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Breve riflessione sul Qatar, il Regno misogino ossequiato dall'Occidente

Quando venne dato l’annuncio del “nuovo” governo dei Talebani e della sua composizione di genere, Globalist titolò :”Misogini e terroristi: è il nuovo governo di Kabul”. Ma l'emirato...

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Umberto De Giovannangeli

3 Ottobre 2021 - 16.17


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Quando venne dato l’annuncio del “nuovo” governo dei Talebani e della sua composizione di genere, Globalist titolò :”Misogini e terroristi: è il nuovo governo di Kabul”.

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Ora, quanto a misoginia, il ricco e venerato (dall’Occidente) Qatar non è certo secondo agli Studenti coranici. 

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Una riprova? Nessuna delle 28 donne candidate è stata eletta alle prime elezioni nella storia del Qatar che si sono svolte ieri con un’alta partecipazione ma che non cambieranno gli equilibri nel Paese del Golfo.

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I cittadini erano chiamati ad eleggere 30 dei 45 membri del Majlis al-Shura, un organo consultivo con scarso potere, di solito tutti nominati dall’emiro Tamim ben Hamad Al-Thani. Potrebbe essere lui adesso ad assegnare a qualche candidata uno dei 15 posti rimasti. Non è ancora chiaro quando le nomine saranno annunciate né quando il consiglio terrà la sua prima riunione.    L’affluenza alle urne è stata del 63,5%, secondo dati ufficiali, molto più alta delle elezioni comunali del 2019 dove aveva votato meno di un elettore su dieci.  

“Tutorate”

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Le donne in Qatar non hanno ancora il diritto di prendere decisioni in autonomia rispetto agli uomini su questioni fondamentali come il matrimonio, i viaggi e l’accesso a certi tipi di assistenza sanitaria, come le cure ginecologiche. Lo denuncia Human Rights Watch in un rapporto pubblicato di recente, in cui si fa appello alle autorità dell’emirato perché eliminino le norme del cosiddetto “sistema di tutela maschile”.L’ong con sede a New York, che ha intervistato decine di donne per redigere il suo rapporto, afferma che nonostante alcune iniziative intraprese in favore dei diritti delle donne, inclusa l’istruzione e la protezione sociale, il Qatar resta ancora indietro rispetto ai vicini del Golfo, se si pensa ad esempio all’Arabia Saudita, che nel 2019 ha permesso alle donne adulte di viaggiare senza permesso. Una di loro ha raccontato di vivere in uno stato simile ad una “costante quarantena”. Il rapporto di 94 pagine, dal titolo ‘Tutto quello che devo fare è legato a un uomo’, analizza le regole e le pratiche del sistema di tutela maschile. Tra le altre cose, le donne non sposate sotto i 25 anni necessitano dell’approvazione di un tutore per viaggiare all’estero. E possono essere soggette a divieti di viaggio a qualsiasi età da parte di mariti o padri. Il sistema nega inoltre alle donne l’autorità di agire come tutore principale dei loro figli, anche quando sono divorziate e hanno la custodia legale, aggiunge Hrw, secondo cui “la tutela maschile rafforza il potere e il controllo che gli uomini hanno sulle vite e le scelte delle donne e possono favorire o alimentare la violenza, lasciando alle donne poche opzioni praticabili per sfuggire agli abusi delle loro famiglie e dei loro mariti”. L’emirato – già sotto i riflettori internazionali per le condizioni dei migranti che lavorano nei cantieri per i Mondiali di calcio dell’anno prossimo – ha descritto il rapporto di Hrw come “impreciso”, ma ha spiegato che farà delle indagini sui casi segnalati e punirà eventuali abusi. 
Radiografia di un potere “misogino”

Di grande interesse è la radiografia della “misoginia” qatariota documentata da Flavia Carlorecchio su Repubblica:

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Matrimonio e cure mediche. “Secondo la legge, una donna in Qatar deve avere il permesso di un tutore maschile per potersi sposare, a prescindere dall’età o da precedenti situazioni coniugali. Da sposata, può essere accusata di ‘disobbedienza’ qualora non ottenga il permesso del marito per attività come viaggi, lavoro, o se si rifiuta di avere rapporti sessuali senza una ragione ‘legittima’.. Per poter accedere ad alcune cure, in particolare legate alla salute riproduttiva come pap-test, check-up ginecologici, visite prenatali, le donne devono attestare di essere sposate. Ovviamente, per aborto e sterilizzazione c’è bisogno del consenso del marito.

