Proprio mentre i ministri degli esteri di Francia, Germania, Russia e Ucraina si incontravano a Parigi per parlare di pace in Ucraina orientale, a Kiev il presidente Petro Poroshenko ha raggiunto un accordo sulle forniture di armi dagli Emirati Arabi. La notizia è venuta fuori solo per la scagurata sortita di un consigliere governativo su “Facebook” ma sta facendo già il giro del mondo.
I quattro ministri hanno appena convenuto sulla necessità di rispettare il cessate il fuoco da rispettare, così come sulla necessità di prorogare la missione OSCE in Ucraina orientale, rafforzandola con maggiori finanziamenti, personale e attrezzature. Tutti sottolineano anche l’ ‘importanza del fatto che le truppe di Kiev ed i ribelli continuino il ritiro delle armi pesanti in questo momento, “senza aspettare il momento in cui non viene più sparato un solo colpo”, dice il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, aggiungendo che i suoi colleghi tedeschi e francesi condiderano positivo il fatto che a Donetsk e Lugansk i ribelli hanno già cominciato a ritirare le artiglierie.”La situazione è notevolmente migliorata, il che è stato riconosciuto dai miei interlocutori – ha detto Lavrov – tuttavia, violazioni sporadiche sono state registrate dagli osservatori dell’OSCE.”
Il ritiro di armi pesanti da parte delle truppe di Kiev e deiribelli è parte essenziale dell’accordo di cessate raggiunto a Minsk, e le milizie del Donetsk vi si conformano:”Le nostre unità proseguono il riiro delle armi pesanti dalla linea di separazione”, afferma Eduard Basurin, portavoce dell’auto-proclamata “Repubblica popolare di Donetsk” aggiungendo che alcuni obici “96 D-30” devono ancora essere ritirati da Debaltsevo, Gorlovka, Donetsk e Telmanovo. Poche ore dopo anche le milizie dell’ autoproclamata “Repubblica popolare di Lugansk” hanno garantito di seguire l’esempio : “Oggi a partire dalle ore 12 l’artiglieria ed i sistemi missilistici saranno ritirati dalla zona di Debaltsevo,” ha detto martedì il vice comandante delle milizie di Lugansk, Vitaly Kiselev. L’ OCSE non ha potuto finora confermare il ritiro delle armi pesanti da parte delle forze ribelli, Michael Bociurkiw, portavoce della missione degli osservatori in Ucraina orientale dice di “non poter commentare fino a ricevere le segnalazioni degli osservatori ‘.
Kiev invece rifiuta di avviare il ritiro e accusa i ribelli di violazioni del cessate il fuoco: “Le nostre posizioni sono prese di mira senza sosta – dichiara il portavoce delle operazioni militari in Ucraina orientale, Anatoly Stelmakh – la prima tappa dev’essere un cessate il fuoco che duri almeno per un’intera giornata, e soltanto allora potremo parlare di una sorta di ritiro delle armi “. Un altro portavoce. Andrey Lysenko, a sua volta afferma che per iniziare il ritiro delle artiglierie a Kiev sono necessari almeno due giorni. Mentre la schermaglia continua, però, il presidente Petro Poroshenko ha raggiunto un accordo sotterraneo ulle forniture di armi da parte degli Emirati Arabi Uniti ed a rendere pubblica la notizia , con scarsa accortezza, è stato un consigliere del ministro dell’Interno, Anton Gerashchenko, che l’ha lanciata su “Facebook”.
L’accordo è stato raggiunto con il principe ereditario di Abu Dhabi e vice comandante supremo delle forze armate degli Emirati Arabi Uniti, Mohammed bin Zayed bin Sultan Al Nahyan.”Vale la pena sottolineare che a differenza degli europei e gli americani, gli arabi non hanno paura delle minacce di Putin di una terza guerra mondiale che nascerebbe dalla fornitura di armi e di munizioni all’ Ucraina”, scrive Gerashchenko , il quale aggiunge anche che gli Emirati accusano la Russia per il calo dei prezzi del petrolio e arguisce che “quindi, questa sarà la loro piccola rivincita”.Gerashchenko si è fermato qui: il suo “Post” dice infatti che i tipi di armi da consegnare e il volume delle forniture non possono essere divulgati. Ma quanto ai programmi di Kiev, le indicazioni sono più che sufficienti.
Mentre trova i fondi per riarmarsi, Kiev però non riesce a
mettere assieme quelli per pagare le forniture del gas: “La cifra versata in anticipo dalla parte ucraina basterà per le forniture di gas per 3-4 giorni» e se non arriveranno altri pagamenti “Gazprom” sospenderà le forniture». Lo ha annuncato il presidente russo Vladimir Putin paggiungendo che «è chiaro che questo può rappresentare una minaccia al transito delll forniture verso l’Europa”
Putin ha comunque espresso la speranza che «non si arriverà a tali misure estreme e le forniture non saranno interrotte, ma questo non dipende solo da noi ma anch dall’Ucraina”. Ieri l’ad di “Gazprom”, Alexei Miller, ha affermato che a Kiev «restano solo 219 milioni di metri cubi di gas prepagato».
Il capo del Cremlino ha anche sottolineato che la decisione del governo ucraino di tagliare le forniture di gas alle zone occupate dai separatisti «puzza un pò di genocidio.In quella zona vivono circa quattro milioni di persone, potete immaginare che tutta questa gente resti senza forniture di gas durante la stagione invernale? Nel Donbass c’è già la fame e l’Osce ha già constatato una catastrofe umanitaria, se si tagliano anche le forniture di gas, di cosa si può parlare? Questo puzza di genocidio».
Fonte: Associated Press