Vladimr Putin che abbadona in anticipo il “G 20” di Australia, le elezioni parlamentari di medio termine negli Stati Uniti che hanno rafforzato il potere dei repubblicani al Congresso e al Senato, movimenti nel campo dell’energia e delle banche: tutt i segnali che è possibile cogliere parlano di un inasprirsi ulteriore dei rapporti fra Occidente e Russia.
Negli Stati Uniti si apre una fase in cui i repubblicani controlleranno più direttamente la politica estera ed i rapporti chiave con l’Iran, la Russia, le organizzazioni islamiche, ISIL, le relazioni con l’UE e la Cina. Il partito repubblicano può ora adesso operare attraverso i suoi “falchi” neoconservatori e interventisti e dunque nei prossimi due anni, il governo di Obama sarà caratterizzato da un conservatorismo politico più forte, il che implica una ” realpolitik” più nitida ed una più forte definizione degli e obiettivi interessi nazionali.
Dal 2 al 14 novembre l’esercitazione “Spada di ferro 2014” ha coinvolto duemila soldati di dei Paesi membri del Nord Alleanza Atlantica: Repubblica Ceca Stati Uniti d’America, Regno Unito, Canada, Lussemburgo, Ungheria, Germania e Lituani in una pianura,a circa 60 chilometri a nord di Vilnius. I rapporti tra gli Stati Uniti e la Russia dunque non promettono di migliorare, ed anzi le divergenze potrebbero notevolmente approfondirsi in una “guerra fredda” che si rifletterà sulla situazione in Europa e nelle relazioni tra l’Unione europea e la Federazione russa, ma anche su una instabilità globale se il conflitto in Ucraina continuerà anche durante il 2015.
Il presidente russo Vladimir Putin, per il secondo anno consecutivo ha superato l’omologo Barack Obama nella classifica dei più potenti leader del mondo pubblicata dalla rivista economica statunitense “Forbes”. Putin è stato giudicato il più potente nell’anno in cui la Russia ha annesso la Crimea soffiando sul fuoco del conflitto in Ucraina, e con la Cina ha concluso un accordo su un nuovo gasdotto del valore di diversi miliardi di dollari.
Invece, fra i lettori del quotidiano britannico “The Times” il personaggio che suscita maggiore ammirazione è il fondatore di “Microsoft” e filantropo Bill Gates, e dietro di lui ci sono il presidente Barack Obama e il presidente russo Vladimir Putin. Tali studi per i conservatori americani sono soltanto la prova che il Senato e il Congresso premeranno per un’azione più decisa e radicale, soprattutto in politica internazionale con una maggiore applicazione dell’alternanza fra”soft”, “duro” e il cosiddetto potere “intelligente”.
Lo scontro politico sul suolo europeo è dunque destinato a farsi più forte anche se non corrisponde né agli interessi economici nè a quelli politici dell’Unione europea, o dell’Europa in generale. La crisi ucraina ormai riguarda gli interessi geostrategici più forti degli Stati Uniti e della NATO in Europa, soprattutto ai confini orientali e settentrionali dell’Unione nei confronti della Russia.
“La NATO sarà più aggressiva in Europa orientale e questo è un chiaro messaggio per l’atteggiamento di Mosca – dice l’ambasciatore russo presso l’Alleanza, Alexander Grushko – secondo questo punto di vista la NATO manterrà una presenza costante in Oriente, dove le nostre forze ruotano spesso ruotati e costruirà e nuove strutture per la ricezione di nuove unità . Questo è un modo diretto per accendere tensioni e minare la sicurezza militare, sia a livello regionale che in tutta Europa”.
Il presidente russo Vladimir Putin a sua volta dichiara: “La guerra civile in Ucraina, vicino al confine della Russia, non si placa e nonostante gli accordi di Minsk si continua a bombardare le città ed a massacrare i civili”. Il presidente russ descrive gli eventi in Ucraina come uno dei fattori che complicano la situazione geopolitica.”Molte catene di cooperazione, comprese quelle con i partner e gli uomini d’affari ucraini sono stati fermate”, ha aggiunto Putin. D’altra parte, la forza trainante dell’Unione europea, ovvero la Germania, per bocca della cancelliera Angela Merkel dice che “non vi è alcuna possibilità di mitigare o cancellare le sanzioni imposte”, e aggiunge:”Abbiamo bisogno di più tempo per aggiornare la lista delle persone che ora ricoprono posizioni di responsabilità nella parte orientale dell’Ucraina dopo queste elezioni illegali”.
Gli Stati Uniti hanno un interesse nei Balcani e in Bosnia e Kosovo, per il controllo della Serbia, della ex Repubblica iugoslava di Macedonia e per i movimenti ISIL da e verso i Balcani , che dunque non sono scomparsi dalla mappa geopolitica e gli Stati Uniti.”Gli Stati Uniti non possono ritirarsi dai Balcani e lasciare che sia l’Europa a occuparsene – dice Carl Gershman, presidente del “National Endowment for Democracy” con sede a Washington. Sin dal suo 1984. Gershman è stato il rappresentante degli Stati Uniti per il Comitato Onu per i diritti umani durante l’amministrazione di Ronald Reagan.
