Il fiume Litani non è più una linea rossa. Quello che per anni ha rappresentato una sorta di confine informale tra le operazioni israeliane e il cuore del Libano meridionale viene ora superato apertamente. Israele ha ampliato il raggio delle sue operazioni militari inviando truppe oltre il Litani e dichiarando zona di combattimento l’area compresa tra il fiume stesso e il più settentrionale Zahrani.
È un salto di qualità che segna una nuova fase del conflitto. Non più soltanto incursioni o bombardamenti mirati lungo la fascia di confine, ma un’estensione delle operazioni verso territori più interni, in una regione dove vivono ancora migliaia di civili.
Negli ultimi giorni i raid israeliani si sono intensificati. Alcuni abitanti hanno abbandonato i villaggi più esposti, ma in molte località la popolazione continua a rimanere nelle proprie case, intrappolata tra la paura delle bombe e l’impossibilità di una fuga sicura. Le immagini che arrivano dal Libano meridionale mostrano colonne di fumo, edifici colpiti e strade semideserte, in uno scenario che richiama le pagine più dolorose delle precedenti guerre tra Israele e Hezbollah.
Durante la notte Hezbollah ha rivendicato due attacchi contro forze israeliane e contro un carro armato Merkava nella cittadina sud-occidentale di Bayada, non lontano dal confine. Nei giorni precedenti il movimento sciita aveva annunciato scontri con soldati israeliani in diverse località a nord del Litani, nell’area di Nabatiyeh e nei pressi del castello di Beaufort, storica altura strategica che domina gran parte del Libano del Sud.
La battaglia si sviluppa dunque su un fronte sempre più ampio e sempre più profondo. Da una parte Israele sostiene di voler neutralizzare le capacità militari di Hezbollah; dall’altra il movimento libanese continua a dimostrare di mantenere una significativa capacità operativa sul terreno.
Intanto il bilancio umano continua a crescere. Secondo il ministero della Salute libanese, dall’inizio dell’attuale fase del conflitto, nel marzo scorso, sono morte 3.371 persone tra civili e combattenti. Un numero che testimonia l’enorme costo della guerra per il Libano, già provato da anni di crisi economica e instabilità politica.
Anche Israele continua a registrare perdite. Domenica l’esercito ha annunciato la morte di un proprio soldato, ucciso il giorno precedente da un drone esplosivo di Hezbollah nel Libano meridionale. Sale così a 25 il numero dei militari israeliani morti dall’inizio di marzo.
Dietro le cifre restano le vite spezzate. Famiglie costrette a lasciare le proprie case, villaggi svuotati, giovani soldati e civili che pagano il prezzo di una guerra che continua ad allargarsi. E mentre il fronte si spinge oltre il Litani, cresce il timore che il conflitto possa trasformarsi sempre più in una guerra aperta e prolungata, con conseguenze devastanti per l’intera regione.