di Lapo Vinattieri
Il Mondiale 2026 si sta dimostrando come uno spartiacque storico: da una parte è la vetrina di tanti giocatori che segneranno il calcio per molti anni, come Yamal, Olise, Bellingham e Haaland, ma è anche il Mondiale che (probabilmente) segna la fine di una generazione d’oro come quella di Neuer, Modric, Neymar, Ronaldo e Messi.
Mentre il 10 dell’Argentina è in lotta con i “ragazzini” per accaparrarsi la Scarpa d’Oro, segnando anche nella clamorosa rimonta contro l’Egitto e raggiungendo così quota 8 gol in questa Coppa del Mondo, e mentre Modric è stato spesso, anche a 40 anni, il faro della Croazia, gli altri tre hanno vissuto un Mondiale di luci e ombre.
Manuel Neuer, ad esempio, aveva annunciato il ritiro dalla nazionale dopo gli Europei del 2024, per poi tornare disponibile dopo aver ritrovato la forma con il Bayern Monaco. Ciò aveva sollevato molte critiche tra i tifosi, che credevano che fosse il caso di accompagnare all’uscio uno dei più grandi portieri della storia e dare inizio ad un nuovo ciclo. Il Mondiale ha dimostrato che probabilmente avevano ragione: sempre meno sicuro dei suoi mezzi, il portierone tedesco è salito in cattedra solo durante la lotteria dei rigori contro il Paraguay, anche se ciò non l’ha esentato dalle critiche di chi ha reputato i suoi riflessi sui gol avversari abbastanza rivedibili.
Neymar, invece, è un caso particolare. Convocato dal popolo più che da Ancelotti, vistosi costretto a lasciare a casa giocatori più pronti e più giovani, il fantasista ex Barcellona e PSG si è infortunato nei giorni precedenti al debutto del Brasile, saltando sia la partita con il Marocco che la seconda contro Haiti. Ancelotti gli ha poi concesso dei minuti contro la Scozia, per poi relegarlo nuovamente alla panchina nel sedicesimo contro il Giappone. Solo il 2 a 0 della Norvegia negli ottavi ha permesso a Neymar di vedere il campo, in quella che è stata una vera e propria passerella d’addio al calcio internazionale, quasi come a rappresentare la resa di un Brasile che non ha mai regalato spettacolo durante questo Mondiale. O’Ney è stato poi incaricato di battere il rigore che ha accorciato il risultato, presentandosi sul dischetto con la solita freddezza dei tempi andati: ancora una volta, il principe non è diventato O’Rey.
Infine, Cristiano Ronaldo, tanto criticato quanto amato. Molti scuotevano la testa all’idea che, alla veneranda età di 41 anni, CR7 potesse essere la punta di riferimento di una nazionale che sta vivendo la sua generazione d’oro, ma che ai prossimi Mondiali potrebbe aver già superato la finestra per essere una favorita. Ma Roberto Martinez, ct del Portogallo, non ha voluto saperne, e sui 450 minuti giocati dalla sua nazionale ha tenuto Ronaldo in campo per ben 441. In quei 9 minuti in cui non ha giocato, contro la Croazia, è stato sostituito da Goncalo Ramos, neo attaccante del Milan e autore del 2-1 decisivo per il passaggio del turno dei portoghesi.
Al termine dell’ottavo contro la Spagna, Ronaldo ha detto che quella è stata la sua ultima apparizione ai Mondiali. Il bottino, per un giocatore del suo calibro, è magro: pur avendo disputato 6 edizioni, dal 2006 al 2026, il numero di gol segnati nelle fasi a eliminazione diretta si ferma ad 1, il rigore dell’1 a 0 contro la Croazia, proprio nella partita in cui è stato sostituito. Non è però stato lui il “problema del Portogallo”, come molti lo hanno definito: una squadra ampiamente sottotono, in grado di vincere due partite delle 5 disputate, nonostante giocatori come Vitinha, Bruno Fernandes o Nuno Mendes.
Alla fine, il tempo chiede il conto a tutti, anche a chi ha ridefinito i record di questo sport. Il Mondiale nordamericano passerà alla storia proprio per questo: non come l’ultimo ballo dei re, ma come il torneo in cui abbiamo capito, finalmente, che il domani è già qui. E non parla più la loro lingua.