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I don Abbondio del G20: tante chiacchiere sul Covid ma nessuna azione contro Big Pharma.

Forse ci sarà la terza dose. Forse. Basta pagare. Di certo c’è che ne saranno esclusi i Paesi più poveri.  Ci voleva coraggio e schiena dritta per decidere la sospensione dei monopoli di Big Pharma

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Covid in Africa

Umberto De Giovannangeli

7 Settembre 2021


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Forse ci sarà la terza dose. Forse. Basta pagare. Di certo c’è che ne saranno esclusi i Paesi più poveri.  Ci voleva coraggio e schiena dritta per decidere la sospensione dei monopoli di Big Pharma, per garantire l’accesso ai vaccini ai Paesi a basso reddito, dove solo l’1,4% della popolazione ha ricevuto una dose. Ma il coraggio non puoi infonderlo a chi non ce l’ha. La riprova è la conclusione della Ministeriale Salute del G20 di ieri. 

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I Don Abbondio del G20

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A sottolinearlo, in una dichiarazione congiunta, sono Sara Albiani policy advisor sulla salute globale di Oxfam Italia e Rossella Miccio, presidente di Emergency.

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 Nella risposta alla pandemia, in termini di accesso globale ai vaccini, nessun passo decisivo e concreto è stato impresso per la definizione di strategie e strumenti di medio e lungo periodo, che di fronte a future pandemie, permettano di cambiare il paradigma e mettere fine alle vergognose disuguaglianze nell’accesso alle cure e ai vaccini”.

 I dati sono eloquenti, come ha riconosciuto il Presidente Draghi in occasione del G20 Compact with Africa: nei Paesi ad alto reddito quasi il 60% della popolazione ha ricevuto almeno una dose, mentre in quelli a basso reddito appena l’1,4%.

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Si parla di fallimento morale, il British Medical Journal è arrivato a chiedersi se non possa essere considerato un crimine contro l’umanità. Ma si tratta anche di un fallimento di politica sanitaria globale: vaccinare solo una fetta (per altro minoritaria) della popolazione mondiale e lasciare che il virus circoli indisturbato nei Paesi a basso e medio reddito, semplicemente significa lasciare le porte aperte a pericolose varianti. E infine è un fallimento economico. Recente è il report dell’Economist, sull’impatto della disuguaglianza nell’accesso ai vaccini contro il Covid 19, che costerà all’economia globale 2,3 trilioni di dollari nel periodo 2022-25.

“L’inerzia dei governi è inaccettabile. –  hanno aggiunto Albiani e Miccio –  La dichiarazione adottata dalla Ministeriale Salute, al netto di importanti dichiarazioni di principio, per altro condivisibili, sui vaccini come bene pubblico globale, non offre risposte concrete alla sfida più drammatica e urgente posta dalla pandemia. Abbiamo bisogno adesso di soluzioni, di un vaccino per tutti ovunque, non di un vaccino per pochi a difesa degli interessi di alcuni. Nella migliore delle ipotesi, un posizionamento più chiaro in proposito sarà demandato al summit dei leader del G20 di fine ottobre. Nella peggiore, si continuerà a navigare a vista, perpetrando il sistema vigente: Covax, donazioni delle dosi (iniziative lodevoli, ma al momento insufficienti), licenze volontarie e generico supporto al trasferimento tecnologico”.

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È una corsa contro il tempo, nella quale siamo già drammaticamente in ritardo. Servono soluzioni più incisive, coraggiose, che rivedano il sistema monopolistico che tutela la proprietà intellettuale delle case farmaceutiche, che sostengano con forza il trasferimento di tecnologie e know-how, che intervengano a supporto della capacità produttiva a livello globale. 

L’appello inascoltato di India e Sud Africa, mentre si contano già 4,5 milioni di vittime e 4 varianti in grado di “bucare” i vaccini

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Ormai un anno fa India e Sud Africa hanno presentato all’Organizzazione Mondiale del Commercio una proposta di sospensione dei brevetti; più di un anno fa l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato la prima “call to action” per la condivisione della tecnologia e del know-how sui vaccini Covid-19. Nel frattempo il virus continua a circolare, le persone a morire e i vaccini a scarseggiare.