 I figli. Una donna non può essere la principale responsabile dei propri figli. Non può decidere dei loro documenti, di finanze o viaggi, e a volte nemmeno della scuola che frequenteranno o dei trattamenti medici che dovranno ricevere. Molte donne hanno raccontato di gravi abusi di potere da parte dei mariti. Una donna di 44 anni ha riportato le minacce del marito: se mi lasci, impedirò ai nostri quattro figli di viaggiare con te e li iscriverò ad una scuola diversa. ‘L’ho lasciato, e l’ha fatto’, afferma. Sono molte a rimanere in relazioni abusive o a non risposarsi per evitare i ricatti. E se non c’è un padre o un parente maschio, è lo Stato a fare le veci dei minori. Tutti fuorché una donna.

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 I viaggi. L’abuso di potere verso le donne e la loro libertà si concretizza anche nella negazione a viaggiare. Innanzitutto, le donne al di sotto dei 25 anni devono ottenere il permesso esplicito del proprio tutore uomo. A volte però, anche donne oltre questa età incorrono in divieti e difficoltà. Nel 2020, riporta HRW, alcuni ufficiali aeroportuali del Qatar hanno fermato delle donne che viaggiavano senza accompagnatori e hanno insistito affinché chiamassero i propri tutori per provare che non fosse una ‘fuga’. Tra queste c’erano anche donne al di sopra dei 25 anni. In alcuni hotel, le donne al di sotto dei 30 anni non possono prendere una camera in affitto da sole. Non possono nemmeno entrare in locali che servono alcolici.

 Depressione e salute mentale. Il sistema di tutela maschile esercita un controllo pervasivo sulla vita delle donne e ha un impatto enorme sulla loro salute mentale. Le persone intervistate hanno parlato di stati di depressione acuta, autolesionismo, pensieri suicidi. Una donna di 22 anni ha raccontato a HRW come abbia cercato di rimanere nelle residenze universitarie anziché a casa, perché le restrizioni familiari avevano un impatto negativo sulla sua salute mentale e sui risultati universitari. Ma il personale universitario le ha risposto che ‘è ciò che devono fare le famiglie: controllare dove vanno le proprie figlie, quando e perché’.

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 La risposta del governo. Il governo del Qatar, a seguito delle domande di HRW, smentisce alcuni punti. Non servirebbe, ad esempio, l’approvazione dell’uomo per accettare una borsa di studio o per accettare un lavoro governativo. Eppure le ricerche di HRW, incluso l’accesso ai moduli di iscrizione per le suddette attività, contraddicono in maniera esplicita questa posizione. La richiesta della firma o dell’approvazione è esplicitata nei moduli. La richiesta di HRW e della comunità internazionale è di modificare tutte le leggi, regole e usanze che impediscono alle donne di esercitare la stessa capacità legale di un uomo.

 Movimenti femministi. I movimenti femministi esistono, soprattutto online. Le leggi del Qatar, però, limitano di molto la libertà di espressione, di associazione. Molestie online e intimidazioni da parte di esponenti del governo rimangono seri ostacoli ad una piena espressione, e non esistono organizzazioni indipendenti all’interno del paese, afferma HRW”, conclude Carlorecchio.

Più chiaro di così.

Sport e diritti negati

 Come era già avvenuto in occasione dell’ufficializzazione dell’ingresso in calendario del GP Arabia Saudita, anche l’annuncio dell’accordo decennale tra F1 e Qatar ha scatenato le reazioni delle associazioni che operano in difesa dei diritti umani..

