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Israele, rivoluzione nel Labour: se Letta facesse lo stesso...

Naama Lazimi, 36enne che si è fatta conoscere come attivista studentesca e poi come membro del consiglio comunale di Haifa

Israele, rivoluzione nel Labour: se Letta facesse lo stesso...
Naama Lazimi

Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

16 Agosto 2022 - 22.50


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Caro, mi permetta la licenza, Enrico Letto, rivoluzionare un partito si può. Guardi a quello che è accaduto nel Labour israeliano.

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“Come si cambia (Per non morire)”.E’ il titolo di una bella canzone scritta da Ivano Fossati e magnificamente interpretata da Fiorella Mannoia. Cambiare per non morire. E’ quello che i vertici del partito che fu di David Ben Gurion, Abba Eban, Golda Meir, Yitzhak Rabin, Shimon Peres, e l’elenco potrebbe continuare a lungo, hanno compreso dopo le micidiali batoste elettorali accumulate nell’ultimo decennio. L’1 Novembre Israele torna al voto per le quinte elezioni anticipate in poco più di tre anni. Il rischio è che il glorioso partito che dal 1948 (anno della fondazione dello Stato d’Israele) al 1977 ha governato da solo, possa scomparire dalla Knesset (il Parlamento israeliano). Cambiare per non morire. E’ quello che è avvenuto nella formazione della lista, laburista, su cui si soffermano su Haaretz due tra i più autorevoli analisti politici israeliani: Nehemia Shtrasler e Allison Kaplan Sommer.

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Cambiare per non morire

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Scrive Shtrasler: “Non si è trattato solo di ageismo. L’eliminazione politica dei ministri veterani Omer Bar-Lev e Nachman Shai è anche un simbolo del cambiamento rivoluzionario che il partito laburista sta vivendo. Da partito di centro-sinistra e di classe media che si occupava di questioni diplomatiche e di sicurezza (la soluzione dei due Stati) e che sosteneva un’economia di mercato con attenzione ai deboli, ai malati e ai poveri, il partito laburista è diventato un partito social-populista che ha completamente accantonato la questione diplomatica e di sicurezza e cerca di imporre un’economia marxista. Na’ama Lazimi e i suoi amici (Gilad Kariv, Efrat Rayten, Ram Shefa ed Emily Moatti) hanno di fatto eseguito un’acquisizione ostile del partito. Lo si può vedere chiaramente nella lista dei candidati alla Knesset. Non c’è una sola figura diplomatica e di sicurezza, ma solo membri della Knesset che sostengono apertamente l’aumento del coinvolgimento del governo nell’economia, l’aumento della regolamentazione, l’aumento della spesa, la sovvenzione di tutto ciò che è sotto il sole, l’aumento della tassazione diretta e l’espansione del deficit. Sono sostenitori dei grandi sindacati (come nella Compagnia Elettrica e nei porti), della nazionalizzazione (come nel caso del gas), del controllo dei prezzi (come nel caso degli alloggi) e delle tariffe elevate (su latticini, polli, pesce, uova e prodotti) senza capire che questa è la causa principale dell’alto costo della vita. Date loro il favoloso modello socialista del Venezuela, impantanato nella povertà, e saranno felicissimi.