La tragedia in numeri

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Dall’inizio della pandemia a livello globale i morti sono stati 4.5 milioni, secondo le stime ufficiali. Tuttavia proprio di pochi giorni fa è l’aggiornamento delle stime elaborate dall’Economist secondo cui le morti in eccesso a livello globale dall’inizio della pandemia, hanno raggiunto un totale di 15 milioni . Quattro sono le varianti potenzialmente in grado di “bucare” i vaccini e monitorate dall’Oms: Alpha, Beta, Gamma e Delta.

A maggio, il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus aveva chiesto un impegno globale per assicurare che entro fine settembre in ogni paese del mondo la copertura vaccinale fosse del 10%, obiettivo di per sé bassissimo e che comunque in molti paesi non sarà possibile raggiungere se si conferma il trend attuale.

L’appello ai leader del G20

“Ci appelliamo ai leader del G20 perché possano recuperare nel summit finale il coraggio e l’ambizione per intraprendere un reale cambio di rotta adottando misure, come la sospensione dei monopoli sui vaccini, la condivisione della tecnologia e del know-how, che possano disinnescare la spirale di disuguaglianza nell’accesso alle cure che la pandemia ha ulteriormente esacerbato, rendendo così attuale e non solo dichiarato il principio dei vaccini come bene pubblico globale”, concludono Albiani e Miccio.

Un bene non disponibile per centinaia di milioni di persone. 

 Il profitto criminale

Il costo della vaccinazione globale con gli innovativi vaccini a mRNA – sostenuto dall’iniziativa Covax dell’Organizzazione Mondiale della Sanità – potrebbe essere almeno 5 volte più basso, se i colossi farmaceutici non godessero dei monopoli sui brevetti dei vaccini Covid. Condizione che ha fatto pagare ai Paesi ricchi fino a 24 volte il costo stimato di produzione.

 È la denuncia lanciata sempre da Oxfam e Emergencymembri della People’s Vaccine Alliance (Pva) con Unaids e quasi altre 70 organizzazioni, attraverso un nuovo rapporto.  Dossier che rivela come solo Pfizer/BioNTech e Moderna nel 2021 potrebbero far pagare agli stati 41 miliardi di dollari in più, rispetto al costo di produzione stimato dei vaccini a tecnologia mRNA Nonostante per il loro sviluppo le stesse aziende abbiano ricevuto oltre 8,25 miliardi di finanziamenti pubblici . Nuove analisi delle tecniche di produzione dei vaccini di tipo rMNA, messi in commercio da Pfizer/BioNTech e Moderna – realizzate da Public Citizen con ingegneri dell’Imperial College e pubblicate nel rapporto – rivelano infatti che questi vaccini potrebbero essere realizzati in media con un costo che varia da appena 1,18 a 2,85 dollari a dose.

 Solo l’Italia fino ad oggi per questi due vaccini avrebbe speso 4,1 miliardi di euro in più di denaro dei contribuenti. Risorse che potrebbero essere investite per rafforzare il sistema sanitario nazionale, consentendo, ad esempio: di allestire oltre 40 mila nuovi posti di terapia intensiva (ad oggi sono poco più di 8.500); oppure di assumere oltre 49 mila nuovi medici (ad oggi sono poco più di 100 mila quelli dipendenti del Sistema Sanitario Nazionale) 

 Anche il Regno Unito avrebbe pagato 1,8 miliardi di sterline in più, sufficienti a garantire un bonus di oltre 1000 sterline a ciascun operatore del Sistema Sanitario Nazionale. La Germania avrebbe potuto risparmiare 5,7 miliardi di euro, che avrebbe consentito di assumere 100.000 nuovi operatori sanitari.

 Nel frattempo, mentre meno dell’1% delle persone nei Paesi a basso-medio reddito è stata vaccinata e le varianti corrono, i CEO di Moderna e BioNTech con i profitti realizzati sono diventati miliardari. E le due aziende – nonostante il rapido aumento dei decessi nei Paesi in via di sviluppo – hanno venduto oltre il 90% dei loro vaccini ai paesi ricchi, facendo pagare a tutti i Governi del mondo da 4 fino a 24 volte il potenziale costo di produzione per dose.

