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Mura (Pd): "Per evitare la zona gialla in Sardegna aprono reparti Covid a scapito delle altre malattie "

Intervista alla presidente della Commissione Lavoro: "Credo che dopo questa vicenda l’inadeguatezza del Presidente Solinas sia acquisita definitivamente e senza possibilità di appello".   

Romina Mura

globalist

29 Agosto 2021


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La Sardegna da più di un mese rischia la zona gialla, l’Isola si salva per pochi decimali ogni settimana e continua, per evitarla, ad aprire reparti Covid riducendo di fatto l’assistenza sanitaria per altre patologie. A governarla il Partito dell’immenso Emilio Lussu che ha stretto un’alleanza mortale con la Lega di Matteo Salvini. Un orrore storico imperdonabile pensato e gestito da Christian Solinas nel 2018.
Oggi intervistiamo la deputata sarda del Pd Romina Mura, presidente della Commissione Lavoro. 

Sei una deputata sarda che ha un occhio sicuramente attento alla situazione pandemica dell’isola ma anche uno sguardo ampio e in grado, dalla tua posizione, di vedere con maggiore oggettività dall’esterno come è stata e viene gestita l’emergenza covid nella tua regione. Aldilà delle differenze politiche, quanta responsabilità ha Solinas nell’aumento vertiginoso dei contagi di questa estate?

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Nel febbraio 2019 Christian Solinas è stato eletto alla Presidenza della Regione. Ricordo ciò perché a 2 anni e 7 mesi dall’avvio di questa legislatura non si possono additare come colpevoli quelli che hanno governato prima, le responsabilità rispetto alla gestione dell’emergenza sanitaria, come di tutte le altre che al momento non hanno trovato soluzione, sono totalmente a carico del Presidente sardo-leghista e della sua maggioranza. Certo veniamo da decenni in cui la Sanità pubblica è stata depotenziata. Minori investimenti nelle strutture ospedaliere come nella medicina territoriale e attenzione non sufficiente rispetto alla formazione e alla valorizzazione delle professioni sanitarie.  

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Tant’è che con diversi interventi statali straordinari e ora, auspico in modo strutturale, a valere sulle risorse del PNRR, stiamo mettendo in campo una nuova e convinta stagione di investimenti in sanità.

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E credo, a riguardo, che come Regione Sardegna dovremo aggiornare il patto con lo Stato, quello che prevede la sanità sia a totale carico del bilancio regionale, come costi e come organizzazione. Perché essendo la salute, come l’istruzione e il lavoro, diritto costituzionale e fra le principali prerogative di cittadinanza ed avendo il nostro Sistema sanitario nazionale carattere universalistico, lo Stato ha il dovere di garantirne l’attuazione in ogni territorio della Repubblica, anche con trasferimenti aggiuntivi per rafforzare l’offerta sanitaria nei territori più marginali e periferici e insieme,  il diritto di avocare a se funzioni e competenze laddove i Sistemi sanitari regionali non creino le condizioni perché a ogni cittadino sia garantita la possibilità di attualizzare il diritto costituzionale alla salute. 

Con particolare attenzione alla gestione della pandemia, che certamente è stato evento traumatico ed eccezionale su scala nazionale, il governo Solinas è stato ed è completamente deficitario. Sono riusciti a cancellare i vantaggi dell’insularità e del nostro naturale distanziamento sociale con scelte superficiali. Come dimenticare l’ordinanza di apertura delle discoteche la scorsa estate o la pessima gestione, soprattutto in termini di controlli, quando primi in Italia, siamo diventati zona bianca. O vogliamo parlare dello smantellamento incomprensibile delle USCA, unità sanitarie speciali per l’assistenza territoriale e domiciliare, o la lentezza della campagna di vaccinazione?

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Gli errori di Solinas nella gestione dell’emergenza sono sotto gli occhi di tutti. 

Lo sanno bene i Sindaci rimasti soli in trincea. C’è una immagine che a riguardo mi ha particolarmente colpito. Le fasce dei Sindaci del Sarcidano-Barbagia di Seulo appese al cancello chiuso di Villa Devoto. Sì perché il Presidente ha visto bene di non ricevere i primi cittadini di 15 Comunità che gli chiedevano di rivedere la decisione di chiusura del Pronto soccorso dell’ospedale di Isili. Credo che dopo questa vicenda l’inadeguatezza del Presidente sia acquisita definitivamente e senza possibilità di appello.   

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Gli errori più grandi della giunta Solinas nella gestione ospedaliera e nella medicina del territorio quali sono?

