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Governo istituzionale: Mattarella ha convocato Mario Draghi

Dopo l'incontro con Roberto Fico, il cui mandato esplorativo si è risolto con un nulla di fatto, il Presidente della Repubblica ha convocato Mario Draghi

La trattativa per risolvere la crisi di governo
La trattativa per risolvere la crisi di governo

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2 Febbraio 2021 - 08.16


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Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha parlato alla nazione dopo aver ricevuto il Presidente della Camera Roberto Fico cui aveva affidato un mandato esplorativo. Preso atto che il Governo precedente non ha una maggioranza e che non si è giunti a una conclusione, Mattarella ha spiegato che le soluzioni adesso sono due: o elezioni anticipate oppure un governo ‘di alto profilo’ che guidi l’Italia nei cruciali mesi a venire. 
Pochi minuti dopo il discorso, Mattarella ha convocato Mario Draghi al Quirinale per domani a mezzogiorno. 
Il discorso di Mattarella

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ingrazio il Presidente della Camera dei Deputati per l’espletamento – impegnato, serio e imparziale – del mandato esplorativo che gli avevo affidato.

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Dalle consultazioni al Quirinale era emersa, come unica possibilità di governo a base politica, quella della maggioranza che sosteneva il Governo precedente. La verifica della sua concreta realizzazione ha dato esito negativo.

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Vi sono adesso due strade, fra loro alternative.

Dare, immediatamente, vita a un nuovo Governo, adeguato a fronteggiare le gravi emergenze presenti: sanitaria, sociale, economica, finanziaria. Ovvero quella di immediate elezioni anticipate.

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Questa seconda strada va attentamente considerata, perché le elezioni rappresentano un esercizio di democrazia.

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Di fronte a questa ipotesi, ho il dovere di porre in evidenza alcune circostanze che, oggi, devono far riflettere sulla opportunità di questa soluzione.

Ho il dovere di sottolineare, come il lungo periodo di campagna elettorale – e la conseguente riduzione dell’attività di governo – coinciderebbe con un momento cruciale per le sorti dell’Italia.

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Sotto il profilo sanitario, i prossimi mesi saranno quelli in cui si può sconfiggere il virus oppure rischiare di esserne travolti. Questo richiede un governo nella pienezza delle sue funzioni per adottare i provvedimenti via via necessari e non un governo con attività ridotta al minimo, come è inevitabile in campagna elettorale.

Lo stesso vale per lo sviluppo decisivo della campagna di vaccinazione, da condurre in stretto coordinamento tra lo Stato e le Regioni.

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Sul versante sociale – tra l’altro – a fine marzo verrà meno il blocco dei licenziamenti e questa scadenza richiede decisioni e provvedimenti di tutela sociale adeguati e tempestivi, molto difficili da assumere da parte di un Governo senza pienezza di funzioni, in piena campagna elettorale.

Entro il mese di aprile va presentato alla Commissione Europea il piano per l’utilizzo dei grandi fondi europei; ed è fortemente auspicabile che questo avvenga prima di quella data di scadenza, perché quegli indispensabili finanziamenti vengano impegnati presto. E prima si presenta il piano, più tempo si ha per il confronto con la Commissione. Questa ha due mesi di tempo per discutere il piano con il nostro Governo; con un mese ulteriore per il Consiglio Europeo per approvarlo. Occorrerà, quindi, successivamente, provvedere tempestivamente al loro utilizzo per non rischiare di perderli.

Un governo ad attività ridotta non sarebbe in grado di farlo. Per qualche aspetto neppure potrebbe. E non possiamo permetterci di mancare questa occasione fondamentale per il nostro futuro.

Va ricordato che dal giorno in cui si sciolgono le Camere a quello delle elezioni sono necessari almeno sessanta giorni. Successivamente ne occorrono poco meno di venti per proclamare gli eletti e riunire le nuove Camere. Queste devono, nei giorni successivi, nominare i propri organi di presidenza. Occorre quindi formare il Governo e questo, per operare a pieno ritmo, deve ottenere la fiducia di entrambe le Camere. Deve inoltre organizzare i propri uffici di collaborazione nei vari Ministeri.

Dallo scioglimento delle Camere del 2013 sono trascorsi quattro mesi. Nel 2018 sono trascorsi cinque mesi.

Si tratterebbe di tenere il nostro Paese con un governo senza pienezza di funzioni per mesi cruciali, decisivi, per la lotta alla pandemia, per utilizzare i finanziamenti europei e per far fronte ai gravi problemi sociali.

Tutte queste preoccupazioni sono ben presenti ai nostri concittadini, che chiedono risposte concrete e rapide ai loro problemi quotidiani.

Credo che sia giusto aggiungere un’ulteriore considerazione: ci troviamo nel pieno della pandemia. Il contagio del virus è diffuso e allarmante; e se ne temono nuove ondate nelle sue varianti.

Va ricordato che le elezioni non consistono soltanto nel giorno in cui ci si reca a votare ma includono molte e complesse attività precedenti per formare e presentare le candidature.