Nei Balcani, gli Stati Uniti lavoreranno per bloccare gli interessi strategici della Russia, sia economici che militari che ed energetici, ricordando che i Balcani per gli Usa furono stata la carta vincente durante il mandato di Bill Clinton nella partita con Eltsin .
Una nuova politica più radicale del Senato e del Congresso sarà ovviamente in sintonia con la questione albanese nei Balcani, o l’ulteriore penetrazione del Kosovo delle istituzioni internazionali con l’allargamento dell’UE nella penisola e l’adesione del Montenegro alla NATO nel corso del 2015 . Nello stesso tempo gli Stati Uniti per cercheranno di agire in Bulgaria per tenere “congelata” l costruzione del “South Stream” e lo stesso accadrà nei rapporti con l’Ungheria, che si oppone al blocco della costruzione del gasdotto. I russi dunque non si aspettano la revoca delle sanzioni prima della fine del 2017. ed a Mosca anche la Banca centrale ha corretto le prospettive di sviluppo del Paese nei prossimi tre anni basandosi sul dal fatto che le sanzioni l’Occidente dureranno fino alla fine del periodo.
Questo si ricava anche dalla strategia di politica monetaria della banca per i prossimi tre anni, resa pubblica nei giorni scorsi e basata sul presupposto, che può essere considerato pessimista-realista, che le sanzioni occidentali in Russia si prolunghino appunto per almeno due anni.La Banca centrale russa ha nettamente abbassato le previsioni di crescita economica rispetto alla versione precedente del piano strategico pubblicato a settembre. Nella versione precedente si prevedeva la crescita di un punto percentuale per l’anno prossimo e del’1,8 per cento per il 2016 , mentre la nuova previsione della banca centrale tiene conto degli effetti negativi della crisi ucraina e della caduta dei prezzi del petrolio sull’economia nazionale.
Il ministro russo dello Sviluppo Economico, Alexei Uljukajev alla fine di ottobre ha avvertito che l’economia russa potrebbe essere in declino già dal prossimo anno se i prezzi del petrolio rimanessero all’attuale, basso livello. La banca centrale ha appena calcolato il deflusso di capitali per quest’anno a 128 miliardi di dollari, mentre nel prossimo anno si prevedono uscite per 99 miliardi ,in questo dimostrandosi leggermente più pessimista del Cremlino.L’istituto di emissione ha annunciato inoltre che si appresta a tagliare l’intervallo di riferimento del tasso di cambio del rublo russo, indebolendo la valura e riservamndosi di intervenire soltanto nel caso in cui venisse minacciata la finanziaria stabilità del Paese.
Un altro fronte di tensione si sta aprendo con la Francia per la consegna delle mavi militari “Mistral”: Parigi ha fino alla fine di novembre per fornire una prima nave da guerra alla Russia, se non vuole esporsi a “serie richieste di risarcimento – dichiara una fonte credibile all ‘agenzia RIA Novosti – ci stiamo preparando per diversi scenari, aspetteremo fino alla fine del mese e poi presenteremo le nostre richieste finanziarie”.
Il contratto da 1 miliardo e 200 milioni di euro firmato nel giugno del 2011 da Francia e Russia é al centro di un imbroglio diplomatico e militare dal momento in cui il presidente Francois Hollande ha deciso di collegare la consegna alla soluzione politica della crisi in Ucraina. Alla fine di ottobre, Mosca ha detto di essere prontA a ricevere il 14 novembre la prima di queste navi, la “Vladivostok” ma l’annuncio è stato subito smentito dal produttore e dal governo francese tra le critiche dei Paesi della NATO. Il ministro della Difesa francese ha detto Mercoledì che “nessuna data di consegna di una nave Mistral alla Russia può essere concordata in questa fase” e la spinosa questione della Mistral dovrebbe probabilmente é stata all’ordine del giorno della riunione tra il presidente francese François Hollande e il russo Vladimir Putin durante il vertice del G20 a Brisbane.
Se decidesse di consegnare queste navi, che sono un vero e proprio “coltellino svizzero” della Marina militare a causa della loro versatilità (possono trasportare 16 elicotteri, quattro mezzi da sbarco, 13 carri, uno staff di 450 fanti ed un ospedale), la Francia seminerà scompiglio in Polonia e nei paesi baltici, che si trovano in prima linea contro la Russia. Al contrario, una cancellazione potrebbe mettere Parigi nella difficile posizione del partner che non onora i suoi contratti e costerebbe caro in termini economico, soprattutto in un momento di finanze in rosso.