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L'arcivescovo di Kiev. "Grazie a Papa Francesco che ha chiesto di non abituarsi alla guerra"

Sviatoslav Shevchuk: "Nel 110mo giorno di guerra in Ucraina- sappiamo che le notizie sulla guerra in Ucraina smettono di essere notizie e scompaiono dalle colonne dei giornali e da altri media"

L'arcivescovo di Kiev. "Grazie a Papa Francesco che ha chiesto di non abituarsi alla guerra"

globalist

13 Giugno 2022 - 23.24


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Parole molto nette: “Oggi vorrei ringraziare in modo particolare il Santo Padre, Papa Francesco, per aver rivolto ieri – durante la celebrazione della Pentecoste – un appello alle coscienze delle persone di tutto il mondo a ‘Non abituarsi alla guerra!’”. Lo sottolinea l’arcivescovo maggiore di Kiev nel videomessaggio quotidiano.

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“Non è possibile abituarsi alla guerra. Perché tale assuefazione porta a tacere sui dei crimini di guerra, e l’assuefazione uccide. Oggi – dice Shevchuk nel 110mo giorno di guerra in Ucraina– sappiamo che le notizie sulla guerra in Ucraina smettono di essere notizie e scompaiono dalle colonne dei giornali e da altri media”.

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Sviatoslav Shevchuk fa sapere che ci sono ”pesanti combattimenti lungo l’intera linea del fronte. La più difficile, come anche nei giorni precedenti, è la situazione nella regione di Luhansk. Il nemico manda le rimanenze di tutte le sue forze nella regione ucraina di Luhansk per ottenere almeno una vittoria apparente. Grazie al coraggio dei figli e delle figlie dell’Ucraina, al 110° giorno di questa guerra il nemico non ha raggiunto nessuno di obiettivi che si era prefissato. Ma il cuore soffre soprattutto per le vite umane perdute, per le donne civili uccise senza motivo, per i bambini che patiscono così tanto a causa di questa aggressione russa, dovendo sopportare la crudeltà, la non umanità, e soffrono per la guerra che semina e porta la morte”.

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Nell’arco di due ore, «quasi 300 razzi e proiettili di artiglieria» sono stati lanciati contro diverse aree residenziali, hanno detto i filorussi, secondo i quali è stato colpito anche un ospedale per la maternità, dove però non sono state registrate vittime. Fotografie pubblicate dai separatisti mostrano finestre rotte e donne incinte che si rifugiano in un corridoio.

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