La storia della latitanza di Cesare Battisti, l'uomo che l'Italia insegue da 36 anni
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La storia della latitanza di Cesare Battisti, l'uomo che l'Italia insegue da 36 anni

L'ex membro dei Proletari Armati per il Comunismo deve scontare quattro condanne per omicidio. Dal 2004 vive in Brasile, dove Lula gli concesse lo status di rifugiato.

Cesare Battisti
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30 Ottobre 2018 - 14.44


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Se il nuovo presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, lo estraderà in Italia, come promesso in campagna elettorale, potrà dirsi conclusa, dopo 36 anni, la fuga di Cesare Battisti. Classe 1954, originario di Cisterna di Latina, l’ex terrorista dei Pac (Proletari Armati per il Comunismo) ha al suo attivo in Italia quattro condanne all’ergastolo per altrettanto omicidi, compiuti tra il 1978 e il 1979.

Anche il presidente brasiliano uscente, Michel Temer, si era espresso nei mesi scorsi a favore dell’estradizione in Italia ed il 27 settembre 2017 Battisti aveva presentato ricorso al Tribunale Supremo, prima di venire arrestato il mese dopo mentre tentava di varcare la frontiera con la Bolivia. Nel 2010 era stato – con una scelta esclusivamente politica – l’allora presidente Inacio Lula da Silva a sovvertire il verdetto, ancora del Tribunale Supremo, che aveva concesso il rimpatrio di Battisti perché fosse processato in Italia. Battisti si era rifugiato in Brasile nel 2004 dopo essere scappato dalla Francia, dove per oltre 30 anni era vissuto liberamente, reinventandosi come scrittore di gialli. L’arrivo all’Eliseo di Nicolas Sarkozy aveva cambiato il regime di condiscendenza con cui l’allora presidente socialista, Francois Mitterrand, aveva accolto decine di terroristi italiani. Il 25 settembre 2017 l’Italia aveva presentato una nuova istanza per rivedere la decisione di Lula, istanza accolta da Temer. 

​Il legale del terrorista, Igor Santana, ha sostenuto di “non sapere se ci siano giustificazioni per l’arresto”. Secondo O’Globo, Battisti, avvicinato dagli agenti, aveva risposto loro in un primo momento di essere nella regione di frontiera con la Bolivia perché stava andando a pescare nelle vicinanze, ma sempre in territorio brasiliano. A quel punto il latitante è stato lasciato andare ma è stato seguito dagli agenti ed è stato poi fermato quando ha cercato di attraversare il confine con la Bolivia

