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Zehender: "Isolato il coronavirus dei lombardi anche grazie al lavoro di ricercatrici precarie"

Gianguglielmo Zehender, professore di Igiene generale applicata dell'università Statale di Milano, fra gli scienziati che hanno contribuito all'isolamento meneghino di Sars-CoV-2.

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globalist

28 Febbraio 2020 - 15.25


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Il nostro paese ha un patrimonio di intelligenze e di buona volontà che dovrebbe essere meglio valorizzato
Ma i segnali sono eccellenti e chissà se questa storia non sensibilizzerà di più il governo a investire meglio su scuola e ricerca che sono i motori per un rilancio dell’Italia.
“Siamo riusciti a isolare il nuovo coronavirus da pazienti lombardi provenienti dalla zona del Lodigiano”, epicentro dei contagi nella regione. Un traguardo raggiunto anche grazie a “giovani ricercatrici” precarie “che lavorano giorno e notte, e che hanno lavorato anche sabato e domenica senza sosta”. 


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Lo ha detto Gianguglielmo Zehender, professore di Igiene generale applicata dell’università Statale di Milano, fra gli scienziati che hanno contribuito all’isolamento meneghino di Sars-CoV-2.
“Ovviamente ora la nostra intenzione è di studiare e caratterizzare il genoma di questo virus che sta girando in modo autoctono nel nostro Paese, pur essendo sempre di origine cinese. Cosa che stiamo facendo in questi giorni”, così “emozionanti per la ricerca”.
Zehender, che è anche primo autore dello studio ‘tricolore’ che ha ricostruito i primi mesi dell’epidemia nel gigante asiatico, ci tiene a “fare i nomi di queste persone: Alessia Lai, Annalisa Bergna, Arianna Gabrieli. Assieme a Maciej Tarkowski, collega che viene dalla Polonia e lavora con noi ormai da diverso tempo”. Il lavoro di ricostruzione della storia dell’infezione e del virus circolato in Italia sarà sempre più completo “quando avremo caratterizzato un numero sufficiente di genomi virali. Sono studi che si devono fare tutti insieme, in collaborazione. Noi abbiamo bisogno di altri, la sinergia è importante”. Per quanto riguarda il versante lombardo dell’epidemia, “i campioni ci sono in quantità e verranno analizzati”. Intanto l’isolamento del virus è stato realizzato sui “campioni dei primi 3-4 pazienti di Codogno. Sono i primi e ce ne saranno degli altri. Intanto vorremmo caratterizzare questi per cominciare a capire qualcosa di più”, dice Zehender.
Il gruppo si è messo al lavoro fin da subito, racconta lo scienziato, “già venerdì era partita la macchina della ricerca. Da allora non ci siamo più fermati. Ci siamo attrezzati per gli isolamenti e, tra preparativi e avvio delle colture, non è stato facilissimo. Ora continueremo con lo stesso impegno. E’ tutto molto entusiasmante. E mi ha fatto piacere la reazione dei colleghi e anche degli studenti, dai quali ho avuto riscontri molto importanti. E’ un momento emozionante”.
Per la ricerca italiana “è un buon traguardo: non è il primo isolamento che facciamo – puntualizza Zehender – c’è stato anche quello dello Spallanzani di Roma. Ma è importante avere il ceppo autoctono del nuovo coronavirus, da un punto di vista epidemiologico certamente. E diventa importante anche nello studio di un eventuale vaccino. Avere a disposizione il virus significa poterlo studiare attentamente anche ai fini della messa a punto di test per la ricerca degli anticorpi sempre più mirati, di cui si sente la mancanza. Poter contribuire è importante. E la disponibilità di un virus permette di studiare anche gli effetti di diversi farmaci in vitro e studiare eventuali nuovi approcci”.

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