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Pregliasco: "La pillola anti-Covid Pfizer sarà un'arma in più ma non si molli sulle vaccinazioni"

Lo studioso dell'università di Milano: "Questa pillola che potrebbe arrivare, insieme al Molnupiravir, e agli anticorpi monoclonali mostra che finalmente abbiamo una serie di terapie antivirali specifiche

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Fabrizio Pregliasco

globalist

6 Novembre 2021


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La sorprendente efficacia della pillola anti-Covid fa ben sperare su una effettiva uscita dalla fase emergenziale della pandemia.
La pillola antivirale di Pfizer nei dati comunicati ieri dall’azienda “mostra dei valori di efficacia più che buoni. E c’è la possibilità di utilizzo anche a livello domiciliare, seppur impegnativo visto che sono 30 pastiglie, però si può fare. Sono risultati importanti” nella lotta contro il Covid “poter ottenere l’89% di riduzione dei casi gravi” che è stato segnalato nell’analisi effettuata sui dati della sperimentazione. Ma “non cali l’impegno a vaccinarsi”. Esprime soddisfazione il virologo Fabrizio Pregliasco per gli ultimi sviluppi sul fronte delle terapie antivirali contro Covid, dopo che sono stati resi noti da Pfizer i primi risultati relativi ai test su Paxlovid* (PF-07321332 più ritonavir). Ma allo stesso tempo chiarisce che non bisogna mollare la presa sulla campagna di immunizzazione.
“Questa pillola che potrebbe arrivare, insieme al molnupiravir”, l’antivirale orale di Merck “e agli anticorpi monoclonali mostra che finalmente abbiamo una serie di terapie antivirali specifiche – spiega all’Adnkronos Salute l’esperto dell’università degli Studi di Milano – perché finora si era solo consolidata una terapia sintomatica fatta al meglio. Cortisone e tutto il resto che abbiamo visto” nella lista dei farmaci attualmente usati per trattare i pazienti Covid “sono qualcosa per guidare al meglio la guarigione. Quindi l’arrivo di più farmaci specifici serve. Ma non esclude e non deve abbassare il livello di attenzione e l’opportunità della vaccinazione”, ribadisce il virologo.
Il motivo è semplice: “E’ sempre meglio evitarsi Covid, questa malattia che vediamo non avere solo effetti immediati acuti a livello polmonare, ma a livello sistemico. Quindi – conclude Pregliasco – ben venga poter avere approcci diversi e anche terapeutici” nella lotta a questo virus.
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