Inoltre la successiva campagna elettorale richiede – inevitabilmente – tanti incontri affollati, assemblee, comizi: nel ritmo frenetico elettorale è pressoché impossibile che si svolgano con i necessari distanziamenti.

In altri Paesi in cui si è votato – obbligatoriamente, perché erano scadute le legislature dei Parlamenti o i mandati dei Presidenti – si è verificato un grave aumento dei contagi.

Questo fa riflettere, pensando alle tante vittime che purtroppo continuiamo ogni giorno – anche oggi – a registrare.

Avverto, pertanto, il dovere di rivolgere un appello a tutte le forze politiche presenti in Parlamento perché conferiscano la fiducia a un Governo di alto profilo, che non debba identificarsi con alcuna formula politica

Conto, quindi, di conferire al più presto un incarico per formare un Governo che faccia fronte con tempestività alle gravi emergenze non rinviabili che ho ricordato.

Grazie e buon lavoro.

La crisi finora
Non c’è intesa, a quanto si apprende da fonti di maggioranza, sul verbale che dovrebbe chiudere il tavolo sul programma dopo due giorni di lavori. Italia Viva, che aveva chiesto un documento con cronoprogramma, avrebbe poi detto sì alla scelta di redigere un verbale di fine riunione ma avrebbero lamentato, alla lettura del testo, che non rispecchia le diverse posizioni che si sono registrate al tavolo su alcuni temi.

De Petris (Leu): “Difficile evitare le elezioni” 
“Italia Viva ha dato parere contrario su tutto e non si scioglie la riserva su Conte. Entriamo in una fase complicata in cui è difficile che possa accadere qualcosa di diverso dalle elezioni”. Lo ha detto la capogruppo del Misto al Senato Loredana De Petris, senatrice di Leu.
Delrio: “Le distanze sono colmabili” 
“Abbiamo fatto un lavoro importante in questi due giorni con discussioni approfondite. Rimangono distanze, non solo con Iv, anche sull’impostazione di alcuni punti. Siamo fiduciosi che il lavoro per colmare le distanze possa essere fatto da chi dovrà formare il governo e scrivere il programma”. Lo dice il capogruppo del Pd alla Camera Graziano Delrio. “Il lavoro proficuo è stato fatto ma non sono state esaurite tutte le questioni”, ha concluso. 
Boschi (Italia Viva): “Rimangono le distanze sui contenuti”
“Ogni gruppo ha riferito le proprie posizioni, ora spetta al presidente Fico decidere come procedere”. Lo ha detto la capogruppo di Iv, Maria Elena Boschi, al termine del tavolo sul programma. “Rimangono le distanze sui contenuti nonostante il lavoro di questi giorni. Non abbiamo parlato di nomi”, ha aggiunto. 
Vertice maggioranza: è rottura su Bonafede, Azzolina, Arcuri, Bellanova
Fumata nera questo pomeriggio a un vertice di Matteo Renzi con Dario Franceschini, Vito Crimi e Roberto Speranza per cercare un’intesa sulla nascita di un governo Conte ter. Secondo fonti di Italia viva, sia sui temi sia sulla squadra, dal Mes al ruolo di Arcuri, non si sarebbero registrate le aperture attese. In particolare, secondo le stesse fonti, Crimi avrebbe detto no alla richiesta di sostituire i ministri Alfonso Bonafede e Lucia Azzolina. In più, sarebbe stato “posto un veto” su Teresa Bellanova al ministero del Lavoro.

Lo scontro sulla giustizia
Non c’è accordo sulla giustizia al tavolo per il programma di governo. Italia Viva “non condivide il lodo Orlando” fanno sapere fonti del partito di Matteo Renzi, sottolineando: “Non c’è nessun accordo sulla prescrizione e sul processo penale”.
A quanto si apprende, la proposta avanzata dal Pd, che vedrebbe anche il favore del MoVimento 5 Stelle, è darsi un tempo, di un anno, per procedere alla riforma della giustizia penale che taglia i tempi dei processi. E, nel caso in cui l’obiettivo non venisse raggiunto, allora si agirà con un correttivo all’attuale normativa sulla prescrizione. Parallelamente si darebbe avvio al tavolo di monitoraggio sulla prescrizione per valutare gli effetti della riforma inserita nella “spazzacorrotti”.

