Il Papa a Sarajevo: nel mondo clima di guerra
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Il Papa a Sarajevo: nel mondo clima di guerra

Francesco: cercano lo scontro tra diverse civiltà, lo fanno per speculare sulle guerre per vendere armi. Pontefice alla messa allo stadio con bastone tenuto da scotch.

Il Papa a Sarajevo: nel mondo clima di guerra
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6 Giugno 2015 - 16.19


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Durante la messa allo stadio Kosevo papa Francesco si è presentato con il bastone pastorale aggiustato con lo scotch. Nel trambusto che ha preceduto la messa, il bastone è infatti caduto e si é rotto poco sotto il crocifisso. Monsignor Guido Marini, capo dei cerimonieri pontifici ha prima cercato un nuovo bastone e poi é ricorso ad una soluzione di emergenza, quella appunto di sistemare il bastone con lo scotch.E’ la prima volta che un Papa si é presentato con un pastorale rotto.

Papa Francesco è arrivato questa mattina alle nove a Sarajevo. L’aereo con a bordo il pontefice è atterrato all’aeroporto internazionale della capitale bosniaca dopo essere partito da Fiumicino.

Ampie misure di sicurezza sono state dislocate nella zona dell’aeroporto di Sarajevo. Durante la cerimonia di benvenuto nello scalo internazionale, elicotteri militari hanno costantemente sorvolato l’area attuando rigide misure di controllo della zona.

“Sarajevo è chiamata la Gerusalemme d’occidente: è una città di culture religiose etniche tanto diverse, una città che ha sofferto tanto nella storia ed è in un bel cammino di pace. È per parlare di questo che faccio questo viaggio, come segno di pace e preghiera di pace”. È quanto ha detto il Pontefice durante il volo, salutando i giornalisti al seguito e ringraziandoli per la loro presenza e il loro lavoro.

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Francesco è giunto al palazzo presidenziale nel centro cittadino con un ritardo di un quarto d’ora circa. All’aeroporto il Papa si era fermato più del previsto per salutare e stringere la mano a 150 bambini e ragazzi, vestiti con costumi tradizionali di tutte le etnie bosniache, appartenenti a vari gruppi folcloristici, nonché ai dipendenti dell’aeroporto. Il viaggio del corteo papale dall’aeroporto verso il centro di Sarajevo e’ stato accompagnato dalle campane di tutte le chiese della capitale e di tutta la Bosnia che hanno suonato a distesa.

Ha detto: “Sarajevo e la Bosnia ed Erzegovina rivestono uno speciale significato per l’Europa e per il mondo intero”. “È per me motivo di gioia trovarmi in questa città che ha tanto sofferto per i sanguinosi conflitti del secolo scorso e che è tornata ad essere luogo di dialogo e pacifica convivenza”, ha aggiunto.

E ancora: “Sono venuto come pellegrino di pace e di dialogo, 18 anni dopo la storica visita di san Giovanni Paolo II, avvenuta a meno di due anni dalla firma degli Accordi di Pace di Dayton”. “Sono lieto – ha detto alle autorità – di vedere i progressi compiuti, per i quali occorre ringraziare il Signore e tante persone di buona volontà”.

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Parlando di “speranza per l’avvenire”, durante l’incontro con le autorità a Sarajevo, papa Francesco ha aggiunto a braccio: “Io ho visto oggi questa speranza in quei bambini che ho salutato all’aeroporto – islamici, ortodossi, ebrei, cattolici e altre minoranze – tutti insieme, gioiosi! Questa e’ la speranza! Facciamo la scommessa su questo”.

Mai più la guerra! – “Oggi, cari fratelli e sorelle, si leva ancora una volta da questa città il grido del popolo di Dio e di tutti gli uomini e le donne di buona volonta’: mai piu’ la guerra!”. Così papa Francesco durante la messa allo stadio Kosevo di Sarajevo.

“La guerra significa bambini, donne e anziani nei campi profughi – ha sottolineato il Pontefice -; significa dislocamenti forzati; significa case, strade, fabbriche distrutte; significa soprattutto tante vite spezzate”. “Voi lo sapete bene, per averlo sperimentato proprio qui – ha aggiunto -: quanta sofferenza, quanta distruzione, quanto dolore!”.

Sempre durante la funzione religiosa ha detto: “La pace è opera della giustizia”. “Non una giustizia declamata, teorizzata, pianificata – ha aggiunto – ma la giustizia praticata, vissuta”.

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Francesco a Mattarella, progresso civile e sociale per Italia – Il Santo Padre ha inviato un telegramma al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: “Nel momento in cui mi accingo a compiere il mio viaggio apostolico in Bosnia ed Erzegovina, per favorire l’ incontro e il dialogo tra culture e religioni diverse, per rafforzare il cammino dell’ unita’ dei cristiani e per confermare la comunita’ cattolica nella fede, mi e’ caro rivolgere a lei, signor presidente, e alla nazione italiana, il mio cordiale saluto, che accompagno con fervidi auspici di progresso spirituale, civile e sociale”.

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