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Il rifugiato ringrazia Papa Francesco: "Che Dio la ricompensi il centuplo!"

Christian Tango Mukalya, rifugiato proveniente dal Congo, ha parlato durante la visita di Bergoglio al campo profughi di Lesbo: "iRngrazio nello stesso tempo il governo e il popolo greco per lo spirito umanitario con cui mi hanno accolto

Il rifugiato ringrazia Papa Francesco: "Che Dio la ricompensi il centuplo!"
Papa Francesco a Lesbo

globalist

5 Dicembre 2021 - 12.17


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Parole toccanti perché solo chi ha vissuto la disperazione e assassinato l’amarezza dell’odio e dell’indifferenza può capire quanto siano importanti i gesti e le parole di chi si impegna per il prossimo.

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“Santità, abbiamo avuto delle difficoltà per arrivare qui: sono enormi. Ma grazie a Dio le abbiamo superate. Preghiamo che queste difficoltà mie e di tutti i miei fratelli rifugiati siano superate, per avere, come ho detto prima, un luogo sicuro in Europa per il futuro delle nostre famiglie e soprattutto per i nostri figli che hanno bisogno di una buona istruzione”. 

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E’ la testimonianza di Christian Tango Mukalya, rifugiato proveniente dal Congo, durante la visita del Papa al campo profughi di Lesbo.

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“Ho 30 anni, sono padre di una famiglia con tre bambini piccoli. Due bambini sono con me, l’altro è con la mamma, non hanno avuto la possibilità di raggiungermi in Grecia e di loro non ho più notizie fino ad ora. – ha raccontato il rifugiato al Pontefice- . Santità, mi rivolgo a Lei prima di tutto per ringraziarLa per la sollecitudine paterna e lo spirito di umanità che Lei manifesta a noi, Suoi figli migranti e rifugiati, attualmente a Lesbo, in Grecia, e nel mondo intero. Che Dio La ricompensi al centuplo! Ringrazio nello stesso tempo il governo e il popolo greco per lo spirito umanitario con cui mi hanno accolto conferendomi una pace, un riparo e il necessario per la sussistenza, malgrado qualche difficoltà”.

“Come rifugiato, – ha detto Christian a Bergoglio – Lei lo sa meglio di me, io sono un pellegrino, richiedente asilo alla ricerca di un rifugio sicuro, di pace, della sussistenza della mia famiglia e dell’educazione dei miei due figli, in seguito alla persecuzione e alla minaccia di morte nel mio Paese d’origine”.

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