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Crosetto e le nuovi armi all'Ucraina: "Lo chiederemo al Parlamento, la Russia punta agli esodi di massa"

Crosetto: "La Russia punta a provocare esodi di massa di milioni di persone che devono decidere se morire di freddo o lasciare le loro case".

Crosetto e le nuovi armi all'Ucraina: "Lo chiederemo al Parlamento, la Russia punta agli esodi di massa"
Guido Crosetto

globalist Modifica articolo

18 Novembre 2022 - 10.05


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Il governo Meloni ha confermato il sostegno all’Ucraina, anche durante l’ultimo incontro tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il presidente statunitense Joe Biden. Dopo gli ultimi sviluppi, la situazione appare ancor più tesa. Ne ha parlato con Qn il ministro della Difesa Guido Crosetto.

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L’attacco russo all’Ucraina «ha cambiato strategia: ora si rivolge contro le popolazioni civili e punta a provocare esodi di massa di milioni di persone che devono decidere se morire di freddo o lasciare le loro case. Distruggere le infrastrutture ucraine e mettere al buio le città vuol dire puntare a esportare la guerra in Europa, mandandoci migliaia di profughi per punirci di aver voluto aiutare l’Ucraina».

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Il governo «dovrà fare per forza un passaggio in Parlamento. L’autorizzazione agli invii di armi scade nel 2022 e va prorogata nel 2023. La linea da seguire per un eventuale sesto invio di armi la deciderà il governo, non io da solo». Il ministro alla Difesa Guido Crosetto sente il dovere di «seguire una guerra che l’Italia non ha voluto o cercato, e farlo nel modo più serio possibile. L’obiettivo è farla finire e arrivare alla pace».

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Questione migranti: «Meloni ha messo il tema sul tavolo: vuole regole chiare. I migranti non possono essere un problema solo dell’Italia». Il tema più urgente per il governo è la manovra: «La Meloni vi dedica le sue migliori energie, ma è anche il più difficile. Ereditiamo conti difficili, senza margini. I governi Conte e Draghi hanno potuto sforare il deficit, `grazie´ al Covid. Siamo arrivati noi e le regole di bilancio sono tornate quelle solite, stringenti. Non ci si può più indebitare. Non sarà facile». Non si può fare la manovra «accumulando nuovo debito. L’intervento sui costi dell’energia che gravano su famiglie e imprese ci sarà come pure l’aiuto alla parte più debole del Paese. Ma già solo il rialzo dei tassi d’interesse ci farà bruciare 25 miliardi. Sarà ardua ogni spesa di tipo redistributivo».

Rispetto infine al rapporto con gli alleati «do per scontato che dureremo cinque anni – sottolinea il ministro -. Salvini e Berlusconi non sono mica matti»

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