L'Iran si prepara a un'altra notte di violenze: i morti sono 23

La tensione è altissima ovunque, mentre si moltiplicano le reazioni internazionali che sostengono la protesta dei giovani. Ma il potere non sembra volere aprire un dialogo

Una manifestante iraniana

Una manifestante iraniana

globalist 2 gennaio 2018

In Iran non si fermano le proteste antigovernative che contestano il carovita e la corruzione del regime. Le vittime sono almeno 22 (solo nella notte tra lunedì e martedì si registrano 9 morti). Le forze di sicurezza hanno respinto "dimostranti armati" che cercavano di prendere d'assalto stazioni di polizia e basi militari. Alcuni arrestati potrebbero essere accusati di "Moharebeh" ("guerra contro Dio"), un reato che prevede la pena di morte.
Nove persone sono state uccise nella notte tra lunedì e martedì nel corso delle proteste antigovernative in Iran: lo riporta la Tv di Stato del Paese. Sei persone sono morte nell'assalto di un comando di polizia a Qahdarijan. A quanto pare i manifestanti volevano impadronirsi delle armi custodite nella palazzina. Sotto i colpi dei Pasdaran, invece, nella cittadina di Khomeinishahr sono stati uccisi un bimbo di 11 anni e un 20enne.
Sono 450 i manifestanti arrestati da sabato scorso, 30 dicembre, per le proteste in Iran. Lo riferisce il vicegovernatore per la sicurezza di Teheran, Ali Ashgar Nasserbakht, citato dall'agenzia semiufficiale iraniana Ilna. Secondo questo bilancio, 200 persone sono state arrestate sabato, 150 domenica e 100 nella giornata di lunedì. Le proteste contro il carovita, sfociate poi in manifestazioni antigovernative, sono cominciate mercoledì 27 dicembre.
nemici dell'Iran "hanno rafforzato l'alleanza per colpire le istituzioni islamiche" del Paese durante i recenti incidenti. Lo ha detto la Guida suprema iraniana, l'Ayatollah Ali Khamenei, nel primo intervento dall'inizio delle proteste. "Con i diversi strumenti come denaro, armi, politica e sistemi di sicurezza, i nemici hanno provato a minare il sistema", ha aggiunto.


La cronaca della giornata


La morte di un poliziotto iraniano, a Najafabad, raggiunto da colpi d'arma da fuoco rischia di rendere ancora più incandescente la situazione in Iran dove, nel corso delle proteste contro il governo, accusato di non riuscire a contrastare inflazione, corruzione e disoccupazione, sono morti tredici manifestanti.
Un portavoce della polizia, citato dalla televisione di Stato, ha dato la sua versione dell'accaduto, secondo la quale ''un agitatore ha approfittato della situazione nella città di Najafabad e ha sparato alla polizia con un fucile. Tre (poliziotti, ndr) sono stati feriti e uno è morto da martire. "
Le notizie sul bilancio degli incidenti si rincorrono, spesso difficili da verificare. Comunque, otto persone sarebbero morte negli scontri di domenica sera a Tuyserkan (nell'ovest del Paese) e Izeh (nel sud-ovest).
A Toyserkan, persone "che indossavano maschere (...) hanno partecipato ai disordini attaccando e bruciando edifici pubblici", ha riferito una fonte alla televisione di Stato, secondo cui i morti nella città sarebbero stati sei.
A Doroud (nell'ovest dell'Iran), due passeggeri in una macchina, un umo ed il figlio di 14 anni, sono morti quando il loro veicolo è stato schiacciato da un camion dei pompieri rubato dai manifestanti, secondo il prefetto della città.
Centinaia di manifestanti sono stati fermati dall'inizio della crisi, ma poi rilasciati. Quattro di loro sono stati accusati di "aver insultato la bandiera sacra della Repubblica islamica dell'Iran".
I social network stanno svolgendo il ruolo di catalizzatore della protesta popolare, raccogliendo la rabbia dei manifestanti e ''convocandoli'' per assembramenti ai quali la polizia e le forze di sicurezza risponde con durezza.
Il potere tende a cercare di marginalizzare la protesta, riducendola a manifestazioni che vedono coinvolte solo poche persone. Lo stesso presidente iraniano Hassan Rohani ha definito i manifestanti "una piccola minoranza che lancia slogan contro (...) la volontà della nazione e insulta i valori sacri e rivoluzionari ".
Le proteste sono iniziate giovedì a Mashhad, la seconda città dell'Iran, per diffondersi in tutto il paese e trasformarsi in un movimento di protesta politica. I manifestanti hanno chiesto le dimissioni del leader supremo della rivoluzione, l'ayatollah Ali Khamenei.
I manifestanti denunciano la corruzione, le difficoltà economiche e il tasso di disoccupazione che si avvicina al 30% tra i giovani.
Il presidente Rohani ha detto che gli iraniani hanno il diritto di criticare, ma non esiterà ad agire contro i manifestanti. "Il governo non mostrerà alcuna tolleranza per coloro che danneggiano la proprietà pubblica, minano l'ordine pubblico e creano disordini sociali", ha detto Rohani.
Quanto sta accadendo in Iran ha, come naturale, provocato molte reazioni internazionali, a cominciare da quella del presidente americano, Donald Trump che, per commentare la situazione, ha usato la sua tradizionale prosa e l'ormai cadatteristico uso del carattere maiuscolo: ''L'Iran si sta disintegrando ovunque, nonostante il terribile accordo dell'amministrazione Obama con il Paese. Il grande popolo iraniano è stato represso per molti anni. Sono affamati di cibo e libertà. Con i diritti umani, anche la ricchezza dell'Iran viene saccheggiata. IL TEMPO DEL CAMBIAMENTO È ARRIVATO''.
In un video pubblicato su Facebook, il primo ministro israeliano Netanyahu si è augurato il successo della protesta, aggiungendo che Israele non è coinvolto negli affari interni della Repubblica islamica. "Auguro al popolo iraniano buona fortuna nella sua nobile ricerca della libertà", ha detto.