Quando il primo Governo Conte, quello a trazione Lega-5Stelle, ha varato Quota 100, misura sperimentale in materia di previdenza, Noi come Partito democratico avevamo segnalato che quell’intervento cosi formulato avrebbe sguarnito in primo luogo gli ospedali e la medicina territoriale. Abbiamo tentato in tutti i modi di emendarlo perché venisse meno l’esodo di migliaia di professionisti del comparto sanitario e per garantire che i lavoratori andati in pensione fossero puntualmente sostituiti da nuovi e giovani medici e infermieri. Il governo di allora non ci ascoltò e la Regione Sardegna organica a quella maggioranza e nonostante le nostre sollecitazioni non alzò la voce per sensibilizzare rispetto allo svuotamento delle corsie a cui saremo andati incontro. 

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E’ andata esattamente come dicevamo Noi. E ora bisogna ricorrere ai ripari con l’accelerazione delle procedure di nuove assunzioni. 

Sulla organizzazione ospedaliera e sulla medicina territoriale la Giunta si è limitata a smantellare l’esistente, a moltiplicare poltrone e posti di potere rinunciando a fare programmazione sanitaria che attraverso scelte mirate avrebbe aiutato a tamponare l’emergenza e a non sospendere la sanità ordinaria, come invece è accaduto, e oggi consentirebbe di accedere alle risorse del PNRR con progetti di immediata realizzazione, gli unici che potranno essere finanziati perché realizzabili entro il 2026. Il precedente Consiglio regionale, dove Noi eravamo maggioranza, aveva approvato la riorganizzazione della rete ospedaliera che salvaguardava e rafforzava i presidi ospedalieri territoriali e prevedeva le cosiddette case della salute. Perché la Giunta Solinas non ha attuato quella strategia. Che fine ha fatto quel disegno di politica sanitaria? Gli ospedali cittadini, penso a quelli di Cagliari, sono stati congestionati da domanda di sanità che poteva essere gestita nei territori se presidi sanitari come Isili, Sorgono, Muravera ( per fermarmi a quelli che conosco meglio) non fossero stati completamente paralizzati. Ricordo, avendo seguito le vicende da Sindaca di Sadali, gli importanti investimenti realizzati dalla Giunta Pigliaru per mettere a norma e innovare la sala operatoria del San Giuseppe di Isili. Ora invece si chiudono i Pronto Soccorso, non si coprono i turni di guardia medica in territori isolati e si lasciano senza medici di base e pediatri decine di Comunità. E a fronte di medici in pensione che si sono dichiarati disponibili a tornare in servizio, la Regione si è trincerata dietro espedienti burocratici senza fornire alcuna soluzione fattiva.   

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Si sono fatti errori anche nel passato, non voglio negarli né ridimensionarli, ma i disastri della sanità targata Solinas resteranno agli atti della nostra storia autonomistica. 
Per evitare la zona gialla la Regione chiude altri reparti per dedicarli ai ricoveri Covid. Oggi ammalarsi di qualsiasi altra malattia è diventato un problema in Sardegna?

Sì vero. Nonostante l’encomiabile lavoro dei nostri operatori sanitari, da quando è scoppiata la pandemia, in Sardegna sanità ordinaria e attività di screening sui tumori sono praticamente sospese con milioni di prestazioni sanitarie mancate. Non a caso si muore di più. Di covid e di tumori non trattati per tempo e con cure adeguate. E’ inaccettabile vedere le ambulanze incolonnate per ore davanti ai Pronto soccorso che a Cagliari oramai sono solo due ( Brotzu e Policlinico) da quando Is Mirrionis è convertito a struttura covid e il Marino chiuso. Con i pazienti dentro e i soccorritori stremati. E medici, infermieri e altri operatori sanitari nelle strutture costretti a turni massacranti. 

Anche rispetto a questa situazione un po’ di lungimiranza avrebbe portato a rafforzare i Pronto soccorso degli ospedali territoriali, i Poliambulatori intercomunali e l’assistenza domiciliare in modo da non costringere le popolazioni delle aree interne a riversarsi sugli ospedali cittadini già sotto pressione causa covid. 

Altro elemento che misura il restringimento dell’offerta sanitaria sarda è l’aumento nel 2020 della mobilità sanitaria, con impennata dei costi per rimborsi da parte della RAS,  dei Sardi verso ospedali di altre regioni: Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Lazio.  

Concordo che bisogna individuare qualsiasi soluzione pur di non tornare in zona gialla e ricominciare con le restrizioni che rappresenterebbero il colpo di grazia per la nostra economia, ma togliere spazi alla sanità ordinaria e negare il diritto alla salute a migliaia di Sardi non mi sembra la strada maestra.