Tema Giustizia, compresa la riforma della prescrizione, al centro della prima sessione di lavoro del tavolo per il programma convocato da Roberto Fico in vista della formazione di un nuovo governo. Per questa ragione, l’assetto iniziale dei partecipanti al tavolo è stato integrato con degli esperti. Si tratta, in particolare, di Andrea Orlando per il Partito democratico, Pietro Grasso per Leu, Vittorio Ferraresi per il MoVimento 5 stelle e Julia Unterberger per le minoranze linguistiche.
Al tavolo sul programma in corso a Montecitorio il vicesegretario del Pd Andrea Orlando ha proposto un “lodo” sulla prescrizione su cui c’è stata una apertura da parte di M5s, mentre da parte di Iv non è stata sciolta la riserva. Lo riferiscono alcuni partecipanti alla riunione. Orlando ha proposto che la maggioranza si impegni a portare avanti il ddl sulla riforma del processo penale, che accorcia i tempi dei processi, e che se entro sei mesi non viene approvato allora si metterebbe mano alla prescrizione.
“Durante una riunione il ministro Luigi Di Maio ha chiesto a tutti di non essere strattonato per la giacca”: è quanto fanno sapere dallo staff del ministro Di Maio. “Basta giocare e tirare in mezzo il nome del ministro. Ora bisogna fare squadra intorno a chi sta trattando per dare forza al Movimento”, concludono dallo staff del titolare della Farnesina.
La prima giornata del tavolo – Seduti uno di fronte all’altro attorno al maxitavolo del programma, dopo un’intera giornata i partiti che dovrebbero provare a formare un nuovo governo registrano quasi solo distanze. Reddito di cittadinanza e Mes sono da rivedere, rilancia Italia Viva aprendo lo scontro con i 5S, che vogliono ampliare il primo e non vogliono sentire parlare del secondo. Il partito guidato da Matteo Renzi apre poi a un dialogo con le opposizioni: su riforme e Recovery la proposta è quella di dare vita a delle bicamerali, con tanto di presidenza alle minoranze. Ancora ventiquattro ore e l’esploratore Fico dovrà salire al Colle per riferire al Capo dello Stato l’esito del lavoro di questi giorni ma il cammino per il Conte ter è ancora in salita. Si litiga tutto il giorno ma si tratta anche. Oggi i lavori sul programma riprenderanno e poi il presidente della Camera potrebbe anche tentare un secondo giro di consultazioni.
Il lavoro sui contenuti da inserire nel “cronoprogramma” corre parallelo a quello in via ufficiosa sulle caselle della eventuale squadra di governo. Fonti parlamentari ricordano che il Quirinale ha già definito un perimetro, alle consultazioni dei giorni scorsi, spiegando ai suoi interlocutori che avrebbe vigilato per cercare continuità d’azione per i ministeri chiave. Che sono quelli che si occupano più direttamente della crisi sanitaria e della gestione del Recovery plan. Una vigilanza che rientra nei poteri del presidente della Repubblica. E che vale anche per l’eventuale formazione di un nuovo esecutivo. I nomi dei ministri non rientrano però nella trattativa ufficiale, e anzi tutti si affrettano a smentire di starci lavorando. Intanto il segretario del Pd Nicola Zingaretti puntella il titolare del Tesoro Gualtieri, che una ridda di voci dà in bilico, oltre che il premier: sono punti fermi, dice. Secondo i pronostici di Renzi “alla fine di questa settimana avremo il nuovo Governo” e dovrà essere composto “da persone capaci e meritevoli”. Prima però, insiste, va deciso il programma. Il presidente della Camera, dopo le consultazioni del fine settimana, ha avviato il tavolo ma ha anche scelto di lasciare i partiti a vedersela da soli. Sono una quindicina in tutto gli esponenti che si alternano nella sala della Lupa: ci sono i capigruppo e alcuni tecnici ma non i leader.
Ed è lì a Montecitorio che però emergono ancora una volta i distinguo sulle cose da fare. A poche settimane dalla fine del blocco dei licenziamenti, il partito democratico chiede un piano per l’occupazione femminile, la parità salariale, politiche attive del lavoro con tanto di riforma degli ammortizzatori sociali. La revisione del sostegno a chi perde il lavoro è anche una delle priorità dei 5S, che però non mancano di mettere in cima all’agenda l’introduzione del salario minimo e soprattutto il completamento del reddito di cittadinanza. Che si sa non è mai andato giù a Italia Viva, che vorrebbe da tempo anche far saltare anche il presidente dell’Inps Tridico e il capo dell’Anpal Parisi. E poi c’è il Mes: il partito di Renzi – dice al tavolo – di volerlo, almeno in parte. Ma il Movimento, che deve gestire forti tensioni interne, non molla: aprire a una trattativa su questo non si può, il no è netto. Poi c’è anche la giustizia: Iv – che Renzi tornerà a riunire all’ora di pranzo – vuole un cambio di passo, nel mirino l’impostazione del Guardasgilli e capodelegazione al governo per i 5S Bonafede.
E intanto ha ripresentato alla Camera il lodo Annibali, un emendamento che sospende per un anno la riforma sulla prescrizione. Ma non solo. Il partito guidato da Matteo Renzi vorrebbe che tutto fosse messo per iscritto mentre gli alleati sono più cauti. Sono gli Europeisti a parlare e dicono che non c’è da aspettarsi alcun documento, quello che sono tutti chiamati a fare è “verificare” l’accordo sul nome da portare al Colle. Che per loro, come per Pd, M5S e Leu è Conte. Ma sul quale Iv non si è ancora esposta.

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