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Se Big Pharma e i paesi ricchi non aiuteranno i poveri il Covid non finirà mai

 È quanto denunciano Oxfam e Emergency, membri della People’s Vaccine Alliance (PVa), ad un anno dalla somministrazione della prima dose del vaccino Pfizer/BioNTech nel Regno Unito.

Se Big Pharma e i paesi ricchi non aiuteranno i poveri il Covid non finirà mai
Covid in Africa

Umberto De Giovannangeli

6 Dicembre 2021 - 17.03


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Il rifiuto delle aziende farmaceutiche di condividere scienza e tecnologia e la mancanza di azione da parte dei Paesi ricchi, per garantire l’accesso ai vaccini a livello globale, hanno generato le condizioni ideali per la diffusione di nuove varianti come Omicron.

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 È quanto denunciano Oxfam e Emergencymembri della People’s Vaccine Alliance (PVa), ad un anno dalla somministrazione della prima dose del vaccino Pfizer/BioNTech nel Regno Unito.

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 Da allora molta strada è stata fatta e sono state vaccinate oltre tre miliardi di persone. Tuttavia, mentre paesi come Italia, Regno Unito e Canada hanno acquistato dosi sufficienti per vaccinare completamente la loro intera popolazione, in Africa sub-sahariana con l’attuale quantità di dosi disponibili è possibile vaccinare solo 1 persona su 8.

Il tutto, mentre nel Regno Unito ha ricevuto la terza dose un numero di persone quasi uguale al totale completamente vaccinato in tutti i Paesi a basso reddito; in l’Italia quasi la metà (oltre 8 milioni e mezzo di persone). Per fare un esempio, nel nostro Paese hanno già ricevuto la cosiddetta dose “booster”, un numero di persone quasi 9 volte superiore ai cittadini totalmente vaccinati in un paese come l’Uganda.

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 Cambiare rotta

Di fronte a questo scenario, quindi l’appello urgente alle aziende farmaceutiche e ai paesi ricchi a cambiare rotta prima che sia troppo tardi, prevedendo: l’approvazione immediata della sospensione alle norme sulla proprietà intellettuale per porre fine al controllo monopolistico delle aziende farmaceutiche su vaccini, test e trattamenti Covid-19. L’Organizzazione mondiale del commercio (Oms) deve riunirsi urgentemente e discutere la proposta di sospensione per ottenere finalmente un accordo tra gli stati membri; il riconoscimento di tutti i vaccini come beni pubblici globali, comprese le nuove versioni che potranno essere progettate per combattere la variante Omicron; la condivisione di “ricette” e know-how con i produttori di tutto il mondo tramite l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

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L’allarme inascoltato degli epidemiologi

“La variante Omicron si è sviluppata perché non siamo riusciti a condurre una vera campagna di vaccinazione globale. – rimarcano Sara Albiani, policy advisor sulla salute globale di Oxfam Italia e Rossella Miccio, presidente di Emergency – È un campanello d’allarme che non si può più non ascoltare, la vendita dei vaccini ha portato enormi profitti alle aziende farmaceutiche, ma finché miliardi di persone continueranno a non essere immunizzate il virus continuerà a mutare”.

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Lo scorso marzo la Pva ha condottoun sondaggio tra 77 gli epidemiologi di alcune delle principali istituzioni accademiche del mondo, da cui era emerso chiaramente come senza una vera campagna di vaccinazione globale, fosse altissimo il rischio che si sviluppassero nuove mutazioni del virus, che avrebbero reso sempre meno efficaci gli attuali vaccini.

“Di fronte alla minaccia rappresentata dalla nuova variante Omicron, è chiaro che non possiamo pensare nemmeno lontanamente di uscire dalla pandemia solo con le dosi booster, lasciando buona parte del mondo in via di sviluppo indietro. Se non vacciniamo il più rapidamente possibile tutti i Paesi, ci troveremo di fronte a ondate di nuove varianti. Pfizer, Moderna, BioNTech e gli altri produttori devono cambiare rotta prima che sia troppo tardi. – continuano Albiani e Miccio – Qual è il senso di sviluppare nuovi vaccini in 100 giorni se poi questi sono venduti in quantità limitate ai migliori offerenti, magari a prezzi più alti degli attuali e lasciando ancora una volta le nazioni povere in fondo alla fila? Non possiamo correggere gli errori degli ultimi 21 mesi, ma abbiamo bisogno che i Paesi ricchi affrontino la pandemia in modo diverso, imponendo alle aziende farmaceutiche di condividere la loro tecnologia e le loro competenze con i produttori qualificati in tutto il mondo, in modo da poter vaccinare chiunque e porre finalmente fine a questa pandemia.”

