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I cittadini ai leader G7: i vaccini bene comune globale. No alla "dittatura" di Big Pharma

Il risultato del sondaggio pubblicato dalla People’s Vaccine Alliance in occasione del G7 esteri e sviluppo e della riunione del Consiglio generale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio

Vaccini in Africa
Vaccini in Africa

Umberto De Giovannangeli

5 Maggio 2021 - 16.51


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Quando si dice che i cittadini sono molto più “avanzati”, sotto ogni punto di vista, da coloro che li governano. Una riprova eclatante è che a stragrande maggioranza dei cittadini nei paesi del G7, in media 7 su 10, chiede ai propri governi di agire affinché i colossi farmaceutici rinuncino ai diritti di proprietà intellettuale sui vaccini Covid, rendendo pubbliche la formulazione e la tecnologia per consentirne sviluppo e produzione in altri paesi.

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 È il risultato del sondaggio pubblicato oggi dalla People’s Vaccine Alliance, di cui Oxfam ed Emergency sono membri, in occasione del G7 esteri e sviluppo in programma a Londra e della riunione del Consiglio generale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), che si terrà in forma virtuale.

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 Il 70% dell’opinione pubblica dei paesi del G7, ritiene che le aziende farmaceutiche – equamente ricompensate per lo sviluppo e la produzione – debbano rinunciare ai brevetti sui vaccini. Sono i cittadini italiani ad esprimersi in modo più netto, con l’82% degli intervistati favorevole alla sospensione della proprietà intellettuale, seguono Canada con il 76%, Regno Unito 74%, Germania 70%, Usa 69%, Francia 63% e Giappone 58%.

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 Un’indicazione chiara che arriva mentre i paesi del G7 continuano a difendere i monopoli di Big Pharma sui brevetti e il numero di vittime in India raggiunge dimensioni catastrofiche.

 India e Sud Africa inascoltati

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Più di 100 paesi, guidati da India e Sud Africa, hanno avanzato all’OMC una richiesta di sospensione (waiver) dei diritti di proprietà intellettuale detenuti dalle case farmaceutiche su terapie, test diagnostici e vaccini Covid-19, per tutta la durata della pandemia. Una proposta che però ha incontrato l’opposizione di Stati Uniti – attenuata dalle recenti dichiarazioni dell’amministrazione Biden – Regno Unito, Giappone, Canada e Unione Europea, al punto che India e Sud Africa hanno deciso di lavorare a una revisione della richiesta di waiver da sottoporre all’OMC.

 88 miliardi di finanziamenti pubblici a Big Pharma

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Nessuna azienda produttrice di un vaccino approvato dalle autorità regolatorie ha aderito al Covid-19 Technology Access Pool (C-TAP), iniziativa lanciata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per favorire la condivisione di formulazioni, conoscenze e dati sui vaccini a livello globale. Ciò appare tanto più inaccettabile – sottolineano le due organizzazioni – se si tiene in considerazione che Moderna, Pfizer/BioNtech, Johnson&Johnson, Novovax e Oxford/ AstraZeneca hanno ricevuto miliardi di finanziamenti pubblici e preordini garantiti. Secondo le stime, a livello globale, la ricerca e lo sviluppo dei vaccini è stata finanziata dal settore pubblico con circa 88 miliardi di dollari, con Oxford/AstraZeneca che esiste grazie a un contributo pubblico pari al 97%. 

 “Ogni giorno, migliaia di persone nei paesi a basso e medio reddito muoiono, mentre i Paesi ricchi si sono accaparrati gran parte della fornitura globale di vaccini, difendendo i propri privilegi, a scapito del resto del mondo. – rimarcano Sara Albiani, policy advisor per la salute globale di Oxfam Italia e Rossella Miccio, Presidente di Emergency – I leader del G7 devono affrontare la realtà: ad oggi, non abbiamo abbastanza vaccini per tutti e il maggior ostacolo a una campagna di vaccinazione globale restano i diritti di proprietà intellettuale detenuti da Big Pharma. Vaccinando semplicemente la propria popolazione i paesi del G7 non potranno dirsi al sicuro. Basta guardare all’India o seguire il parere dei 77 epidemiologi interpellati dalla PVA, secondo cui lo sviluppo di nuove varianti rischia di rendere inefficaci gli attuali vaccini entro il prossimo anno, se non si penserà seriamente all’immunizzazione nei paesi poveri. Per questo chiediamo ai leader del G7 di anteporre la salute di tutti al profitto di pochi”.

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 Un appello per una decisa inversione di rotta, prima che sia troppo tardi, condivisa anche da 150 leader religiosi di tutto il mondo – tra cui il cardinale Peter Turkson, prefetto del dicastero vaticano per lo Sviluppo Umano Integrale, Rowan Williams, già arcivescovo di Canterbury, Thabo Makgoba, arcivescovo anglicano di Città del Capo e i francescani di Assisi – che stanno chiedendo proprio ai leader del G7 di rendere effettivamente il vaccino anti-Covid “un bene comune globale”.

 L’appello all’Italia

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“L’Italia, come membro del G7 e presidente di turno del G20, può e deve guidare la comunità internazionale verso percorsi coraggiosi e responsabili che mettano al centro la salute pubblica e la tutela degli interessi collettivi,  – concludono Albiani e Miccio – riaffermando con forza, in tutte le sedi competenti, il principio del vaccino come bene pubblico globale e intraprendendo azioni concrete per la sua realizzazione: nessun piano di sviluppo economico, di rafforzamento del welfare, di potenziamento dei servizi sanitari potrà aver senso se la pandemia non sarà arginata ora a livello globale. Il Governo deve quindi ascoltare il Parlamento, che si è espresso, anche di recente, a favore di un impegno da parte dell’Italia nel sostenere le iniziative internazionali che portino ad una sospensione temporanea dei brevetti e quindi ad un incremento globale della produzione di vaccini”.

