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La previsione del biofisico svizzero: "Entro 2/4 settimane Omicron sarà prevalente in Europa"

Le osservazioni di Richard Neher, biofisico del Biozentrum dell'università di Basilea in Svizzera e membro della task force scientifica della Confederazione elvetica

La previsione del biofisico svizzero: "Entro 2/4 settimane Omicron sarà prevalente in Europa"
Richard Neher

globalist

13 Dicembre 2021 - 19.56


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La variante Omicron spaventa l’Europa, infatti la velocità di trasmissione che si sta registrando in Inghilterra fa vedere chiaramente come si diffonda ancor più della Delta.

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“Attualmente la variante Omicron è ancora rara in Europa. Ma se continua a diffondersi in questo modo”, il nuovo mutante di Sars-CoV-2 “sarà dominante in Europa in circa 2 o 4 settimane”.

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E’ la previsione di Richard Neher, biofisico del Biozentrum dell’università di Basilea in Svizzera e membro della task force scientifica della Confederazione elvetica, che in un’intervista pubblicata sul sito dell’ateneo sottolinea come, “al momento, i dati provenienti da Danimarca e Regno Unito mostrano che il numero di infezioni” da Omicron “raddoppia ogni 3-4 giorni circa”.

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Attraverso la piattaforma online Nextstrain, Neher e il suo team seguono in tempo reale le mosse del coronavirus pandemico. “Abbiamo più dati su Sars-CoV-2 di quanti ne abbiamo mai avuti su un singolo virus – spiega – Oggi in tutto il mondo ci sono 6 milioni di genomi completamente sequenziati”, che aumentano al ritmo di “10mila-50mila al giorno.

Tutti questi dati confluiscono in Nextstrain e ciò ci fornisce una base incredibilmente buona per le nostre analisi. Abbiamo già 1.200 sequenze per Omicron, anche se conosciamo questa variante solo da 2 settimane”, ricorda.

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“Omicron è quasi 3 volte più trasmissibile”, evidenzia l’esperto. “Tuttavia – precisa – questo non è dovuto al virus in sé, ma al fatto che sia le persone vaccinate sia quelle non vaccinate vengono infettate” dalla nuova variante, “mentre i vaccinati sono in larga misura protetti da Delta”.

Anche il dato che indica le infezioni da Omicron come in apparenza più lievi, meno a rischio di malattia grave, secondo Neher non dipende tanto dalle caratteristiche del mutante: “Molte persone infettate da Omicron hanno già avuto Covid-19 o sono state vaccinate”, osserva, e “questo è probabilmente il motivo principale della minore gravità dei sintomi”.

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Un elemento che dovrebbe alimentare ulteriormente la fiducia nei vaccini: “Vi sono prove crescenti che la vaccinazione continua a proteggere almeno contro la malattia grave”, rimarca lo scienziato, anche se “secondo le attuali conoscenze una protezione completa non viene più fornita”.

Però “una terza dose può aumentare i livelli di anticorpi e questo incremento può in una certa misura compensare” la capacità di Omicron di ‘sfuggire’ in qualche modo all’immunità, conferma l’esperto esortando ad aderire al booster.

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