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Salvini a cena con i russi dopo l'invasione dell'Ucraina, i radicali: "Il Copasir convochi il capo della Lega"

Lo affermano in una nota Massimiliano Iervolino, Igor Boni e Giulio Manfredi, segretario, presidente e membro di giunta di Radicali Italiani. "Il primo Marzo era a cena con l'ambasciatore Razov"

Salvini a cena con i russi dopo l'invasione dell'Ucraina, i radicali: "Il Copasir convochi il capo della Lega"
Salvini e Savoini con l'ambasciatore russo Razov

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31 Maggio 2022 - 19.36


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Una bambinata come dice Calenda o qualcosa di molto più subdolo e pericoloso per la nostra sicurezza nazionale come dice Elio Vito?

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“Il Copasir convochi il senatore Salvini per chiarimenti sulla cena con l’ambasciatore russo dopo l’aggressione all’Ucraina. Il leader della Lega deve revocare pubblicamente l’accordo di collaborazione con il partito Russia Unita”. Lo affermano in una nota Massimiliano Iervolino, Igor Boni e Giulio Manfredi, segretario, presidente e membro di giunta di Radicali Italiani.

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Ma a dire il vero il Copasir non ha competenze per convocare Salvini, ma quello di controllare le attività dei servizi segreti italiani. Al contrario ha competenze per chiedere approfondimenti su Capuano,

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“La notizia apparsa oggi sui giornali di una cena avvenuta il 1° marzo scorso (sette giorni dopo l’inizio della seconda aggressione della Russia all’Ucraina) presso l’ambasciata russa di Roma a cui hanno partecipato Matteo Salvini, l’ambasciatore Sergej Razov e Antonio Capuano (nuovo consulente in politica estera di Salvini) è di una gravità assoluta – sottolineano gli esponenti dei Radicali -. Nessun governo occidentale può avere al suo interno un partito il cui leader dialoga di nascosto con gli uomini di Putin. E nessun partito che voglia condividere il governo dell’Italia può permettersi di avere come segretario una persona che mette a rischio la sicurezza nazionale. Il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica convochi urgentemente il senatore Salvini per chiarimenti”.

“Ma non basta – proseguono i vertici dei Radicali Italiani -: pubblichiamo sul nostro sito il testo dell’accordo di collaborazione fra la Lega Nord e ‘Russia Unita’, sottoscritto da Salvini a Mosca il 6 marzo 2017 e mai revocato; la Lega è l`unico partito in tutto l`Occidente ad avere stipulato un patto ancora vigente con il partito di Putin. Quell’accordo deve essere revocato subito, pubblicamente. Occorre dire a Salvini che è finito il tempo delle magliette pro Putin sulla Piazza Rossa; ora è il tempo della responsabilità e della trasparenza dei comportamenti. Lo dobbiamo sia ai cittadini italiani sia al popolo ucraino, che da ormai cento giorni è sottoposto a una violenza sconosciuta in Europa dai tempi della Seconda Guerra Mondiale”, concludono.

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«La notizia apparsa oggi sui giornali di una cena avvenuta il 1° marzo scorso (sette giorni dopo l’inizio della seconda aggressione della Russia all’Ucraina) presso l’ambasciata russa di Roma a cui hanno partecipato Matteo Salvini, l’ambasciatore Sergej Razov e Antonio Capuano (nuovo consulente in politica estera di Salvini) è di una gravità assoluta. Nessun governo occidentale può avere al suo interno un partito il cui leader dialoga di nascosto con gli uomini di Putin. E nessun partito che voglia condividere il governo dell’Italia può permettersi di avere come segretario una persona che mette a rischio la sicurezza nazionale. Il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica convochi urgentemente il senatore Salvini per chiarimenti. Ma non basta: pubblichiamo sul nostro sito il testo dell’accordo di collaborazione fra la Lega Nord e `Russia Unita´, sottoscritto da Salvini a Mosca il 6 marzo 2017 e mai revocato; la Lega è l’unico partito in tutto l’Occidente ad avere stipulato un patto ancora vigente con il partito di Putin», aggiungono.

Quell’accordo deve essere revocato subito, pubblicamente. Occorre dire a Salvini che è finito il tempo delle magliette pro Putin sulla Piazza Rossa; ora è il tempo della responsabilità e della trasparenza dei comportamenti. Lo dobbiamo sia ai cittadini italiani sia al popolo ucraino, che da ormai cento giorni è sottoposto a una violenza sconosciuta in Europa dai tempi della Seconda Guerra Mondiale», concludono.

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