Swift, la madre di tutte le sanzioni e quello smemorato di un Salvini
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Swift, la madre di tutte le sanzioni e quello smemorato di un Salvini

Acronimo di Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication, Swift non è altro che un sistema di messaggistica sicuro, universamente accettato, che oggi costituisce lo standard per chiudere i pagamenti di beni, servizi e materie prime

Swift, la madre di tutte le sanzioni e quello smemorato di un Salvini
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

26 Febbraio 2022 - 17.58


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Prima il chiarimento, poi la notizia più importante: l’Italia sosterrà la madre di tutte le sanzioni: quella in ambito Swift.

Il chiarimento

Il Presidente del Consiglio Mario Draghi “ha telefonato oggi al Presidente dell’Ucraina, Volodimir Zelensky, per esprimere a lui e al popolo ucraino la solidarietà e vicinanza dell’Italia di fronte all’attacco della Federazione Russa. Il Presidente Zelensky ha confermato il chiarimento totale del malinteso di comunicazioni avvenuto ieri e ha ringraziato il Presidente Draghi per il suo sostegno e per la forte vicinanza e amicizia tra i due popoli” spiega una nota del governo. Draghi nel corso della telefonata ha detto che l’Italia “fornirà all’Ucraina assistenza per difendersi”. “I due presidenti hanno concordato di restare in stretto contatto nell’immediato futuro”, si spiega. “Draghi ha ribadito al Presidente Zelensky che l’Italia appoggia e appoggerà in pieno la linea dell’Unione Europea sulle sanzioni alla Russia, incluse quelle nell’ambito Swift”, confermando quanto aveva scritto questa mattina su twitter il presidente ucraino.

Di che si tratta

Acronimo di Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication, Swift non è altro che un sistema di messaggistica sicuro, universamente accettato, che oggi costituisce lo standard per chiudere velocemente i pagamenti di beni, servizi, materie prime, prodotti energetici. Ordini, scambi in valuta, vendite e acquisti passano da lì, con oltre 11.000 aziende e istituzioni finanziarie aderenti, una presenza in oltre 200 Paesi e un traffico di 42 milioni di messaggi al giorno. 

Per escludere la Russia dalla società cooperativa fondata nel 1973 e con sede a Bruxelles servirebbe una sanzione decisa della Ue, recepita poi dalla banca centrale belga che supervisiona Swift assieme ai rappresentanti di Federal Reserve System, Bce, Banca del Giappone e altre. Avrebbe un potenziale devastante per l’economia del Paese: è già successo all’Iran nel 2012 (dove a decidere la misura su pressione degli Usa fu il board di Swift e non la Ue) e al Venezuela. Nel 2014 l’ex ministro delle Finanze ed ex sodale di Putin Alexei Kudrin aveva stimato un calo del Pil del 5% annuo come potenziale conseguenza immediata. 
 Rendere la Russia un paria sui mercati finanziari e commerciali avrebbe pesanti ramificazioni internazionali. Pesa l’esposizione delle banche italiane e francesi verso Mosca, pesa l’export (specie tedesco).

Maal centro di tutto c’è, ancora una volta, l’energia: verrebbero congelate le transazioni con la Russia cui l’Occidente, comprando gas e petrolio da Mosca al ritmo di 700 milioni di dollari al giorno, a tutt’oggi sta finanziando l’invasione dell’Ucraina. Lo ha detto lo stesso presidente Biden: “Il nostro pacchetto di sanzioni è stato fatto in modo da permettere che continuino i pagamento di energia”. Non è l’unica preoccupazione. Il timore di molti è che l’esclusione da Swift incoraggerebbe la Russia, e magari la Cina, a sviluppare sistemi alternativi: la Banca di Russia ci ha già provato nel 2014, raccogliendo però appena 400 adesioni. Una ‘piattaforma’ candidabile sarebbero proprio le valute digitali (come lo yuan cui lavora Pechino) e i crypto-asset che le banche centrali occidentali cercano di contrastare. 

Limitare l’accesso delle banche russe al sistema Swift vorrebbe dire negarne l’accesso ai flussi di denaro globali e renderebbe molto più difficile per le imprese russe – comprese quelle legate all’industria bellica – esportare o importare, o finanziarsi dall’estero.

Intanto, un portavoce di Swift ha sottolineato la neutralità della società e ha affermato che la stessa è stata istituita a “beneficio collettivo della sua comunità di oltre 11.000 istituzioni in 200 paesi”. Aggiungendo che “qualsiasi decisione di imporre sanzioni a paesi o singole entità spetta esclusivamente agli organi governativi competenti e ai legislatori applicabili”.