 Commentando l’annuncio dell’accordo decennale, Amnesty International ha rivolto un appello ai piloti e alle scuderie di F1: ”Non è un segreto che i paesi ricchi del Medio Oriente vedano lo sport di alto livello come un mezzo per rinominare e lavare le loro immagini pubbliche, e un Gran Premio in Qatar farebbe più o meno lo stesso. I piloti e i loro team dovrebbero essere preparati a parlare dei diritti umani in Qatar in vista di questa gara, facendo la loro parte per rompere l’incantesimo del lavaggio sportivo e della gestione dell’immagine”. Nel corso di questa stagione, è già accaduto che i piloti denunciassero il proprio disappunto per la situazione del paese ospitante la gara: è accaduto a fine luglio, quando Lewis Hamilton e Sebastian Vettel criticarono la legge contro la comunità LGBTQ promossa dal parlamento ungherese.

Mondiali e sfruttamento

In vista delle partite di qualificazione per i mondiali di calcio del 2022, Amnesty International aveva sollecitato la Federazione internazionale delle associazioni calcistiche (Fifa) a usare la sua influenza presso le autorità del Qatar per porre fine alle violazioni dei diritti dei lavoratori migranti impegnati nella costruzione delle infrastrutture e degli impianti sportivi.

In una lettera al presidente Gianni Infantino, Amnesty International ha chiesto alla Fifa di onorare le proprie responsabilità per prevenire, mitigare e rimediare ai rischi di violazioni dei diritti umani relative ai mondiali di calcio del 2022 e di “usare al massimo la sua influenza” affinché il Qatar rispetti il suo programma di riforme nel campo del lavoro prima del calcio d’inizio del torneo.

Negli ultimi anni il Qatar ha adottato alcune positive riforme, anche grazie all’aumento dei controlli dopo l’assegnazione dei mondiali, ma troppo spesso la loro attuazione è risultata insufficiente col risultato che migliaia di migranti continuano a essere sottoposti a violenza e sfruttamento.

Di recente il Consiglio della shura, un organo consultivo, ha presentato una serie di raccomandazioni che, se accettate dal governo, comprometterebbero gran parte dei passi avanti ottenuti grazie alle riforme, ad esempio reimponendo limitazioni al diritto dei lavoratori di cambiare lavoro e lasciare il Qatar.

“Questi mondiali non potrebbero svolgersi senza il lavoro migrante, che costituisce il 95 per cento della forza lavoro del Qatar. Dagli stadi alle strade, dall’ospitalità alla sicurezza, lo svolgimento del torneo dipende dalla dura fatica di uomini e donne che hanno viaggiato per migliaia di chilometri per poter mantenere le loro famiglie. Ma troppo spesso questi lavoratori e queste lavoratrici hanno trovato solo violenza e sfruttamento”, ha dichiarato Steve Cockburn, direttore del programma Giustizia economica e sociale di Amnesty International.

“In quanto soggetto organizzatore, secondo gli standard internazionali la Fifa ha la responsabilità di mitigare i rischi per i diritti umani derivanti dal torneo assegnato al Qatar, compresi i rischi nei settori dell’ospitalità e dei trasporti, che hanno conosciuto un’enorme espansione proprio per facilitare lo svolgimento del torneo. Le partite di qualificazione di questa settimana ci ricordano che il tempo a disposizione perché la Fifa eserciti la sua influenza sulle autorità del Qatar sta terminando. Occorre agire ora perché i mondiali di calcio del 2022 siano un evento di cui essere fieri e non un evento macchiato dallo sfruttamento e dalla violenza sui lavoratori”, ha aggiunto Cockburn.

La sofferenza dei lavoratori per rendere possibili i mondiali di calcio

Quando la Fifa decise di assegnare i mondiali di calcio del 2022 al Qatar, sapeva o avrebbe dovuto sapere che ci sarebbero stati rischi per i diritti umani, a causa del pressoché totale affidamento del paese sul lavoro migrante. Di conseguenza, la Fifa sapeva o avrebbe dovuto sapere che i lavoratori migranti impegnati in tutti i settori relativi alla preparazione dell’evento sportivo, direttamente legati agli impianti ufficiali o meno, avrebbero patito sofferenze per renderlo possibile.

