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Il patriarca russo Kirill I si allea con Putin nella guerra all'Ucraina e ai gay

Nelle parole del patriarca di tutte le Russie che giustificano l'invasione dell'Ucraina la voglia della sconfitta dell'Occidente e delle società aperte al mondo"

Il patriarca russo Kirill I si allea con Putin nella guerra all'Ucraina e ai gay
Il patrtarca Kirill

Riccardo Cristiano Modifica articolo

9 Marzo 2022 - 13.05


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C’è una frase agghiacciante nell’omelia pronunciata domenica 6 marzo dal patriarca ortodosso russo, Sua Beatitudine Kirill. E’ questa: “Ciò che sta accadendo oggi nell’ambito delle relazioni internazionali, quindi, non ha solo un significato politico. Stiamo parlando di qualcosa di diverso e molto più importante della politica. Stiamo parlando della salvezza umana, su dove finirà l’umanità, da che parte di Dio Salvatore, che viene nel mondo come Giudice e Creatore, a destra o a sinistra… Tutto quanto sopra detto indica che siamo entrati in una lotta che non ha senso un fisico, ma un significato metafisico”

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Per capire questo punto bisogna leggere quanto Globalist ha già pubblicato in merito alla guerra in atto e affermato nella stessa omelia dal patriarca Kirill. In quel brano, pronunciato dal patriarca prima di questo, si afferma che nel Donbass il mondo ha lasciato al proprio destino, perseguitati, i russi ora difesi da Mosca. Lo ha fatto perché si opponevano al mondo del consumo eccessivo, il mondo della “libertà” visibile, quello che impone, per entrarvi, di organizzare i Gay Pride. Che cosa sono per lui? “I gay pride sono progettati per dimostrare che il peccato è una delle variabili del comportamento umano. Ecco perché per entrare nel club di quei paesi è necessario organizzare una parata del gay pride”. Il ragionamento ha toni apocalittici: “Se l’umanità riconosce che il peccato non è una violazione della legge di Dio, se l’umanità concorda sul fatto che il peccato è una delle opzioni per il comportamento umano, allora la civiltà umana finirà lì. E le parate gay sono progettate per dimostrare che il peccato è una delle variazioni del comportamento umano”.

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Dunque nelle parole del patriarca riemerge nettamente la visione di Aleksandr Dugin, la Quarta Teoria Politica. Questa teoria fa della Russia, del popolo russo, il depositario di una tradizione opposta al liberalismo, alla società liberale, che la fonda su una certezza trascendentale, che è quella che Kirill espone. Dunque la salvezza umana passa dalla sconfitta dell’Occidente, della società aperta, del mondo cioè dove è lecito il Gray Pride. La questione è metafisica…

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E’ fin troppo evidente che il primo obiettivo è una sorta di ecumenismo contro  dell’odio, in scontro frontale con il protestantesimo tradizionale, il cattolicesimo e l’ortodossia che ha riconosciuto l’indipendenza della Chiesa ortodossa di Kiev: infatti una profonda convergenza la trova già con il grande accusatore di Francesco, quel monsignor Carlo Maria Viganò che ha tessuto le lodi di Donald Trump fino all’ultimo giorno della sua presidenza: “La crisi mondiale con cui si prepara la dissoluzione della società tradizionale ha coinvolto anche la Chiesa Cattolica, la cui Gerarchia è ostaggio di apostati cortigiani del potere. Vi fu un tempo in cui i Pontefici e i Prelati affrontavano i Re senza rispetti umani, perché sapevano di parlare con la voce di Gesù Cristo, Re dei re. La Roma dei Cesari e dei Papi è deserta e muta, come è muta da secoli la Seconda Roma di Costantinopoli. Forse la Provvidenza ha stabilito che sia Mosca, la Terza Roma, ad assumersi oggi dinanzi al mondo il ruolo di κατέχον (2Tess 2, 6-7), di ostacolo escatologico all’Anticristo. Se gli errori del Comunismo sono stati diffusi dall’Unione Sovietica, giungendo ad imporsi finanche dentro la Chiesa, la Russia e l’Ucraina possono avere oggi un ruolo epocale nella restaurazione della Civiltà Cristiana, contribuendo a portare al mondo un periodo di pace dal quale anche la Chiesa risorgerà purificata e rinnovata nei suoi Ministri”.

E’ evidente il tentativo di mettere alla sbarra il cattolicesimo conciliare, quello che ha consentito l’incontro -pur non capito da molti laicisti bramosi di scontro e di sfida- tra religione e modernità. Quando si parla di Vaticano oscurantista nonostante l’attuale Pontificato si spalancano le porte a queste posizioni. Queste affermazioni lo indicano chiaramente e si possono cogliere in tutta la loro convergenza anche con la parte islamica che contrasta la teologia della fratellanza portata avanti da Francesco con l’imam di al-Azhar e l’ayatollah al Sistani. Il no all’Occidente e alla modernità coincidono infatti anche nelle dichiarazioni dell’ayatollah Khamenei che sull’Ucraina ha dato ogni colpa all’Occidente dove regno il caos morale e sessuale. Un riferimento troppo simile alle parole Kirill per non essere colto. 

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