  • 1979: L’ex militante ‘rosso’ viene arrestato per banda armata.
  • Anni ’80: Detenuto nel carcere di Frosinone, mentre è in corso l’istruttoria, il 4 ottobre 1981 Battisti riesce ad evadere e a fuggire in Francia. Per un anno vive da clandestino a Parigi dove conosce la sua futura moglie. Poi si trasferisce con la compagna in Messico dove nasce la sua prima figlia. Durante il soggiorno messicano i giudici italiani lo condannano in contumacia all’ergastolo per quattro omicidi. Comincia una caccia che dura 36 anni. 
  • 1990: Battisti torna a Parigi dove, nel frattempo, sono andate a vivere la moglie e la figlia. Nella capitale francese, fa il portiere di uno stabile, ma frequenta la comunità di rifugiati italiani che lì vive grazie alla cosiddetta ‘dottrina Mitterrand’: l’impegno dell’allora presidente francese a dare ospitalità ai ricercati della giustizia italiana negli anni di piombo, in cambio della rinuncia alla violenza. Intanto, Battisti termina un romanzo e si guadagna da vivere traducendo in italiano racconti di autori noir francesi. Poco tempo dopo viene però arrestato a seguito di una richiesta di estradizione del governo italiano. 
  • 1991: In aprile, dopo quattro mesi di detenzione, la Chambre d’accusation di Parigi lo dichiara non estradabile: Battisti torna libero. 
  • 1999: Gallimard pubblica nella Serie Noir il suo libro ‘Travestito da uomo’. 
  • 2002: Riparte la richiesta del governo italiano per l’estradizione. In Francia il mondo degli intellettuali della ‘gauche’ si schiera a suo favore con numerose manifestazioni. 
  • 2004: A febbraio ottiene la cittadinanza francese. Pochi giorni dopo viene arrestato e la gauche organizza una campagna contro l’estradizione, una decisione che tradirebbe la ‘dottrina Mitterrand’. L’estradizione viene concessa dalle autorità d’Oltralpe il 30 giugno 2004. A seguito di tale provvedimento, Battisti, ad agosto, fugge, torna alla latitanza e si rifugia in Brasile.
  • 2007: Viene arrestato in Brasile il 18 marzo, ma il leader dei Pac si rivolge allo Stato brasiliano e chiede lo status di rifugiato politico. 
  • 2008: Il 28 novembre il Comitato nazionale per i rifugiati del governo brasiliano, organo di prima istanza per le richieste di asilo politico, respinge la richiesta dell’ex terrorista. L’estradizione sembra più vicina. 
  • 2009: “Se torno in Italia mi ammazzano” avverte Battisti, dal carcere di Papuda, Brasilia. Il ministro della giustizia brasiliano, Tarso Genro, pochi giorni dopo gli concede lo status di rifugiato politico. La concessione dello status di rifugiato politico ha creato forti dissapori tra Italia e Brasile, tanto che il governo italiano, all’indomani della decisione di Genro, richiama l’ambasciatore in segno di protesta. Ma il Tribunale supremo federale (Stf) brasiliano, il 18 novembre, dichiara illegittimo lo status di rifugiato politico concesso dal governo. La pronuncia, 5 voti favorevoli e 4 contrari, è favorevole all’estradizione di Battisti in Italia, anche se lascia al presidente Luiz Inacio Lula da Silva la parola definitiva sulla sua effettiva esecuzione. 
  • 2010: Il 5 marzo il Tribunale di Rio de Janeiro condanna Battisti a due anni da scontare in regime di semilibertà per uso di passaporto falso. Il 16 aprile il Tribunale supremo pubblica il testo della sentenza con la quale aveva dato il via all’estradizione. La decisione finale rimane nelle mani di Lula che, nell’ultimo giorno della sua presidenza, il 31 dicembre, annuncia di non voler concedere l’estradizione sulla scia di quanto scritto dall’Avvocatura generale dello Stato che citava “clausole del trattato di estradizione in vigore tra Brasile e Italia”. Critiche da parte dell’Italia. Per il premier Silvio Berlusconi “la vicenda non è chiusa”. 
  • 2011Dilma Roussef subentra alla presidenza e ribadisce quanto deciso dal suo predecessore con una lettera al capo di Stato italiano, Giorgio Napolitano. Il 3 febbraio i legali italiani presentano all’Alta Corte due azioni giuridiche contro il ‘no’ all’estradizione, ma il 12 maggio la Procura generale brasiliana conferma il ‘no’ e invia il parere al Tribunale Supremo. Il 14 maggio la difesa di Battisti chiede al Tribunale la scarcerazione dell’ex brigatista. L’8 giugno il Tribunale federale respinge la richiesta dell’Italia di estradizione di Battisti. Il 22 giugno il Brasile concede all’ex terrorista il permesso di soggiorno nel Paese. 
  • 2015: Il 3 marzo la Giustizia federale brasiliana decide di annullare l’atto del Governo federale che consentiva la permanenza nel Paese sudamericano di Cesare Battisti. Il legale dell’italiano preannuncia ricorso. Battisti viene arrestato il 12 marzo ma scarcerato dopo 7 ore al termine dell’esame del ricorso avanzato dal proprio legale.
  • 2017: A fine settembre l’Italia torna alla carica e coglie l’occasione del cambio alla presidenza del Brasile per chiedere la revisione della decisione di Lula. A settembre il capo di Stato brasiliano, Michel Temer, si esprime a favore dell’estradizione e Battisti presenta ricorso al Tribunale Supremo nell’eventualità di una decisione sfavorevole per lui. Il 4 ottobre Battisti viene arrestato mentre tenta di fuggire in Bolivia con 25 mila dollari in valuta estero e viene scarcerato 3 giorni dopo, con l’obbligo di firma e il divieto di lasciare il distretto di Cananeia, dove era avvenuto l’arresto.
  • 2018 Il 25 aprile le misure cautelari vengono revocate dal Tribunale Supremo. Battisti è di nuovo un uomo libero. Per quanto ancora?
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