Arma letale

Rimarca Antonello Guerra, corrispondente da Londra di Repubblica: “Nonostante le parole di Biden (‘Le sanzioni che abbiamo già approvato hanno un impatto superiore’), Swift potrebbe essere un’arma molto importante contro Vladimir Putin: se la Russia venisse sbattuta fuori da questo importante circuito bancario senza preavviso, ciò rappresenterebbe senz’altro la sanzione più pesante nel breve periodo per Mosca. E, soprattutto, quella con effetti immediati, a differenza delle altre annunciate in questi ultimi giorni, le cui conseguenze per l’economia russa emergeranno tra mesi, se non anni.


Mosca teme una sanzione simile, in quanto creerebbe numerosi problemi e disfunzioni finanziarie. Questo perché le banche e le entità finanziarie russe non potranno più mandare o ricevere denaro dall’estero. Ciò costringerebbe Mosca a cercare vie alternative per veicolare denaro, che sarebbero un dispendio di soldi e tempo. Alcuni rappresentanti di governo russi millantano di poter operare oggigiorno a livello finanziario con email e WhatsApp, ma sarebbe estremamente complicato. Come lo sarebbe appoggiarsi a un particolare sistema parallelo a Swift che ha la Cina. Secondo New York TimesFinancial Times, Telegraph e Daily Mail, l’ostacolo maggiore sarebbero stati Paesi come Germania e Italia, tanto che oggi persino l’ex presidente del Consiglio Europeo, il polacco Donald Tusk, ha twittato un messaggio al vetriolo: “Germania, Ungheria e Italia, vergogna”. Roma e Palazzo Chigi smentiscono.

Non a caso, quando venne valutato di escludere la Russia da Swift dopo l’invasione in Crimea nel 2014, a Mosca temevano così tanto questo scenario che allora, per una simile eventualità, furono costretti a creare un canale alternativo. Ovvero lo Spfs, System for Transfer of Financial Messages, che a oggi viene utilizzato in Russia, qualche repubblica separatista ex sovietica, Cina, India e alcune banche in Germania e Svizzera. Ma sinora il canale ha soltanto la miseria di 400 utenti, come spiega Bloomberg”

Un Consiglio dissonante

 Il ministro degli Esteri, Luigi Di Mario, ha assicurato all’Ucraina che Roma sosterrà, senza se e senza ma, l’esclusione di Mosca dal canale delle transazioni internazionali. Di Maio lo ha comunicato direttamente al suo omologo ucraino, Dmitro Kouleba. “C’è stata una telefonata con la mia controparte italiana Luigi Di Maio”, ha dichiarato Kuleba. “Piena solidarietà con l’Ucraina. Il mio collega mi ha assicurato che l’Italia sosterrà il divieto della Russia da Swift”, ha quindi scritto lo stesso ministro su Twitter.

“La situazione in Ucraina è drammatica, guardate questo video diffuso in queste ore: stanno bombardando anche gli edifici residenziali. Tra le vittime di questi terribili bombardamenti, sempre di più negli ultimi giorni, ci sono centinaia di civili, e tra questi anche diversi bambini”. Lo scrive in un post su Facebook il titolare della Farnesina  allegando un video che mostra gli edifici colpiti dai missili.

“In queste ore concitate, il presidente Zelensky, il suo esercito e i suoi concittadini stanno mettendo in atto una vera e propria ‘resistenza europea’. Loro sono il fronte del nostro continente contro democrature e dittature. E tutti noi dobbiamo sentirci partecipi del loro dramma”, scrive ancora.

“Sulle sanzioni alla Russia, l’Italia è per la linea dura”, sottolinea poi ribadendo che “di fronte alle atrocità di questa guerra, scatenata dal governo russo, non può esserci nessun tentennamento. Con i nostri partner Ue e atlantici mostreremo tutta la forza della nostra compattezza. Serve fermezza contro chi sta provocando la morte di donne e uomini, spargendo il sangue di persone innocenti”.

“Questa guerra non l’ha voluta il popolo ucraino e non la vuole neanche il popolo russo, che in molte città con coraggio sta protestando – aggiunge Di Maio – Va fermata immediatamente, e c’è solo una via: isolare la Russia con sanzioni finanziarie esemplari e supportare in ogni modo possibile il popolo ucraino”.

Basta però ascoltare le parole di un altro ministro italiano per rendersi conto che non tutti la pensano proprio come Di Maio. O almeno, non con la stessa sicurezza mostrata dal ministro degli Esteri. Sulla sospensione della partecipazione allo Swift “c’è la preoccupazione di molti Paesi tra i quali l’Italia sulla possibilità di continuare a pagare il gas naturale russo”, ha sottolineato il ministro dell’Economia, Daniele Franco. Nel caso in cui – ha spiegato il ministro – una sanzione dovesse interrompere i pagamenti dei flussi di gas provenienti da Mosca, un Paese come l’Italia, che utilizza gas russo per il 43% del proprio fabbisogno di gas, si ritroverebbe in seria difficoltà. “È chiaro che il venir meno subitaneo di queste forniture potrebbe essere un problema”, ha aggiunto Franco. 

