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Tabacci plaude a Di Maio: "Attento alle necessità del Paese, io lavoro per le alleanze nel segno del Governo"

"Sulla guerra tra la chiarezza di linea di Di Maio e le ambiguità strumentali del Movimento 5 Stelle non ho dubbi naturalmente su quale sia la parte giusta ma credo anche che si debba tenere aperto un dialogo con Conte".

Tabacci plaude a Di Maio: "Attento alle necessità del Paese, io lavoro per le alleanze nel segno del Governo"

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25 Giugno 2022 - 11.38


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Bruno Tabacci si è esposto in favore di Luigi Di Maio e della sua scissione forzata con il Movimento 5 Stelle. Il Sottosegretario alla presidenza del Consiglio, in un’intervista a La Repubblica, ha elogiato il ministro degli Esteri.

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“Credo che chi, come il ministro Luigi Di Maio, in questo anno e mezzo si è riconosciuto in un certo modo di fare politica, che bada alle esigenze del Paese senza strepitare, abbia il diritto-dovere di proporre agli italiani con serietà la continuità di un metodo e una proposta anche per gli anni a venire, così come a inizio anno è stato doveroso chiedere al presidente Mattarella il sacrificio di garantire la continuità di questa fase anche dalla più alta istituzione. Ricordiamoci che fino al 2026 l’Italia si gioca tutto con l’impegno assunto in Europa del Pnrr. La questione del simbolo per la costituzione del gruppo al Senato è solo un corollario tecnico di questo ragionamento”.

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“Sulla guerra tra la chiarezza di linea di Di Maio e le ambiguità strumentali del Movimento 5 Stelle non ho dubbi naturalmente su quale sia la parte giusta – aggiunge – ma credo anche che si debba tenere aperto un dialogo con Conte fino all’ultimo per mantenere il Movimento dentro il perimetro della maggioranza di governo e poi per costruire una coalizione competitiva che possa superare alle prossime elezioni una destra attraversata da irresponsabili pulsioni anti europeiste già da molto prima dell’attacco russo all’Ucraina”.

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Infine una battuta sul possibile ‘grande centro’. “Io sono stato nella Dc in cui convivevano giganti della politica come Marcora e De Mita, Moro e Fanfani, De Gasperi e Dossetti. Nell’interesse del Paese oggi non possono convivere leader che si riconoscono nella linea del governo Draghi come Di Maio o Calenda, il cui dinamismo comunque apprezzo? Non ci voglio credere e lavoro, come mi pare stia facendo coerentemente Enrico Letta, perché inizino a dialogare. D’altro canto la corsa solitaria può anche essere affascinante, ma finché resta questo meccanismo elettorale significa far vincere la destra di Giorgia Meloni. Legittimo, ma non è la prospettiva che mi auguro”, conclude.

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