Occorre invece accelerare con la vaccinazione. Il 30% della nostra popolazione non lo è ancora. Fra questi è alta la  percentuale di fragili e anziani. E qui entra in gioco anche il senso di responsabilità dei singoli. Di coloro che non si stanno vaccinando. La gestione sanitaria della Giunta Solinas è completamente insufficiente, ma  la mancanza di senso civico dei singoli, di coloro che per scelta non si vaccinano, contraggono il virus nella forma peggiore e finiscono in ospedale è causa anch’essa della erosione di spazi di cura per gli altri malati e quindi della messa in discussione del già precario diritto alla salute dei Sardi.  

Come dico da giorni, il Governo dovrebbe introdurre l’obbligo vaccinale. Non possiamo rischiare l’impatto di una quarta ondata, fra l’altro con varianti molto più contagiose e aggressive.

La vaccinazione dei Sardi e la conclusione delle procedure concorsuali per assumere gli operatori sanitari sono le leve su cui occorre agire per fermare la pandemia e consentire al sistema sanitario di riprendere le sue funzioni ordinarie. 

Se puoi si vuole guardare al PNNR, come più volte ho chiesto al Presidente Solinas, convochi intorno a un tavolo istituzioni, sindacati, volontariato, associazioni imprenditoriali e definisca pochi ma strategici interventi da finanziare con le risorse del PNRR. Per quanto riguarda la sanità: il rafforzamento della medicina territoriale attraverso la riorganizzazione efficiente dei presidi ospedalieri e territoriali e la realizzazione di case della salute nelle aree interne della Sardegna, come stanno facendo in altre regioni italiane, l’Emilia Romagna fra tutte.       
L’alleanza con la Lega potrebbe uccidere il Psd’az?

Non è mia abitudine dispensare consigli agli altri partiti politici. Il Partito sardo d’azione nel 2018 ha scelto scientemente l’alleanza con la Lega e il posizionamento nel campo del Centro-destra. Alla Camera e al Senato i gruppi salviniani sono denominati “ Lega Salvini Premier -Partito sardo d’Azione”. Non mi pare che a oggi dal Psd’Az arrivino segnali di pentimento o retromarce. Il Presidente Solinas è il segretario nazionale del Partito e immagino, nella scelta delle alleanze come  nel governo dell’isola, attui quella che è la linea politica del Partito medesimo. Per ora la Santa alleanza con la Lega ha portato Solinas e il Psd’Az prima al Senato e poi alla Presidenza della Regione. Questa è la dura realtà. Questo non è il Psd’Az di Lussu né di Mario Melis né di tanti sardisti e autonomisti che non hanno condiviso questa virata a destra. Quindi, come mi è già capitato da dire, confido nel fatto che il mio Partito, Il Pd di cui sono iscritta e militante, non costruisca alcuna alleanza con il Psd’Az perché farlo equivarrebbe a stringere patti con Christian Solinas.

Fra l’altro mentre Noi discutiamo su possibili laboratori politici che coinvolgano il Partito di Solinas, quest’ultimo ha già annunciato  che nel 2024 sarà ancora lui il Candidato alla Presidenza della Regione. Ovviamente con la coalizione di Centro destra.  Con buona pace di quel mondo indipendentista e anche sardista che non si riconosce nei piani di Solinas e con cui Noi, invece, dobbiamo interagire.

Il prossimo Congresso regionale servirà soprattutto a questo, dobbiamo costruire l’alternativa a Solinas e all’attuale maggioranza che governa la Regione. Dobbiamo quindi mettere in campo una visione di Sardegna per il futuro. E intorno a questa visione sì che potranno costruirsi alleanze e schieramenti. Non prima e non con la calcolatrice. Per cui se la somma di x, y e z è 60, questa è la colazione e chi se ne frega chi sono, cosa fanno e  rappresentano i pezzi che si mettono insieme. Questa non è politica ma semplice matematica per esercitare il potere. E soprattutto queste alchimie non servono alla Sardegna. Né oggi né in futuro. 

E nessuno faccia il paragone con il Governo di Mario Draghi voluto dal Presidente Mattarella. Un governo di emergenza nel quale siamo costretti dalle attuali condizioni sanitarie ed economiche a coabitare con Salvini. Con tutte le difficoltà e contraddizioni che emergono quotidianamente. Oggi abbiamo la possibilità di costruire un quadro politico chiaro. A livello regionale come a quello nazionale. Facciamolo con coraggio e serietà. 

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