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L’Europa continua a proteggere in modo miope i propri interessi, mentre l’Italia tentenna

In una dichiarazione inviata nei giorni scorsi ai negoziatori dell’Unione Europea e agli Stati membri, la People’s Vaccine Alliance, assieme ad altre 170 associazioni, Ong e sindacati, ha criticato l’opposizione dell’Unione Europea alla sospensione temporanea delle regole riguardanti la proprietà intellettuale.  “La posizione dell’UE è una minaccia per tutti noi – concludono Albiani e Miccio – Durante l’ultima settimana la Norvegia si è unita agli oltre 100 Paesi che sostengono la sospensione dei brevetti. Nel frattempo però, il presidente Emmanuel Macron ha ritirato l’adesione iniziale della Francia, una decisione assurda quanto pericolosa data l’emersione di una nuova variante. Mentre dal canto suo l’Italia continua a nicchiare, senza assumere una posizione netta sulla questione nonostante il Parlamento italiano, così come quello europeo, a più riprese abbia chiesto al Governo di sostenere la sospensione dei brevetti”.

 La tragedia in numeri

Dall’inizio della pandemia a livello globale i morti sono stati 4.5 milioni, secondo le stime ufficiali. Tuttavia proprio di pochi giorni fa è l’aggiornamento delle stime elaborate dall’Economist secondo cui le morti in eccesso a livello globale dall’inizio della pandemia, hanno raggiunto un totale di 15 milioni . Quattro sono le varianti potenzialmente in grado di “bucare” i vaccini e monitorate dall’Oms: Alpha, Beta, Gamma e Delta.

A maggio, il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus aveva chiesto un impegno globale per assicurare che entro fine settembre in ogni paese del mondo la copertura vaccinale fosse del 10%, obiettivo di per sé bassissimo e che comunque in molti paesi non sarà possibile raggiungere se si conferma il trend attuale.

Il fallimento dell’iniziativa Covax: nel 2021 sarà vaccinata appena il 23% della popolazione dei Paesi in via sviluppo.

Anche il Covax, l’iniziativa che dovrebbe consentire ai Paesi in via di sviluppo l’accesso ai vaccini, ha pagato le dosi di Pfizer/BioNTech in media 5 volte di più del loro potenziale costo di produzione, faticando per avere le forniture necessarie in tempi brevi perché i Paesi più ricchi, disposti a pagare prezzi molto più alti, hanno avuto di fatto la precedenza nell’acquisto e nella contrattazione con le case farmaceutiche produttrici. Un meccanismo perverso che ha portato a un enorme fallimento: secondo le stime della Pva infatti i soldi spesi fino ad oggi dal Covax sarebbero stati sufficienti a garantire un ciclo di vaccinazione completa ad ogni persona nei Paesi a basso e medio redditose i prezzi garantiti fossero stati equi e a fronte di un’offerta sufficiente di dosi.Al contrario, nella migliore delle ipotesi, con il Covax sarà vaccinato appena il 23% della popolazione dei Paesi in via di sviluppo entro la fine del 2021.

 La corsa al rialzo dei prezzi: i richiami per le varianti potrebbero costare fino a 175 dollari a dose, 148 volte il costo stimato di produzione

La corsa al rialzo continuo dei prezzi purtroppo non sembra arrestarsi nemmeno ora, nonostante l’acquisto di un numero senza precedenti di dosi a livello globale, che avrebbe dovuto produrre una progressiva riduzione del costo dei vaccini. L’Unione Europea ha ad esempio pagato ancora di più per gli ultimi ordini da Pfizer/BioNTech.Un trend che continuerà in assenza di un’azione dei governi, spinto dalla possibilità che siano necessarie dosi di richiamo per gli anni a venire a causa dello sviluppo di nuove varianti. Il Ceo di Pfizer ha suggerito che si potrà arrivare fino a 175 dollari per dose, ossia 148 volte il potenziale costo di produzione.

 Il report di Pva  dpocumenta anche altri esempi dei prezzi eccessivi pagati fino ad ora: l’Unione Africana per il vaccino Pfizer/BioNTech sta pagando 6,75 dollari a dosche – per quanto risulti essere il prezzo più basso dichiarato dalle aziende produttrici – è ancora quasi 6 volte il potenziale costo di produzione. In altre parole, una dose costa più di quanto l’Uganda spenda per la salute di ogni cittadino in un anno intero; il prezzo più alto per i vaccini Pfizer/BioNTech è stato pagato da Israele con 28 dollari a dose, quasi 24 volte il potenziale costo di produzione;    l’Unione Europea potrebbe aver pagato, per 1,96 miliardi di dosi, ben 31 miliardi di euro in più rispetto ai potenziali costi di produzione;     Moderna ha praticato prezzi da 4 a 13 volte superiori rispetto ai costi di produzione stimati, facendo pagare al Sud Africa un prezzo tra 30 e 42 dollari a dose;    la Colombia, che è stata gravemente colpita dal Covid, ha pagato il doppio del prezzo pagato dagli Usa per i vaccini Moderna.Per l’acquisto dei vaccini Pfizer/BioNtech e Moderna si stima abbia pagato 375 milioni di dollari in eccesso.

