesso l’utilizzo: sarebbe una stilizzazione delle lettere “i” e “n”, che stanno per “Idea Nazione”.

.A chi si è ispirato lo stragista di Buffalo

John Earnest, il diciannovenne autore dell’attacco, il 28 aprile 2019, alla sinagoga di Poway, nella contea di San Diego, California, che ha provocato un morto e tre feriti. Come i suoi “eroi” anche Earnest ha postato prima dell’attacco il suo “manifesto”. 

Il manifesto di Earnest è zeppo di dichiarazioni d’odio contro ebrei, musulmani, africano-americani, ispanici, immigrati e femministe, così come altri gruppi e minoranze. Ogni ebreo è responsabile del genocidio meticolosamente pianificato della razza europea, delira il diciannovenne terrorista. Earnest ripropone anche la teoria, molto popolare negli ambienti di estrema destra americani, del “complotto giudaico”, e cioè del piano pilotato dagli ebrei di “sostituire” americani bianchi con immigrati provenienti da altri paesi. Nel documento, scrive il Washington Post, Earnest rivendica di aver dato fuoco a una moschea nella località californiana di Escondido, a poche miglia dalla sinagoga in cui è avvenuta la sparatoria. Gli estremisti del white power si passano il testimone, indicano a chi li vuole seguire cosa fare. 

Gli attentatori suprematisti amano l’esibizione mediatica, agiscono rivolgendosi sempre a un’audience a un pubblico che credono ricettivo alle loro idee, hanno sempre contatti con gruppi più o meno radicali. E a quel mondo appartiene anche Christopher Paul Hasson, 49 anni, tenente della Guardia costiera americana, arrestato nella cittadina di Silver Spring in Maryland con la grave accusa di terrorismo interno. A fermarlo l’Fbi e i servizi investigativi della Guardia costiera dopo che un’indagine federale aveva portato alla luce un piano criminale per un attacco terroristico su larga scala contro civili e personaggi noti. Nel mirino anche una lista di giornalisti e politici democratici. 

La rete del terrore si radica

Tra le personalità della lista vi erano la Speaker della Camera Nancy Pelosi, il leader dell’allora opposizione democratica al Senato Chuck Schumer, la deputata newyorkese Alexandria Ocasio-Cortez, ma anche i giornalisti della Cnn Don Lemon e Chris Cuomo e della Msnbc Chris Hayes e Joe Scarborough. Nell’abitazione di Hasson, non distante da Washington, gli inquirenti hanno ritrovato una consistente scorta di quindici armi da fuoco e migliaia di munizioni, ma anche steroidi e ormoni. Rinvenuti nel suo computer lettere e documenti impregnati di odio e piani omicidi.

Nella cronologia delle sue ricerche in rete c’erano “il miglior posto a Washington per vedere persone del Congresso” o anche “i giudici della Corte Suprema hanno la scorta?”. L’uomo, che si è autodefinito un nazionalista bianco e filo-russo, era ossessionato da neofascismo e neonazismo. Hasson aveva anche studiato il manifesto di Anders Behring Breivik, il suprematista norvegese di cui era un ammiratore e che nel 2011 uccise 77 persone. Secondo la documentazione raccolta dalle forze dell’ordine e depositata al tribunale distrettuale del Maryland, l’obiettivo finale era quello di “stabilire una patria bianca”. 

Attualmente sono 1124 i gruppi razzisti che sostengono idee come la supremazia bianca basata sulla teorica superiorità di questa razza su africano-americani, ispanici, arabi o ebrei. Queste credenze, basate sull’odio, hanno fondamenta politiche e sociali che a volte partono da una base religiosa spesso legata al cristianesimo fondamentalista. Nel biennio 2018-2019 secondo i dati americani, il sessanta-settanta per cento degli omicidi di stampo politico, ideologico o religioso sono stati messi in atto da suprematisti bianchi o da gruppi di estrema destra, neonazisti. E sono largamente superiori a quelli commessi dagli estremisti islamici. Stime ufficiali del biennio successivo non sono ancora di dominio pubblico ma se mettono insieme gli episodi di sangue a matrice suprematista, la tendenza è in crescita.

È stato stimato che un numero tra le 150mila e le 200mila persone s’iscrivono a pubblicazioni razziste, partecipano alle loro marce e manifestazioni e donano denaro. Circa centocinquanta programmi radiofonici e televisivi indipendenti sono trasmessi settimanalmente e raggiungono centinaia di migliaia di simpatizzanti.

Saint Tarrant, il nuovo cavaliere crociato che “pulisce il mondo dalla feccia musulmana”. Ma anche James Mason, un membro del partito neonazista americano che idolatrava Hitler e Charles Manson, ispiratore del gruppo Atomwaffen, sospettato di diversi omicidi. O ancora il norvegese Andres Breivik, autore della strage di Utoya, o lo youtuber da 53 milioni di follower PewDiePie, accusato di antisemitismo. Sono questi gli eroi dei lupi solitari di destra che si radicalizzano in rete, nei canali come 8chan trovano manifesti preconfezionati per motivare le loro azioni e sul deep web comprano armi, abbigliamento militare per entrare in azione, magari utilizzando bitcoin per evitare di essere rintracciati o per finanziare le loro ricerche “sul campo”.

Negli Usa, i suprematisti bianchi sono cresciuti di numero dopo le presidenziali del 2016. Alcuni appartengono al gruppo Vanguard America, usano slogan razzisti, iconografie connesse a simboli del passato e ora sulla loro divisa, polo bianca e pantaloni kaki, molti hanno aggiunto il cappellino rosso con la scritta “Make America Great Again”, motto della campagna elettorale di Trump. Un’immagine che ha creato imbarazzo per la Casa Bianca.

Altro gruppo in crescita è quello dei Proud Boys, in prima linea nelle manifestazioni violente di queste settimane. E’ il gruppo che più si è impegnato nell’organizzare la guerriglia di Washington e l’attacco a Capitol Hill del 6 gennaio 2021, un vero e proprio tentativo di colpo di stato. 

All’interno del movimento bianco suprematista, i gruppi neonazisti hanno registrato la crescita maggiore, aumentando del 22 per cento. I gruppi anti-musulmani sono saliti per un terzo anno consecutivo. In South Carolina, ad esempio, secondo il Southern Poverty Law Center, operano almeno diciannove “hate groups”, cioè i gruppi che fanno dell’odio la propria cifra. Tra quelli che operano attivamente sono compresi: neonazisti, miliziani del Ku Klux Klan, nazionalisti bianchi, neoconfederati, teste rasate di taglio razzista, vigilanti frontalieri. I gruppi neonazi nel 2008 erano 159, otto anni dopo sono saliti a 1384. Tra i più attivi: American Front, American Guard, Hammerskins, National Alliance, National Socialist American Labor Party, National Socialist Vanguard, Nsdap/Ao, White Aryan resistance. Un altro gruppo suprematista bianco, neonazista e neofascista in ascesa è il Patriot Front, nato da una scissione di una sigla analoga, Vanguard America, dopo il raduno suprematista “Unite the right” del 2017 a Charlottesville, in Virginia. Durante l’evento, un neonazista lanciò la sua auto su contro-manifestanti uccidendo una giovane donna.

Il suprematismo bianco viaggia anche sul web. Un recente studio del Simon Wiesenthal Center ha identificato più di dodicimila gruppi di odio xenofobo e antisemita sul web. La League of the South sul proprio sito avverte: “Se ci chiamerete razzisti, la nostra risposta sarà: e allora?”. 

La sfida continua. Una sfida mortale.

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