Al primo posto nelle primarie e in testa al gruppo c’è Lazimi, grazie all’implacabile populismo economico da lei proposto, con una specializzazione in proposte di legge particolarmente dannose. È diventata la beniamina dei nuovi e giovani elettori laburisti, che si considerano parte della sinistra radicale. Lazimi ha fatto notizia quando ha proposto di aumentare il salario minimo da 29 shekel (8,90 dollari) a 40 shekel (12,20 dollari) all’ora – un aumento del 38%! Se questo fosse stato fatto, avremmo assistito a licenziamenti, chiusure, disoccupazione e prezzi alle stelle. Il salario minimo può essere aumentato, ma con attenzione e responsabilità, e questo può essere ottenuto solo con un accordo tra i datori di lavoro e l’Histadrut, non con la demagogia. Lazimi si è anche opposta alla rimozione delle tariffe sui prodotti, alla riforma dell’industria delle uova e all’abolizione del cartello dei prodotti lattiero-caseari. Come ogni marxista devoto, crede nella protezione totale dei beni prodotti localmente, che porta a un’estrema inefficienza e a prezzi alle stelle. Lazimi si è anche opposta all’innalzamento dell’età pensionabile per le donne, per una totale mancanza di comprensione della questione. È infatti la bassa età pensionabile a compromettere i salari, l’avanzamento e le pensioni delle donne. È anche favorevole al controllo degli affitti, anche se si tratta di una politica sbagliata che non farà altro che diminuire l’offerta di appartamenti sul mercato, provocando carenze, lunghe attese, un mercato nero e un aumento dei prezzi reali degli affitti. Ma i giovani laburisti amano il controllo degli affitti. Sono sicuri di essere quelli che otterranno un appartamento a prezzo quasi nullo nel centro di Tel Aviv.

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Se avessimo messo in pratica i suoi insegnamenti economici, il tesoro sarebbe stato svuotato molto tempo fa, e invece di crescita, calo della disoccupazione e alte entrate fiscali, avremmo avuto una profonda recessione, alta disoccupazione e un deficit spaventoso. Lazimi e i suoi amici, dopo tutto, sanno solo spendere. Non hanno idea di come allargare la torta. Va notato anche che la Lazimi ha sostenuto con forza la falsa teoria del complotto sul rapimento dei bambini yemeniti. Ha continuato a incitare anche se tre diverse commissioni non hanno scoperto nemmeno un caso di bambino rapito da malvagi ashkenaziti bianchi.

Merav Michaeli può quindi definirla “una straordinaria funzionaria eletta”, ma si può intuire che non le piaccia molto la rivoluzione marxista che il suo partito sta subendo, insieme all’abbassamento della bandiera della sicurezza-diplomatica. Sa che i risultati della rivoluzione si vedranno alle urne, quando gli elettori laburisti tradizionali abbandoneranno il partito per passare a Benny Gantz o a Yair Lapid, e quelli che rimarranno saranno i giovani rivoluzionari, e non è detto che siano abbastanza per superare la soglia elettorale”, conclude Shtrasler.

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Non è detto, certo. Ma continuare sulla vecchia strada avrebbe sicuramente portato il Labour all’estinzione.

Svolta obbligata

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Osserva Allison Kaplan Sommer: “Il Partito Laburista israeliano, a lungo associato ai padri fondatori del Paese come David Ben-Gurion e Shimon Peres e a storici generali come Yitzhak Rabin, ha presentato martedì un volto nuovo e molto diverso quando ha tenuto le elezioni interne in vista delle elezioni israeliane del 2022.

Trasformato dalla leadership dell’ex star televisiva e icona femminista, il ministro dei Trasporti Merav Michaeli, 55 anni, le primarie del partito hanno prodotto una lista di candidati in cui i giovani e l’attivismo di base hanno avuto un ruolo di primo piano, mentre i ministri veterani del gabinetto sono diminuiti drasticamente. A spuntarla nella corsa alle primarie – mantenendo il secondo posto dopo Michaeli – è stato un nome nuovo e relativamente poco conosciuto sulla scena nazionale: la legislatrice Naama Lazimi, 36enne che si è fatta conoscere come attivista studentesca e poi come membro del consiglio comunale di Haifa. Nel suo passato di assistente parlamentare dell’ex presidente laburista Shelly Yachimovitch, Lazimi ha concentrato i suoi sforzi sull’edilizia abitativa, l’uguaglianza di genere e LGBTQ e ha raccolto un seguito di giovani attivisti nel partito. Lazimi è membro della Knesset solo da un anno. Nell’ultimo voto delle primarie del partito, nel 2021, il maggior vincitore è stato l’attuale ministro della Sicurezza interna Omer Bar-Lev, 68 anni, esponente di spicco della vecchia guardia del partito laburista: ex colonnello dell’Idf e membro di un’unità di commando d’élite, che ha ricoperto il ruolo di referente del partito per la difesa e la sicurezza. Martedì Bar-Lev è sceso al nono posto nella lista laburista di quest’anno e, dal momento che il partito, un tempo potente, dovrebbe conquistare solo 4-5 seggi questa volta, la sua carriera politica potrebbe essere finita.