Quanto stanno guadagnando top manager e azionisti di Big Pharma

Mentre si rischia una catastrofe economica globale, con perdite stimate dall’International Chamber of Commerce fino a oltre 9.000 miliardi di dollari nel 2021, le fortune di top manager e azionisti delle aziende produttrici sono cresciuti a dismisura.  Il fondatore di BioNTech, Ugur Sahin, ora detiene un patrimonio di 5,9 miliardi di dollari, mentre l’amministratore delegato di Moderna Stephane Bancel vale 5,2 miliardi e ha già incassato, dall’inizio della pandemia, oltre 142 milioni di dollari dalla vendita di parte delle azioni possedute.

L’allarme Oms-Unicef

Secondo I dati ufficiali pubblicati oggi da Oms e Unicef, 23 milioni di bambini non hanno ricevuto I vaccini di base attraverso i servizi di immunizzazione di routine nel 2020, circa 3,7 milioni in più rispetto al 2019. Questi ultimi dati sull’immunizzazione dell’infanzia nel mondo, le prime stime ufficiali che riflettono l’interruzione dei servizi globali a causa del Covid-19, mostrano che la maggior parte dei paesi lo scorso anno ha fatto registrare un calo nei tassi di vaccinazione infantile.  

La maggior parte di questi – 17 milioni di bambini – probabilmente non riceverà un vaccino singolo durante quest’anno, ampliando le già immense diseguaglianze nell’accesso ai vaccini. Molti di questi bambini vivono in comunità colpite da conflitti, aree remote con scarsi servizi, insediamenti informali o slum dove affrontano deprivazioni multiple compreso l’accesso limitato a servizi sanitari di base e servizi sociali fondamentali.  

L’interruzione dei servizi di immunizzazione è stata diffusa nel 2020, con le regioni Oms del Sud-est Asiatico e del Mediterraneo Orientale fra le più colpite. Poiché l’accesso ai servizi sanitari e la copertura vaccinale sono stati ridotti, il numero di bambini che non hanno ricevuto la prima vaccinazione è aumentato in tutte le regioni. Rispetto al 2019, 3,5 milioni di bambini in più non hanno ricevuto la prima dose di vaccino per difterite, tetano e pertosse (Dtp1-) e 3 milioni di bambini in più non hanno ricevuto la prima dose contro il morbillo.  In tutte le regioni, numeri sempre più alti di bambini non hanno ricevuto le prime dosi di vaccino nel 2020; molti altri milioni non riceveranno I vaccini successivi.  

I dati mostrano che nei paesi a medio reddito si registra un aumento dei bambini non protetti – bambini che non hanno ricevuto nemmeno una dose di vaccino. In India in particolare si è registrato un brusco calo, con la copertura di Dtp-3 diminuita dal 91% all’85%. 

Alimentato da mancanza di fondi, disinformazione sui vaccini, instabilità e altri fattori, un quadro preoccupante sta emengendo anche nella regione dell’Oms delle Americhe, in cui la copertura vaccinale continua a calare. Solo l’82% dei bambini sono pienamente vaccinati con il vaccino Dtp, un calo dal 91% nel 2016. 

“Anche se i paesi chiedono a gran voce di ricevere i vaccini per il Covid-19, abbiamo fatto passi indietro su altre vaccinazioni, lasciando i bambini a rischio di malattie devastanti ma prevenibili come il morbillo, la polio o la meningite”, dichiara Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore generale dell’Oms. “Focolai multipli di malattie sarebbero catastrofici per le comunità e i sistemi sanitari che stanno già combattendo il Covid-19, rendendo più urgente che mai investire nella vaccinazione infantile e garantire che ogni bambino venga raggiunto.” 

“Questi dati rappresentano un chiaro allarme – la pandemia da Covid-19 e le relative interruzioni ci sono costate terreno prezioso che non possiamo più permetterci di perdere – e le conseguenze saranno pagate in termini di vite e benessere dei più vulnerabili,” rimarca Henrietta Fore, Direttore generale Unicef.“Anche prima della pandemia, c’erano segnali preoccupanti secondo cui stavamo iniziando a perdere terreno nella lotta per immunizzare tutti I bambini contro malattie dell’infanzia prevenibili, anche con la diffusione di epidemie di morbillo due anni fa. La pandemia ha peggiorato la situazione. Con l’equa distribuzione dei vaccini per il Covid-19 in prima linea nella mente di tutti, dobbiamo ricordare che la distribuzione dei vaccini è sempre stata iniqua e non deve più esserlo”.

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