Kosovo: traffico d’organi, Uck alla sbarra
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Kosovo: traffico d’organi, Uck alla sbarra

Ecco come è nata l’inchiesta giornalistica che ha dato vita alle prime indagini, sugli orrori in Kosovo dopo la fine della guerra.

Kosovo: traffico d’organi, Uck alla sbarra
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7 Settembre 2015 - 14.26


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Dopo lunghissimi ritardi e resistenze di ogni genere di resistenze, la Corte internazionale sui crimini di guerra commessi in Kosovo dall’ Uck, l’esercito di liberazione dei guerriglieri albanese  si appresta a dare inizio al suo lavoro: avrà una doppia sede, nell’ex provincia serba e nei Paesi Bassi e fra i suoi compiti il più delicato sarà quello di far luce sull’immondo traffico di organi umani che venne organizzato da uomini della guerriglia espiantando a forza la merca dai corpi di prigionieri serbi e rom.

A Belgrado uno dei primi giornalisti ad aver denunciato questo orrore, Michael Montgomery del “Daily Telegraph ha raccontato in un incontro pubblico organizzato dalla rivista “Newsweek” come un’indagine sui crimini di guerra dei combattenti serbi nel 1999 lo ha portò a scoprire le accuse il traffico di organi dei prigionieri dell’ Esercito di liberazione del Kosovo.

Montgomery aveva già seguito i conflitti in Kosovo, Bosnia-Erzegovina e la Croazia, poi era tornato in Kosovo dopo la guerra nel luglio 1999 per co-produrre un documentario radiofonico, ‘Il massacro di Cuska’, che raccontava le uccisioni di abitanti albanesi del Kosovo da parte delle forze serbe.”In quel momento abbiamo sentito dire che serbi, rom, ec anche alcuni albanesi del Kosovo erano stati dall’ “Uck” o erano semplicemente scomparsi, trovammo molto strano tutto questo e abbiamo iniziato ad approfondire – racconta Montgomery – grazie al nostro lavoro a Cuska abbiamo trovato fonti anche nella parte albanese del Kosovo e abbiamo iniziato a parlare con i livelli più bassi dell’ “Uck” che ci hanno raccontato le prime storie di civili catturati e spostati oltre confine, in Albania. Le mie fonti nell’ “Uck” erano ragazzi che guidavano sui quali queste persone erano state caricate , ma non conoscevano il quadro completo. “

Secondo a Montgomery, lui e la sua squadra non hanno trovato conferme sufficienti a pubblicare una storia, ma redassero un memorandum che fu mandato a Missione ONU in Kosovo, UNMIK. ovvero l’autorità amministrativa dopo la fine della guerra ,nel giugno 1999 .”Abbiamo avuto più fonti, ma non tutto coincideva: alcuni avevano sentito di persone a cui erano stati portati via i reni. C’erano un paio di case nelle quali si diceva che queste cose fossero accadute, ma abbiamo deciso che non avevamo informazioni sufficienti per diffondere l’inchiesta “.Il memorandum però nel frattempo dall’UNMIK era andato al Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia, che ha aperto una nuova indagine.

Nel 2004, Montgomery accompagnò un team congiunto di ricercatori del ICTY e UNMIK in una visita ad una fattoria vicino alla città di Burrel , in Albania. Le fonti dicevano che i prigionieri serbi erano stati portati dai combattenti dell’UCK in quel casale, ormai ampiamente conosciuto come la ‘Casa Gialla’, dove poi venivano espiantati i loro organi per metterli in vendita.La squadra aveva trovato in quel casale attrezzature mediche, tra cui siringhe, flebo, borse e tranquillanti, ma questa pista poi è stata abbandonata perché non c’erano abbastanza prove per perseguire i reati.

L’indagine iniziale di Montgomery diventò pubblica solo quando l’ex procuratore del TPI, Carla del Ponte, ha pubblicò lle sue memorie, nel 2009. “La Del Ponte non nominava noi, ma diceva che l’informazione proveniva da giornalisti affidabili. Lei era molto frustrata per il fallimento del TPIY di perseguire i leader dell’ “Uck” e l’intimidazione dei testimoni. Penso abbia inserito le informazioni nel libro perché voleva innescare un’indagine, e lo ha fatto “.

Infatti, dopo la pubblicazione del libro della Del Ponte il Consiglio d’Europa istituì un team guidato dal relatore Dick Marty, che nel 2011 ha pubblicato un rapporto affermando che i gruppi compresi guerriglieri dell’ “Uck” ed alcuni dei suoi capi avevano creato un’ organizzazione per la raccolta ed il traffico di organi con base in una villa nella città di Fushe Kruje, in Albania, perno di una rete consolidata.Alcuni serbi e albanesi sono stati uccisi lì, afferma il rapporto, dopo che i loro reni erano stati rimossi. Il rapporto descrive anche altri abusi commessi da presunti elementi collegati al KLA, e suggerisce come “un nesso” tra elementi dell’UCK e la criminalità organizzata.Dopo la relazione, l’Unione europea ha condotto una ricerca triennale sulle accuse , partorendo un rapporto secondo il quale ci sono prove per perseguire alti funzionari dell’ “Uck”per crimini contro l’umanità, tra cui rapimenti e omicidi commessi dopo la fine del conflitto.Il rapporto afferma anche che ci sono “indicazioni convincenti” sul fatto che i combattenti dell’ “Uck” siano stati coinvolti nel traffico di organi, anche se solo con un paio di individui.

Questi risultati hanno fornito la base per procedimenti giudiziari presso il nuovo tribunale per crimini di guerra, ed esamineranno i primi casi nella prima metà del prossimo anno. Il traffico di organi non è direttamente menzionato nella legislazione approvata dal parlamento del Kosovo per consentire la nascita del nuovo tribunale, però ammette che possano essere perseguiti quanti “hanno sottoposto persone che si trovavano in loro potere a mutilazioni fisiche o ad esperimenti medici o scientifici di qualsiasi tipo, non giustificatin da un trattamento medico, odontoiatrico o ospedaliero”.

Montgomery ricorda anche che l’emittente pubblica serba RTS ha provocato un sacco di danni alle indagini pubblicando i nomi di due testimoni in un rapporto trasmesso e pubblicato on-line nel 2009.”Non so perché l’hanno fatto, ma hanno fatto mettendo quelle persone a rischio, ed a quel punto la storia è esplosa”.Secondo li,, l’ONU e la NATO dovrebbero assumersi la responsabilità per quello che è successo dopo la guerra del Kosovo : “Non sono responsabili degli omicidi ma avevano autorità legale sulle aree in cui questo è successo”.

Marija Ristic, BIRN

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