Il 15 marzo Amnesty International ha scritto alla Fifa per chiedere di rispettare le proprie responsabilità nel campo dei diritti umani. Sulla base dei Principi guida delle Nazioni su imprese e diritti umani, la Fifa deve assicurare il rispetto dei diritti umani nell’organizzazione e nello svolgimento dei mondiali di calcio, disponendo controlli indipendenti e regolari sui progetti e sugli impianti ed esercitare la diligenza dovuta nell’identificazione e nella prevenzione di ogni violazione dei diritti umani associata allo svolgimento del torneo. Soprattutto, la Fifa ha la responsabilità di assicurare che tutti i danni patiti dai lavoratori nell’ambito dei progetti relativi ai mondiali ricevano pronto rimedio, in collaborazione con le autorità del Qatar e altri organismi competenti.

“La Fifa deve far sentire la sua voce affinché il Qatar attui e rafforzi con urgenza le riforme entrate in vigore e respinga le proposte di privare i lavoratori migranti dei diritti recentemente ottenuti”, ha sottolineato Cockburn.

Un appello ai tifosi

Amnesty International è consapevole che, negli ultimi anni, la Fifa ha fatto passi avanti nell’assunzione delle proprie responsabilità: nel 2017 ha adottato la sua “Politica sui diritti umani” e nel 2019 la “Strategia congiunta di sostenibilità sui mondiali di calcio del 2022 in Qatar”. La Fifa si è impegnata a lasciare “un’eredità di standard e prassi di primo livello per i lavoratori sia in Qatar che a livello internazionale” ma le attuali e continue violazioni dei diritti dei lavoratori migranti mostrano che c’è ancora molto da fare.

Per esempio nel 2020 la Fifa ha dichiarato ad Amnesty International che “la dovuta diligenza giorno per giorno” sui diritti dei lavoratori impegnati nel settore delle costruzioni è esercitata dal Comitato supremo, l’organismo governativo che supervisiona i mondiali di calcio del 2022 in Qatar.

Questa forma di delega si è dimostrata profondamente fallimentare quando Amnesty International ha scoperto che i lavoratori migranti impegnati nella costruzione dello stadio al Bayt (valore: 770 milioni di euro) non ricevevano il salario da sette mesi. Mentre il Comitato supremo lo sapeva da quasi un anno, la Fifa ha ammesso di non esserne a conoscenza.

Varie sezioni nazionali di Amnesty International cercheranno di coinvolgere i tifosi chiedendo loro di firmare una petizione rivolta alla Fifa, affinché faccia di più per cambiare le condizioni di lavoro di coloro che stanno rendendo possibile disputare i mondiali di calcio del 2022. Nel novembre 2020 gli uffici di Amnesty International di 27 stati – tra cui l’ltalia – hanno scritto alle federazioni calcistiche nazionali sollecitandole a svolgere un ruolo attivo per assicurare che i diritti dei lavoratori migranti in Qatar siano rispettati.

La sensibilità nelle tifoserie per la situazione dei diritti umani in Qatar sta crescendo al punto tale che in alcuni paesi si chiede il boicottaggio.

“La Fifa deve prendere sul serio le preoccupazioni della comunità calcistica e assumere iniziative concrete: ha la possibilità di contribuire a rendere il Qatar un luogo migliore per i lavoratori migranti, ma le lancette dell’orologio stanno andando avanti”, ha sottolineato Cockburn.

“La Fifa e il Qatar devono adottare un robusto piano d’azione per assicurare che i lavoratori migranti impegnati in tutti i settori relativi ai mondiali di calcio siano pagati adeguatamente, trattati equamente e al riparo da comportamenti violenti dei datori di lavoro”, ha concluso Cockburn.

Ovviamente, i mondiali si faranno. E i lavoratori migranti sfruttati e vessati dai datori di lavoro protetti dal regno. Potenza dei petrodollari. 

 

 

 

 

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