Zelensky, discorso alla nazione: "Questa notte i russi attaccheranno Kiev, si decide il destino dell'Ucraina
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Zelensky, discorso alla nazione: "Questa notte i russi attaccheranno Kiev, si decide il destino dell'Ucraina

 Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha condannato l'attacco russo contro un asilo e un orfanotrofio costato la vita a un bambino, mentre altri quattro sono rimasti feriti. ''Che razza di guerra è questa? Questi bambini erano neonazisti? "

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Il presidente dell'Ucraina Zelesnky
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25 Febbraio 2022 - 23.57


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Zelensky, parole drammatiche al termine del secondo giorno di invasione della Russia nei territori dell’Ucraina.

“Questa notte lanceranno un assalto. ll nemico userà tutto il suo potere su tutti i fronti per spezzare la nostra difesa. Adesso si decide il destino dell’Ucraina”. Lo dice il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in un nuovo discorso alla nazione.

Attacco ad un asilo

 Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha condannato l’attacco russo contro un asilo e un orfanotrofio costato la vita a un bambino, mentre altri quattro sono rimasti feriti. ”Che razza di guerra è questa? Questi bambini erano neonazisti? O erano soldati della Nato?”, si è chiesto in un discorso alla nazione.

Zelensky: “Pronto a parlare di cessate il fuoco e di pace”
Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, si dice pronto a parlare di cessate il fuoco e pace. Lo riferisce Skynews citando un portavoce del presidente e ricordando che Zelensky aveva rifiutato in precedenza la proposta di incontrare Vladimir Putin a Minsk. Gli ucraini avevano proposto che l’incontro si tenesse in Polonia. Secondo le agenzie di stampa russe, sarebbero in corso discussioni sulla data e il luogo di un eventuale incontro. 

L’appello della mattinata

Ucraina invasa dai russi che vogliono liberarsi di Zelensky e hanno chiesto ai militari di Kiev di deporlo, perché a capo di una banda di drogati e nazisti.
Il presidente non è fuggito ma rimasto nella capitale. “Potrebbe essere l’ultima volta che mi vedete vivo”. E’ quanto ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in video collegamento con i leader dell’Ue ieri sera riuniti a Bruxelles.

Colloqui a Minsk

L’Ucraina sta “valutando la proposta” fatta dalla Russia di colloqui a Minsk. Lo ha detto alla Cnn Oleksiy Arestovych, consigliere di Volodymyr Zelensky dopo che lo stesso presidente in un video messaggio diffuso oggi ha chiesto a Vladimir Putin di negoziare. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha detto che Mosca è pronta ad inviare una delegazione nella capitale bielorussa per discutere “lo stato di neutralità dell’Ucraina”.
A nessuno è sfuggito che la Bielorussia è uno stato fantoccio di Mosca e che le garanzie per la sicurezza di Zalansky sarebbero nulle.

La proposta di Mosca

 Pronto a inviare una delegazione a Minsk si dice il presidente russo Vladimir Putin, in Bielorussia, per colloqui con l’Ucraina che ha appena invaso. “Putin è pronto a inviare una delegazione russa a livello di ministeri della Difesa e degli Esteri e dell’amministrazione presidenziale a Minsk per negoziati con una delegazione ucraina”, ha affermato Dmitry Peskov.

Un terreno non propriamente neutro visto che in Bielorussia si trova ancora un contingente significativo di truppe russe, dalle esercitazioni che dovevano finire il 20 febbraio e che invece si sono trasformate in un’invasione. Con forze attualmente dirette verso Kiev, già semiaccerchiata dal lato settentrionale. Le forze russe hanno completato l’accerchiamento della città ucraina di Chernihiv, una trentina di chilometri a nordest della capitale Kiev.

Il Cremlino ha costantemente rifiutato i colloqui con l’Ucraina, nonostante le ripetute richieste prima dell’inizio dell’invasione russa del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Lo stesso che aveva anche detto poche ore prima dell’inizio della campagna militare russa di aver tentato invano di raggiungere Putin.

Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha assicurato che l’obiettivo dell’invasione russa dell’Ucraina era di “liberare” gli ucraini “dall’oppressione” e ha aggiunto che la Russia è pronta per i negoziati se l’Ucraina “depone le armi”.