Torta miliardaria

Da zero a oltre 50 miliardi di dollari a livello globale solo nel 2021. È quanto vale in termini di ricavi il mercato dei vaccini per il Covid19, sulla base dei contratti di fornitura noti finora e dei dati divulgati dai produttori. L’affare del secolo per le case farmaceutiche. Senza contare il russo Sputnik V e i vaccini cinesi. E senza contare quelli ancora in fase di sperimentazione che arriveranno sul mercato solo verso la fine dell’anno. Un valore che potrebbe addirittura crescere nei prossimi anni, con la ripetizione delle campagne vaccinali di massa e il venir meno del «prezzo pandemico», ovvero un prezzo calmierato dagli stessi produttori per contrastare gli effetti dell’emergenza sanitaria in corso.

La fetta più grande di questa gigantesca torta andrà a Pfizer-BioNTech. È suo il primo vaccino che ha ottenuto il via libera nei principali paesi ed è arrivato sul mercato già alla fine dello scorso anno. Secondo quanto ha reso noto la casa americana qualche giorno fa, i ricavi del vaccino sono attesi a 15 miliardi di dollari nel 2021. Il colosso americano – che si dice pronto a produrre fino a 2 miliardi di dosi quest’anno – dividerà i ricavi lordi al 50% con il proprio partner tedesco. Tolti costi di produzione e distribuzione, Pfizer si attende un margine di guadagno netto che va dal 25 al 30%.

Il vero business, però, dovrebbe arrivare in futuro: Pfizer ritiene infatti sempre più probabile che per combattere il virus – e tutte le sue varianti – sarà necessario somministrare richiami annuali, come per la normale influenza. In questo scenario, l’azienda americana si aspetta un rapido aumento dei margini di guadagno soprattutto con l’aumento dei prezzi. Oggi il tariffario per singola dose del vaccino Pfizer-BioNTech va dai 14,70 dollari pagati dall’Ue ai 19,50 dollari pagati dagli Stati Uniti, fino ai 23,50 dollari di Israele.

 I leader religiosi mondiali chiedono un vaccino per il popolo

Questa è la lettera-appello: “Come leader religiosi, siamo stati testimoni delle storie personali dietro le statistiche di Covid – abbiamo, ogni giorno, sentito le grida, condivise con noi, di chi soffre, di chi ha paura e di chi è in lutto.  Siamo stati anche testimoni del profondo amore dimostrato da coloro che lavorano in prima linea e da coloro che hanno teso la mano per aiutare i loro vicini.  La crisi di Covid ha ricordato a tutti noi la nostra interdipendenza e le nostre responsabilità di prenderci cura gli uni degli altri. Ognuno di noi può essere al sicuro solo quando tutti noi siamo al sicuro. Se una parte del mondo è lasciata a soffrire la pandemia, tutte le parti del mondo saranno messe a rischio sempre di più.  L’accesso delle persone ai vaccini salvavita Covid-19 non può dipendere dalla ricchezza, dallo status o dalla nazionalità delle persone. Non possiamo abdicare alle nostre responsabilità verso le nostre sorelle e i nostri fratelli immaginando che il mercato possa essere lasciato a risolvere la crisi o fingere a noi stessi che non abbiamo obblighi verso gli altri nella nostra umanità condivisa. Ogni persona è preziosa. Abbiamo l’obbligo morale di raggiungere tutti, in ogni paese. In questo momento, nonostante l’incredibile successo nello sviluppo di così tanti vaccini sicuri ed efficaci in tempi record, e il sollievo di vederli distribuiti, con le morti che cominciano a diminuire come risultato, ci addolora molto che l’accesso ai vaccini sia così iniquo. I paesi ricchi sono stati in grado di intensificare gli sforzi di vaccinazione e assicurarsi le dosi, mentre nella maggior parte dei paesi a basso e medio reddito i vaccini stanno solo cominciando ad arrivare. Al ritmo attuale di produzione e distribuzione dei vaccini, le persone in gran parte del mondo potrebbero non essere vaccinate almeno fino al 2024. Le conseguenze per gli individui, le famiglie e le comunità più povere saranno devastanti.  La negligenza minerebbe la dignità non solo di coloro che rimangono indietro, ma anche di coloro che li hanno lasciati indietro. 

Questa crisi di salute pubblica senza precedenti richiede soprattutto una solidarietà globale, che tutte le persone stiano insieme come fratelli e sorelle. Lo stesso spirito di unità e scopo comune che ha spinto gli scienziati a sviluppare vaccini Covid-19 a velocità mozzafiato, che guida la cura di coloro che assistono i malati, deve anche ispirare i leader del governo, della società civile e del settore privato ad aumentare massicciamente la produzione di vaccini in modo che ci siano dosi sufficienti per ogni persona nel mondo per essere vaccinata. 

Invitiamo tutti i leader a rifiutare il nazionalismo dei vaccini e ad abbracciare un impegno per l’equità globale dei vaccini. 

Come leader religiosi, uniamo le nostre voci alla richiesta di vaccini che siano resi disponibili a tutte le persone come un bene comune globale – un vaccino popolare. Questo è l’unico modo per porre fine alla pandemia.

Lavoriamo insieme per costruire un mondo più giusto e pacifico.

Amare è agire”.

Agire, aggiungiamo noi, per rendere i vaccini un “bene comune globale” e non un affare iper miliardario per la Big Pharma. Un affare sulla pelle, e non è una metafora, di centinaia di milioni di esseri umani. 

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