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La chiesa ortodossa russa non invoca la pace in Ucraina perché è una chiesa etnica che pensa solo alla Russia

Mentre da Roma Francesco ha promosso settimane di preghiera e appelli per la pace in Ucraina, dal patriarcato di Mosca e di tutte le Russia non è giunto un fiato

La chiesa ortodossa russa non invoca la pace in Ucraina perché è una chiesa etnica che pensa solo alla Russia
Il patriarca russo Kirill e Putin

Riccardo Cristiano Modifica articolo

15 Febbraio 2022 - 17.58


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C’è il rischio che scoppi la III guerra mondiale in Ucraina? Senza voler dire che qualcuno ha la palla di vetro possiamo dire che la III guerra mondiale è già scoppiata e viene combattuta a pezzi. Questi pezzi di conflitto non possono essere combattuti con la stessa metodologia, le stesse armi. Kiev non è Aleppo. Non è Aleppo perché gli ucraini sono bianchi, cristiani. Non si può impiegare la stessa retorica bellica impiegata contro gli abitanti olivastri e musulmani di Aleppo. I bombardamenti di Aleppo non possono essere replicati nello stesso identico modo bombardando Kiev. Perché l’opinione pubblica mondiale e soprattutto occidentale, alla quale Putin è molto attento, lo rifiuterebbe. 

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Quindi questo pezzo di guerra, già in atto, deve essere una guerra ibrida. I pope del Patriarcato di Mosca non andranno a benedire i Big in partenza per Kiev come hanno fatto con quelli in partenza per Aleppo. Perché non partiranno. E’ la stessa guerra, ma combattuta in scenari diversi. Ma se in Siria l’impero americano aveva deciso di ritirarsi e poteva sopportare, in Europa non ha deciso di ritirarsi, e così prospetta uno scenario bellico di tipo siriano dove non ci sarà. E’ la guerra delle propagande. Dopo aver creato la “guerra al terrorismo” nel teatro mediorientale, intestandosi la più devastante vittoria della storia moderna, quella dell’invasione dell’Iraq nel 2003, Washington ci presenta uno scenario incredibile per l’Ucraina, nascondendo la guerra che c’è per fingere di aver vinto quella che non ci sarà. In questo modo impedisce all’Europa di definirsi in un negoziato con Mosca e non ritirarsi dal teatro europeo dal quale, a differenza di quello siriano, non ha deciso di ritirarsi. Ma la guerra c’è. E’ una guerra ibrida, una cyber-guerra fatte anche di annessioni parziali che neanche si notano, quelle di ieri ( Crimea) e di domani (Donetsk). 

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Forte di un Pil pari a quello della Spagna, Vladimir Vladimirovich Putin sarà stato così ansioso di invadere Kiev? Davvero c’era il rischio che l’Ucraina entrasse nella Nato, non essendoci unanimità (come richiesto) tra i Paesi membri sul suo ingresso? Putin punterà ad altro, anche perché sapendo che moltissimi russi hanno parenti ucraini, sa che  una strage non sarebbe indolore. 

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Per capire dove vada il Cremlino, e se così fosse dovremmo dire con successo, aiuta guardare invece che al Cremlino al monastero di Danilov. E’ la sede del patriarcato di Mosca. Mentre da Roma Francesco ha promosso settimane di preghiera e appelli per la pace in Ucraina, dal patriarcato di Mosca e di tutte le Russia non è giunto un fiato. Loro hanno rotto l’unità  della Chiesa ortodossa, non hanno più relazioni con le Chiese che hanno riconosciuto l’autonomia della Chiesa in Ucraina, perché ritengono che russi, bielorussi, ucraini e anche altri siano un popolo solo: quello russo. La Chiesa ortodossa russa non si occupa di un territorio, ma di un popolo, quello russo. Dunque al pragmatico Putin interesserà il controllo dell’Ucraina orientale, a maggioranza di popolazione russofona, e la neutralizzazione del resto. 

E’, dunque, una Chiesa etnica la Chiesa russa. Una Chiesa etnica è una Chiesa che non ha interesse per i non russi che vivono in Russia, la Russia sarà dunque solo per loro. Ma si ritiene rappresentante dei russi che vivono nel resto del mondo e che devono restare nel loro passato per tutto il futuro. La patria dunque è immodificabile perché è un valore eterno, un popolo non cresce e non cambia, ma rimane un gruppo etnico, chiuso. 

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Kiev non è la capitale dell’Ucraina, ma la città del battesimo della Rus’, quando nel 988 il principe Vladimir convertì al cristianesimo se stesso e tutte le sue genti. Che lo abbia fatto per rafforzare i rapporti economici con l’Impero Bizantino a loro non interessa. Gli interessa piuttosto la leggenda apocrifa che rimase impressionato dai racconti dei suoi messi a Costantinopoli che gli dissero che a Santa Sofia sembrava di stare in paradiso. Una leggenda che partecipa del mito che Mosca sarebbe la Terza Roma. Dopo la Roma dei papi, la nuova Roma, appunto Costantinopoli, la Terza Roma, quella che non cadrà mai e che si candida a guidare per sempre la cristianità, da Mosca. 

Il patriarcato di Mosca e di tutte le Russia fu riaperto da Stalin ai tempi della II guerra mondiale, perché serviva per cementare i russi in un momento drammatico della loro storia. Non è questo il problema, quanto il rapporto ancillare con il Cremlino che da allora permane. Se Mosca deve guidare il mondo può farlo senza un imperatore o contro di lui? Se la Chiesa è etnica può il suo “papa” distinguersi dal suo imperatore? Il cristianesimo di Francesco è l’altra faccia della stessa fede. La sua Chiesa in uscita ha le mani libere , nel senso che non si lega a una parte, a un potere. Non ritiene che la vittoria di un potere sia la sua vittoria, ma cerca di curarsi del mondo senza patti a priori. Questo lo dimostra anche affidandosi alla responsabilità di tutti i politici coinvolti, per il bene dell’Ucraina e non solo della sua popolazione cattolica. 

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