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Oltre a Bar-Lev, l’altro membro veterano del partito e del gabinetto le cui sorti sono precipitate martedì è stato il Ministro degli Affari della Diaspora Nachman Shai, che è finito al 16° posto, scendendo dall’ottava posizione della tornata precedente. Shai, famoso per essere un ex portavoce dell’esercito e comandante della Radio dell’Esercito, non si era guadagnato un posto sufficiente per un seggio alla Knesset nemmeno l’ultima volta, ma Michaeli lo ha scelto per un posto nel gabinetto. Dopo Lazimi, l’altro grande vincitore di martedì è stato Gilad Kariv, il primo rabbino riformista della Knesset. Dall’anno scorso è presidente del Comitato per la legge e la giustizia della Knesset ed è stato spesso sulle prime pagine dei giornali come bersaglio preferito dei politici ultraortodossi. Questa volta i suoi sforzi sono stati ripagati con un terzo posto.

Dopo Kariv nella lista c’è Efrat Rayten, 50 anni, che è stata un’amata star della TV per bambini e un’attrice prima di passare alla giurisprudenza e infine entrare in politica l’anno scorso e presiedere il Comitato per l’infanzia, il lavoro e il welfare della Knesset nella precedente legislatura. Il quarto posto della lista è andato a Ram Shefa, 37 anni, un ex leader studentesco che ha utilizzato la sua posizione di capo dell’Unione Nazionale degli Studenti per ottenere un posto alla Knesset nel Partito Bianco e Blu tra il 2019 e il 2021, prima di passare ai laburisti.

I sostenitori del partito hanno celebrato il cambiamento rappresentato dalla lista, che Michaeli ha descritto dopo i risultati come “diversificata e paritaria”. I critici hanno sottolineato che nei suoi giorni di gloria, come partito di Rabin e Peres, il Labour vinceva regolarmente 40 o più seggi in ogni ciclo elettorale, mentre oggi, nonostante tutto il clamore, sarebbe fortunato a conquistare più di sei seggi. Michaeli ha finora respinto gli appelli ai laburisti affinché si uniscano a Meretz, l’altro partito della sinistra sionista israeliana, che ha ottenuto 4-5 seggi negli ultimi sondaggi. In Israele, i partiti che ricevono meno del 3,25% dei voti totali (equivalenti a poco più di 3 seggi) in un’elezione scendono sotto la “soglia elettorale” del Paese, il che significa che non avranno alcuna rappresentanza nella Knesset”.

Così Kaplan Sommer.

L’unità è un bene prezioso ma molto delicato, che va maneggiato con molta cura. E perché dia i frutti sperati ha bisogno di tempo, di una implementazione dal basso. Altrimenti assomiglia a un atto disperato, di chi le prova tutte pur di non scomparire dalla scena. E atti del genere, o comunque percepiti come tali, non attraggono consensi, non mobilitano. Il più delle volte, pressoché sempre, vengono visti come un qualcosa calato dall’alto, operazione verticistica di una nomenclatura autoreferenziale. Unire due debolezze non fa, automaticamente, una forza. 

Least but non last: anche il Meretz ha portato avanti una sua rivoluzione interna, guidata da un’altra donna di grande valore e coraggio: Zehava Galon. Due donne – Galon e Michaeli – alla guida del cambiamento a sinistra. In Israele. Un’altra indicazione che andrebbe colta qui da noi. Ma vista l’aria che tira… 

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