“In tanti Paesi gli operatori sanitari in prima linea continuano a perdere la vita. – denuncia Winnie Byanyima, Direttore Esecutivo di Unaids – Solo in Uganda ne sono morti più di 50 in appena due settimane. Mi ricorda quando morivano milioni di persone di Hiv, perché i prezzi dei farmaci erano troppo alti. Nei Paesi dove sono state fatte più vaccinazioni, però vengono salvate tantissime vite, anche se la variante Delta si diffonde, e così deve essere ovunque. È criminale che la maggior parte dell’umanità stia ancora affrontando questa crudele malattia senza protezione, perché i monopoli farmaceutici e il profitto vengono messi al primo posto”.

 Il fallimento dell’iniziativa Covax: nel 2021 sarà vaccinata appena il 23% della popolazione dei Paesi in via sviluppo.

Anche il Covax, l’iniziativa che dovrebbe consentire ai Paesi in via di sviluppo l’accesso ai vaccini, ha pagato le dosi di Pfizer/BioNTech in media 5 volte di più del loro potenziale costo di produzione, faticando per avere le forniture necessarie in tempi brevi perché i Paesi più ricchi, disposti a pagare prezzi molto più alti, hanno avuto di fatto la precedenza nell’acquisto e nella contrattazione con le case farmaceutiche produttrici. Un meccanismo perverso che ha portato a un enorme fallimento: secondo le stime della Pva infatti i soldi spesi fino ad oggi dal Covax sarebbero stati sufficienti a garantire un ciclo di vaccinazione completa ad ogni persona nei Paesi a basso e medio redditose i prezzi garantiti fossero stati equi e a fronte di un’offerta sufficiente di dosi. Al contrario, nella migliore delle ipotesi, con il Covax sarà vaccinato appena il 23% della popolazione dei Paesi in via di sviluppo entro la fine del 2021.

 La corsa al rialzo dei prezzi: i richiami per le varianti potrebbero costare fino a 175 dollari a dose, 148 volte il costo stimato di produzione

La corsa al rialzo continuo dei prezzi purtroppo non sembra arrestarsi nemmeno ora, nonostante l’acquisto di un numero senza precedenti di dosi a livello globale, che avrebbe dovuto produrre una progressiva riduzione del costo dei vaccini. L’Unione Europea ha ad esempio pagato ancora di più per gli ultimi ordini da Pfizer/BioNTech.  Un trend che continuerà in assenza di un’azione dei governi, spinto dalla possibilità che siano necessarie dosi di richiamo per gli anni a venire a causa dello sviluppo di nuove varianti. Il Ceo di Pfizer ha suggerito che si potrà arrivare fino a 175 dollari per dose, ossia 148 volte il potenziale costo di produzione.

 Il report di Pva riporta anche altri esempi dei prezzi eccessivi pagati fino ad ora: l’Unione Africana per il vaccino Pfizer/BioNTech sta pagando 6,75 dollari a dosche – per quanto risulti essere il prezzo più basso dichiarato dalle aziende produttrici – è ancora quasi 6 volte il potenziale costo di produzione. In altre parole, una dose costa più di quanto l’Uganda spenda per la salute di ogni cittadino in un anno intero; il prezzo più alto per i vaccini Pfizer/BioNTech è stato pagato da Israele con 28 dollari a dose, quasi 24 volte il potenziale costo di produzione;    l’Unione Europea potrebbe aver pagato, per 1,96 miliardi di dosi, ben 31 miliardi di euro in più rispetto ai potenziali costi di produzione;     Moderna ha praticato prezzi da 4 a 13 volte superiori rispetto ai costi di produzione stimati, facendo pagare al Sud Africa un prezzo tra 30 e 42 dollari a dose;    la Colombia, che è stata gravemente colpita dal Covid, ha pagato il doppio del prezzo pagato dagli Usa per i vaccini Moderna. Per l’acquisto dei vaccini Pfizer/BioNtech e Moderna si stima abbia pagato 375 milioni di dollari in eccesso.

I dati sono pubblici. I rapporti, documentati. Così come le denunce 

Delle stesse Agenzie delle Nazioni Unite. Tutto è sotto la luce del sole mediatico. Quello che manca è il coraggio di sfidare i colossi farmaceutici. E il coraggio, scriveva Manzoni…

 

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