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Cacciamo pure Gozzini, ma chi ha dato dell'orango alla Kyenge è ancora vice-presidente del Senato

Oggi tra coloro che sono in prima fila a chiedere provedimenti contro il professore di Siena per gli insulti alla Meloni ci sono quelli che hanno tollerato ben di peggio. E non hanno preso provvedimenti

Calderoli e Cecile Kyenge
Calderoli e Cecile Kyenge

globalist

21 Febbraio 2021 - 17.23


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Che il professor Gozzini abbia sbagliato e sia indifendibile non c’è dubbio. E sarà doveroso che l’università di Siena prenda provvedimenti, cosa che sembra molto più che probabile.
Ma la giusta indignazione di fronte alle parole sconsiderate di uno che ha definito, tra le altre cose, ‘scrofa’ la Meloni è portata avanti da esponenti di partito che non hanno titoli per indignarsi.
Salvini diede della bambola gonfiabile alla Boldrini e non risulta che si sia dimesso da nulla, ma addirittura ha fatto il vice-premier e ministro dell’Interno mentre sui suoi social le avversarie politiche venivano ricoperte di insulti e oscene espressioni sessiste dai suoi fan.
Senza parlare dell’attuale vice-presidente del Senato, Roberto Calderoli, che se ne sta bellamente al suo posto dopo aver dato della scimmia alla ministra del governo Letta colpevole di essere di origine africana.
“Amo gli animali – disse Caldaroli  in un comizio davanti a 1.500 persone -, orsi e lupi, com’è noto. Ma quando vedo le immagini della Kyenge non posso non pensare, anche se non dico che lo sia, alle sembianze di un orango”.
Per queste frasi c’è stato un processo e Calderoli è stato condannato.
Ora la domanda è una e una sola: se è giusto cacciare chi ha dato della scrofa a Giorgia Meloni non sarebbe giusto cacciare chi ha dato dell’orango a una donna solo perché nera?
C’è una differenza?

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