S’ode a sinistra uno squillo di tromba.
Si potrebbe tranquillamente sostenere che è già qualcosa, un seppur timido segnale di vita.
Eppure, qualche dubbio pare più che legittimo.
Se a far parlare della Sinistra sono le parole di solidarietà espresse da vari esponenti dell’opposizione, in primis Elly Schlein, nei confronti di Giorgia Meloni, dopo le ultime intemerate di Donald Trump – la richiesta di un ordine restrittivo ai danni della nostra premier per stalking e molestie – la faccenda si fa ulteriormente patetica.
Forse, però, è bene riavvolgere il nastro e farlo in modo chiaro, onde evitare fraintendimenti.
Prima di presentarsi alle primarie del Partito Repubblicano del 2016, facendo inarcare parecchi sopraccigli persino tra gli esponenti di punta della destra conservatrice americana, Donald Trump si era già fatto abbondantemente conoscere in patria: a partire dal 1973, Trump e le sue aziende sono state coinvolte in oltre 4.000 controversie legali, federali tanto quanto statali, comprese querele da parte di clienti di casinò, cause in campo immobiliare oltre che per diffamazione personale e svariate dispute fiscali. Il suo atteggiamento sprezzante nei confronti di legalità e protocollo era già noto. La sua tendenza a trattare le donne come oggetto e pure ad abusarne è tuttora sotto scrutinio legislativo. La sua inclinazione alla bugia plateale e seriale era alla portata di chiunque masticasse di politica americana.
Insomma, chiunque dopo la sua prima elezione a presidente degli Stati Uniti e, ancor più, dopo l’ottenimento del suo secondo mandato si è finto scioccato dalle sue sbruffonate non può che essere definito un ingenuo o un bugiardo. E non si sa quale delle due cose sia peggior per chi dovrebbe guidare un paese e un popolo.
Certo, mi riferisco alla nostra prima ministra, Giorgia Meloni, che ha testardamente perseguito il ruolo di interlocutrice primaria di Donald Trump nella vituperata Europa e che, con altrettanta pervicacia, ha fatto del suo iniziale successo alla Casa Bianca un motivo di vanto nazional-patriottico. Pretendere di non aver saputo che gli umori del presidente americano fossero altalenanti e le sue simpatie altrettanto camaleontiche è inammissibile.
Ecco che la riproposizione pedissequa delle solite parole – vuote di reale empatia – ovvero che dobbiamo tutti unirci nella solidarietà nazionale per Giorgia Meloni, è colpevolmente ridicola.
Sentire i ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto blaterare che gli uomini al potere cambiano mentre i rapporti di amicizia tra i paesi restano saldi è ancora più patetico. Come si può dire una simile sciocchezza, in un momento in cui gli USA l’amicizia per il nostro paese se la sono completamente dimenticata?
La solidarietà, in casi come questo, non va nemmeno espressa. È un sentimento che ogni italiano, in quanto tale, prova per chi lo rappresenta. Ma se chi ha avuto il nobile mandato di rappresentare un popolo come il nostro non ha nemmeno gli attributi – termine che piace tanto alla compagine di governo – per chiedere scusa dopo aver compiuto una scelta di campo scellerata, quella solidarietà non la merita. Sbagliare sapendo di sbagliare è imperdonabile. In fondo, è stata Giorgia Meloni a coprirsi di ridicolo con i siparietti a cui l’ha costretta Donald Trump (compresa una improvvida visita alla sua residenza di Maralago, in Florida) finché l’ha tenuta su palmo di mano e, in seguito, di patetico con tutte le battute grevi di cui The Donald l’ha ripetutamente fatta oggetto.
La scelta di Meloni di non ribattere in maniera aperta e netta agli attacchi inequivocabili del presidente americano significa nuovamente fargli da zerbino, non significa mostrare saggezza diplomatica. E a chi ribatte dicendo che ci sono altre figure istituzionali internazionali che hanno fatto anche di peggio – vogliamo parlare del servo per eccellenza, il segretario generale della NATO, che ha paragonato Trump a Dwight Eisenhower o di Benjamin Netanyahu che ha dichiarato che Israele non ha mai avuto un presidente più amico di Trump? – preferisco ricordare che al peggio non c’è mai fine e che la figuraccia non l’hanno fatta soltanto Giorgia Meloni e i suoi sodali. La figuraccia la stanno facendo fare all’Italia.
Ai simpatici leoni da tastiera, invece, che obiettano che la volontà del popolo in democrazia è legge, dico che Donald Trump, fortunatamente, non l’ha votato il popolo italiano e che Giorgia Meloni, che alcuni di noi invece l’hanno votata, non ha il diritto di renderci lo zimbello dell’Europa.
Niente solidarietà, dunque, a chi non ammette di avere brutalmente toppato, di aver fatto scelte scellerate. Essere alleati degli Usa non può e non deve significare mai esserne servi. Anche se li siamo stati così a lungo da assuefarci a un indigeribile ruolo di sudditanza. La solidarietà si concede a chi ha rispetto del popolo che rappresenta. Chi fa fare al proprio popolo simili figuracce non mostra il minimo rispetto.
Invece, ci si chiede cosa pensa di ottenere la Sinistra correndo in soccorso di una premier che ha sprofondato il paese in un acquitrino diplomatico sempre più torbido.
Sembra quasi che certe figure importanti della Sinistra si compiacciano della propria incapacità. Non è dato di sapere se un governo di centrosinistra avrebbe mostrato nei confronti di Donald Trump al secondo mandato la medesima indulgenza evidenziata dall’attuale governo di centrodestra. Ma una cosa è chiara: se la solidarietà per una premier che ha finito per ridicolizzare il nostro paese è il punto di partenza, altri tempi foschi – anzi, nerissimi – si materializzeranno nuovamente.
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