Migranti, verso il confine con il Messico marciano anche i vescovi
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Migranti, verso il confine con il Messico marciano anche i vescovi

Una delegazione di porporati in viaggio per testimoniare solidarietà agli immigrati, soprattutto ai bimbi divisi dalle famiglie e ribadire la contrarietà dei cattolici alla politica inumana di Trump

La comunione  distribuita oltre il muro che divide la frontiera americana
La comunione distribuita oltre il muro che divide la frontiera americana
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2 Luglio 2018 - 14.05


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L’America non arretra e sfida la xenofobia di Trump. Mentre manifestazioni e cortei di protesta si susseguono in tutto il paese, una delegazione di vescovi statunitensi, guidata dal presidente della Conferenza episcopale, il cardinale arcivescovo di Galveston-Houston Daniel N. DiNardo, è attesa oggi al confine con il Messico, nella diocesi di Brownsville, all’estremità meridionale del Texas, per testimoniare solidarietà agli immigrati e ribadire la contrarietà della comunità cattolica alla politica della “tolleranza zero”.

La proposta di Tobin
L’idea della visita – ricorda l’Osservatore Romano – era stata lanciata dal cardinale arcivescovo di Newark, Joseph William Tobin, durante la recente sessione di primavera della Conferenza episcopale, lo scorso 14 giugno in FloridaIn quell’occasione il cardinale Tobin aveva parlato di “cardiosclerosi e indurimento del cuore”, riferendosi alla politica di tolleranza zero che in poche settimane aveva portato all’allontanamento e alla dispersione in strutture di accoglienza di oltre 2.300 bambini, i cui genitori sono accusati di aver varcato illegalmente la frontiera degli Stati Uniti
Aiutiamo i piccoli: le telefonate della comunità cattolica.
In questo contesto, centinaia di chiamate da parte di famiglie e anche di singole persone stanno subissando il centralino della Conferenza episcopale statunitense per offrire assistenza proprio ai bambini latinoamericani separati forzatamente dai genitori al confine tra Stati Uniti e Messico.

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Ne dà conto il Catholic New Service, che riporta come soltanto il 20 giugno scorso siano arrivate più di 300 telefonate alla Commissione per i rifugiati e per i migranti, probabilmente sollecitate dalle immagini drammatiche dei bambini in lacrime, dei genitori straziati e anche forse dalla notizia che il Pentagono aveva chiesto 20.000 materassi da inviare al confine, poiché le basi militari sono diventate rifugi per gli adulti in attesa di un processo che deciderà del loro status di rifugiati o di espulsi. (ANSA).

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