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Di Cesare: "Kirill ha legittimato la guerra e la violenza di Putin ma le sanzioni contro di lui ostacolano i negoziati"

La filosofa Donatella Di Cesare risponde alla domanda se Kirill possa essere considerato responsabile della guerra

Di Cesare: "Kirill ha legittimato la guerra e la violenza di Putin ma le sanzioni contro di lui ostacolano i negoziati"
Donatella Di Cesare

globalist

6 Maggio 2022 - 11.51


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Per Bruxelles, il patriarca di Mosca Kirill “è responsabile del sostegno o dell’attuazione di azioni o politiche che minano o minacciano l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina, nonché la stabilità e la sicurezza in Ucraina. Inoltre sostiene il governo russo ed i decisori responsabili dell’annessione della Crimea e della destabilizzazione dell’Ucraina“.

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E’ stato inserito dalla Ue fra i 68 nuovi nomi di una lista nera in via di approvazione nella quale compaiono i macellai di Bucha e di Mariupol. La filosofa Donatella Di Cesare risponde alla domanda se Kirill possa essere considerato alla loro stregua e quanto possa ritenersi responsabile, moralmente e ideologicamente, un padre spirituale, uno dei più importanti sostenitori dell’aggressione militare russa contro l’Ucraina. Secondo la docente di Filosofia Teoretica della Sapienza, ”Kirill si è assunto una enorme responsabilità davanti alla storia a causa della sua difesa dell’invasione russa in Ucraina e nel delineare uno scontro apocalittico tra Bene e Male, dove quest’ultimo è l’Occidente. La sua crociata per ‘una guerra che ha assunto un significato metafisico’ va condannata senza appello”.

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”Le dichiarazioni di Kirill – prosegue la Di Cesare – valga per tutte quella ignobile contro il gay pride – hanno comprensibilmente destato scalpore e sdegno. Per quanto si debba considerare la difficile posizione della Chiesa ortodossa russa, alleata del Cremlino, la legittimazione teologico-ideologica della violenza è esecrabile. Sotto questo aspetto un ‘padre spirituale’ come Kirill ha una colpa diversa ma non minore rispetto a quella dei macellai di Bucha e Mariupol. Fornisce le coordinate religiose e politiche dei crimini perpetrati.
Detto questo, mi chiedo, però, quale senso abbia questa nuova, ulteriore mossa della Ue, che inserisce Kirill nella lista nera dei criminali. Certo non è una mossa nel segno della diplomazia. E
rischia, anzi, di chiudere un’altra via di possibile negoziato. Perché con il criminale non si parla – si aspetta solo di punirlo. Così si finisce per vanificare la possibilità a cui guardava Papa Francesco, per chiudere la trattiva vaticana. È questo di cui abbiamo bisogno? Il viaggio di Francesco d’Assisi per incontrare il sultano dovrebbe farci riflettere e potrebbe offrire un paradigma”.

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Ma quanto è importante e pesante l’ideologia rispetto ai fatti compiuti? Esiste una responsabilità in chi incarna (se lo fa) il ruolo del mandante (spirituale) o di giustificatore divino rispetto ad alcuni crimini atroci? ”Le idee non sono mai effimere e asettiche – spiega la filosofa – Le visioni filosofiche, politiche, religiose hanno effetti sulla realtà, seppure effetti non sempre coerenti con quel che è stato ideato. La storia del Novecento, poi, ci insegna che la frammentazione non riduce la responsabilità. I gerarchi nazisti fecero di tutto, sino alle fine, per non confrontarsi direttamente con gli esiti finali. Il che non ne ha limitato la colpa. Per quanto lunga possa essere la catena tra chi pensa il crimine e chi lo subisce – conclude – il nesso resta e la responsabilità non diminuisce”.

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