Muro sì o muro no. Il dibattito sulla questione migranti tra i primi ministri serbo e ungherese Aleksandar Vucic e Viktor Orban sembra destinato a proseguire con il primo che preme per una soluzione votata al dialogo e con il secondo ancora determinato a portare avanti il progetto di costruire una recinzione.
Nonostante i due premier si siano incontrati la settimana scorsa raggiungendo un’intesa sulla cooperazione nella gestione dell’emergenza, Orban non ha nascosto come il muro, misura apertamente condannata dall’Ue, sarebbe la soluzione migliore per il suo Paese.
“Troveremo una soluzione grazie ad un’azione comune”, ha detto Vucic, aggiungendo che Belgrado e Budapest dovrebbero operare congiuntamente anche sul confine tra Serbia e Macedonia, Paese dal quale entra la maggior parte dei migranti della rotta balcanica.
Sembra che tale missione comune sia, peraltro, già iniziata. I primi pattugliamenti sul confine macedone hanno impedito l’ingresso in Serbia a 615 persone.
“I due Paesi hanno delle relezioni amichevoli – spiega Vucic – ed entrambi hanno compiuto notevoli sforzi per raggiungere tale risultato e non vogliono rovinare tutto. È facile avere buoni rapporti in tempi buoni, ma in tempi duri è bene avere alleati”.
Riemerge poi la questione delle omesse registrazioni dei migranti. Vucic lamenta il fatto che la Serbia è il terzo o il quarto Paese sulla rotta dei migranti e viene da chiedersi perché essi non vengano registrati prima. I profughi, prima di arrivare qui attraversano, infatti, Bulgaria e Grecia, due Stati membri dell’Ue e la Macedonia.
Anche al premier serbo non è rimasto altro che appellarsi alle istituzioni europee, invocando l’aiuto internazionale. Vucic ha sottolineato l’intenzione del suo Paese di voler agire in linea con le politiche europee e continuare la cooperazione con Ungheria, Austria e Germania.
Come detto Orban però vede nel muro la soluzione a tutti i problemi, una sorta di panacea contro i continui ingressi illegali dei migranti. “La costruzione della barriera non è una misura diretta contro la Serbia, ma una misura temporanea per evitare l’attraversamento illegale del confine” aveva dichiarato. Il premier ungherese ha più volte sottolineato come la situazione in cui si trova l’Ungheria sia davvero insostenibile. Al di là della questione migranti che crea un certo dissapore tra i governi di Budapest e Belgrado, i due Paesi, stando alle dichiarazione dei due primi ministri, sembrano intenzionati a mantenere dei rapporti di buon vicinato e non solo.
I progetti comuni, in ambito infrastrutturale, energetico, così come gli investimenti economici saranno, infatti, discussi prossimamente in una sessione congiunta.
La costruzione dell’alta velocità tra Budapest e Belgrado è solo l’esempio più concreto al quale si aggiungono l’interesse ungherese nel processo di privatizzazione delle aziende serbe e il sostegno di Budapest al percorso di adesione di Belgrado all’Unione europea.