Le richiesta di Kiev della mattina

Dopo l’inizio della guerra in Ucraina, il presidente ucraino Voldymyr Zelensky torna a chiedere alla Russia e al suo presidente Vladimir Putin di negoziare. In nuovo videomessaggio, Zelensky ha detto: “Voglio fare appello ancora una volta al presidente della Federazione russa perché si sieda al tavolo del negoziato e fermi la morte delle persone”.

Dal canto suo, la Russia è pronta a negoziare se Kiev “depone le armi”, ha detto il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, nel corso di un punto stampa. “Siamo pronti per i negoziati, in qualsiasi momento, non appena le forze armate ucraine ascolteranno la nostra richiesta e deporranno le armi”, ha spiegato all’indomani dell’inizio dell’offensiva russa in Ucraina.

Sulla possibilità di negoziati è poi intervenuto anche il presidente Vladimir Putin: “La Russia è disponibile a condurre negoziati di alto livello con l’Ucraina”, ha detto nel corso di un colloquio telefonico con il leader cinese, Xi Jinping. “Gli Stati Uniti e la Nato hanno a lungo ignorato le ragionevoli preoccupazioni della Russia in materia di sicurezza, hanno ripetutamente rinnegato i loro impegni e hanno continuato a far avanzare il dispiegamento militare verso est”, ha detto Putin a Xi, secondo quanto riferito dall’emittente Cctv.

La Russia intanto risponderà alle nuove sanzioni economiche introdotte da Stati Uniti e Unione europea in risposta all’intervento militare contro l’Ucraina, ha anticipato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov precisando solo che l’intensità delle contromisure dipenderà “dall’analisi che verrà fatta delle sanzioni Occidentali, difendendo, come unico principio, i nostri interessi”.

Le parole di Lavrov
“Non possiamo riconoscere l’attuale governo dell’Ucraina come democratico”, ha detto ancora il ministro. “Abbiamo tentato la soluzione diplomatica di questa crisi”, ha detto in una conferenza stampa il capo della diplomazia russa, secondo cui l’operazione militare lanciata da Mosca vuole “ripristinare un ordine democratico” a Kiev. “Noi siamo per la liberazione dell’Ucraina dal militarismo e dal neonazismo”.

L’Occidente “ha chiuso gli occhi” davanti ai “crimini di guerra” commessi dalle forze di Kiev e ha negato il genocidio da loro compiuto nelle due autoproclamate Repubbliche di Luhansk e Donetsk, nell’est dell’Ucraina, ha puntato il dito il ministro degli Esteri russo, citato dall’agenzia di stampa Sputnik. I Paesi occidentali “hanno chiuso gli occhi davanti ai crimini di guerra contro la popolazione civile, agli omicidi di donne, bambini, anziani, alla distruzione delle infrastrutture civili e hanno incoraggiato in silenzio il rapido emergere del neonazismo e della russofobia (in Ucraina, ndr), che alla fine ha fatto precipitare il Paese nel suo attuale stato tragico”, ha detto Lavrov.

Il ministro degli Esteri ha poi criticato l’Occidente per aver “negato all’unanimità” che un “genocidio” fosse in corso in Ucraina per mano delle forze di Kiev nelle due regioni separatiste, riconosciute da Mosca lunedì scorso.

Sergei Lavrov ha avuto colloqui con esponenti separatisti a Mosca sull'”operazione militare” lanciata dal Cremlino in Ucraina. A darne notizia è stato il ministero degli Esteri di Mosca, precisando che il capo della diplomazia russo ha ribadito la linea del suo governo secondo cui l’attacco era necessario per liberare le aree separatiste dell’Ucraina orientale dall'”oppressione” di Kiev. Lavrov ha incontrato il viceministro degli Esteri dell’autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk Sergei Peresada, e il ministro degli Esteri dell’autoproclamata Repubblica popolare di Luhansk, Vladislav Deinego, è stato reso noto.

Secondo quanto riporta l’agenzia Interfax, Lavrov ha affermato che la popolazione nelle aree ribelli è stata oggetto di “bombardamenti da parte del regime di Kiev” e ha sostenuto che c’era un “genocidio” in corso in queste aree e che le prove sarebbero state presentate alle Nazioni Unite. Accuse sempre respinte da Kiev e considerate dall’Ucraina e dai paesi occidentali propaganda intesa a creare un pretesto per giustificare l’invasione.

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