Sì, no, forse…

“Bisogna valutare tutto fino in fondo, perché se impedisci pagamenti tra banche noi non abbiamo più il gas” ha detto il leghista.  “Per fermare la guerra vale tutto e tutti i mezzi necessari vanno messi in campo, ma un conto è bloccare i patrimoni degli oligarchi, dei politici e dei guerrafondai. Se sospendiamo i pagamenti l’Italia rimane senza gas e poi bisogna correre ai ripari”, afferma Matteo Salvini dopo l’incontro con il console ucraino a Milano. “Detto questo – ha aggiunto – Draghi è il presidente del Consiglio, ha il nostro sostegno, decida”. Ma i panni di Ponzio Pilato vanno stretti al capo leghista. Quando poi si evocano le sue relazioni con lo Zar, il sorriso del Matteo leghista si trasforma in un qualcosa di molto simile a un ghigno. 

“Se vogliamo parlare di guerra” tra Ucraina e Russia, “siamo nel 2022 e stiamo lavorando per bloccarla, i pentimenti si fanno in chiesa”, risponde Salvini a chi gli chiedeva se si sia pentito del tweet del 2015 ora rimosso, in cui scriveva “cedo due Mattarella per mezzo Putin”. Dichiarazione che fuori dal consolato gli è stata anche contestata da un passante. “Se qualcuno vuole buttarla in polemica politica è libero di farlo, io sto portando il mio piccolo contributo per cercare di fermare un conflitto folle, che nessuno si aspettava e che nessuno vuole. Io non vado a chiedere conto agli altri di quello che hanno detto 5 anni fa”, ha aggiunto Salvini, che a proposito dei suoi rapporti con Putin ha detto: “Non vado in Russia da anni, anche perché quando andavo la metà dei giornalisti si inventava cose strane. Quindi lascio che in Russia ci vadano Draghi, Macron e Scholz”. Questo si chiama arrampicarsi sugli specchi…

Matteo, ti ricordi quando…

Vladimir Putin vero e proprio “dono del Signore”, meritevole del “Nobel per la Pace”, il “miglior statista” sulla scena internazionale. Un leader che “garantisce la pace in Europa” e con cui allearsi per “scrivere la storia”. Scrive mirabilmente  Carlo Tecce su l’Espresso: “Il ministro Giancarlo Giorgetti è il leghista più addentro al sistema di relazioni americane in Italia. Già tre anni fa, mentre il Carroccio era scivolato all’opposizione dopo il ribaltone del Papeete di Matteo Salvini, Giorgetti disse che tentò di «mettere in guardia» il suo segretario dagli amici russofili Gianluca Savoini & C.

Adesso che il mondo ha percepito con maggiore chiarezza il pericolo di Vladimir Putin, nonostante decenni di segnali inequivocabili sparsi tra Georgia, Crimea, Donbass, Salvini cerca goffamente di cancellare le prove dei suoi trascorsi putiniani.

La sua carriera politica è talmente impastata di ingredienti russofili che non ci riesce. Gianluca Savoini e Claudio D’Amico sono gli ex fondatori dell’associazione “Lombardia Russia”, dissolta dopo le inchieste dell’Espresso di Giovanni Tizian e Stefano Vergine che portarono alla scoperta della trattativa del Metropol. Ex portavoce del capo leghista, Savoini era al tavolo dell’albergo di Mosca a discutere di un finanziamento al partito per le elezioni Europee del 2019. D’Amico non c’era, non c’entra con quella vicenda, in quel periodo – tre anni fa – era consulente del vicepremier Salvini con un’esperienza formativa a Sebastopoli: osservatore internazionale per accertare la regolarità del referendum che sancì l’annessione a Mosca della Crimea scippata all’Ucraina. Allora la Lega era già al potere nell’alleanza gialloverde con i Cinque Stelle con le continue sbandate in politica estera, ma la Lega di Salvini, risorta dopo gli scandali dei rimborsi pubblici e la fine dell’epoca di Umberto Bossi, s’ispirò al partito Russia Unita di Putin, si abbeverò alle teorie del filosofo Alexander e sì avvicinò all’oligarca putiniano Kostantin Malofeev. Invece in Europa, da sempre, la Lega è il partito più attivo nel contestare le sanzioni economiche al regime moscovita. Per dirne una, esattamente sette anni fa, l’associazione “Lombardia Russia” organizzò un convegno a Milano con i vari Savoini e D’Amico e ospite d’onore un ministro della Repubblica di Crimea riconosciuta da paesi non proprio liberi come la Bielorussia e ovviamente le conclusioni furono affidate a Salvini Il segretario del Carroccio celebrò Putin, «uno dei pochi leader che ha le idee chiare su una società positiva, ordinata, pulita e laboriosa per i prossimi cinquant’anni». Un elogio così coinvolgente e appassionante che terminò con la richiesta all’Europa di accettare l’indipendenza della Crimea. Salvini – conclude Tecce – ha un solo modo per eliminare le tracce di ciò che ha fatto e detto su Putin. Cambiare identità”.

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