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Corsa a sindaco di Roma: Bertolaso ribadisce di non volersi candidare. Gualtieri prende tempo

Per il Centrodestra il nome dell'ex Capo della Protezione Civile era tra i più quotati. A sinistra Gualtieri riflette: "E' una decisione di grande importanza"

Guido Bertolaso
Guido Bertolaso

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18 Marzo 2021 - 12.55


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Proseguono le discussioni interne in vista della corsa a sindaco di Roma.

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Né a destra né a sinistra c’è chiarezza sul nome da presentare per la guida della capitale.

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Guido Bertolaso ha ribadito che non intende scendere in campo per correre per la carica di sindaco di Roma. “Non mi candiderò – ha spiegato -. Sono qui in Lombardia, sto facendo il vaccinatore, mi pare che basti e avanzi. Per il resto abbiamo già dato”. Il suo nome era circolato con insistenza per il centrodestra, tra il pressing di Forza Italia e Lega e tra le perplessità invece di Fratelli d’Italia. 

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Sul fronte del Partito democratico, invece, l’ex ministro Roberto Gualtieri ha chiarito la sua posizione in un post su Facebook: “Ringrazio il segretario Enrico Letta per il lungo colloquio in piena sintonia. Ho detto al segretario quello che avevo già spiegato ai segretari del Pd del Lazio e di Roma, ovvero che, come è doveroso per una decisione di così grande responsabilità, sto ancora riflettendo se dare la mia disponibilità alla candidatura a sindaco, che da più parti mi è stata sollecitata”.

L’ex ministro ha poi aggiunto che “Roma è la città dove sono nato e che ho l’onore di rappresentare in Parlamento. Molti dei temi su cui ho lavorato senza sosta nella mia esperienza di ministro e che ora sono al centro dell’agenda del governo Draghi sono cruciali per Roma. Proprio per questo ho assicurato ad Enrico che, qualunque sarà l’esito della mia personale riflessione e del percorso che il Pd sceglierà, non farò mancare il mio contributo alla battaglia per portare la Capitale d’Italia ad avere un sindaco forte ed autorevole espressione di una coalizione progressista e di centrosinistra”.

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Di fronte alla possibile candidatura di Gualtieri, Carlo Calenda ha commentato: “Io vado avanti, ci vediamo alle elezioni. Lavoriamo insieme, costruiamo una candidatura unitaria. Programma e squadra li decidiamo insieme. Sono loro che dopo mesi di tavoli di coalizione stanno strappando, penso sia più sensato non buttare il lavoro fatto in questi mesi. Per me conta la qualità della squadra. Sono disposto anche a un ticket”.

Il rischio di non arrivare al ballottaggio “c’è – ha spiegato a Repubblica -. La Raggi avrebbe più chance di arrivare al secondo turno: ipotesi che io considero al pari delle cavallette in una città completamente allo sbando”.

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Dell’ex ministro ha poi aggiunto: “L’ho sostenuto quando era al Parlamento Europeo, è un uomo che in Europa ha fatto un grande lavoro, è molto capace sui dossier tecnici ma non credo abbia un’inclinazione per l’amministrazione; la interpreto come una loro fuga in avanti. Parliamoci chiaro: io non ho mai preteso di avere l’appoggio del Pd ma Letta nei giorni scorsi ha fatto un discorso incentrato sul dialogo, ha espresso il bisogno di parlarsi: parliamoci”.

“Non ne faccio una questione personale – ha concluso Calenda – ma in 6 mesi ho fatto di tutto, ho preparato un programma dettagliatissimo, ho incontrato 500 associazioni, girato tutti i municipi. Al Pd dico: facciamo una riunione di coalizione, parliamo e decidiamo, anche che al primo turno si fanno scelte diverse. Ma se questa è la linea del Pd, poi i dem si assumono la responsabilità di spaccare l’area e favorire Raggi, un sindaco che ha ridotto Roma ai minimi termini”.

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