Mattarella dà l'incarico a Draghi e lui ha accettato con riserva
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Mattarella dà l'incarico a Draghi e lui ha accettato con riserva

Si spacca il fronte rosso-giallo mentre ferve il dibattito all'interno delle forze politiche sull'atteggiamento da prendere di fronte un esecutivo guidato dall'ex governatore della Bce

Mattarella e Draghi
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3 Febbraio 2021 - 08.06


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“Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricevuto questa mattina al Quirinale il professor Mario Draghi al quale ha conferito l’incarico. Il prof Draghi si è riservato di accettare”.

Questa la dichiarazione del Quirinale letta dal segretario generale Ugo Zampetti rilasciata dopo un’ora e dieci di colloquio tra Mattarella e Draghi. 

Leggete qui il discorso di Draghi che accetta incarico con riserva

Mario Draghi è al Quirinale. Una chiamata del Colle che convince i mercati. La Borsa di Milano aveva aperto in forte rialzo nell’attesa dell’incontro con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con un primo Ftse Mib che ha segnato un +2,95% a 22.733 punti. Lo spread tra Btp e Bund in calo è sceso a 107 punti dai 116 della chiusura di ieri.  

Il Pd ha aperto. “Da domani saremo pronti al confronto per garantire l’affermazione del bene comune del Paese”, ha fatto sapere il segretario dem, Zingaretti.

“Mi ricordo l’esperienza Monti: una grande personalità è – dice Orlando – un punto di partenza importante ma non è una questione risolutiva se non si forma una maggioranza che sia in grado di accompagnare un processo politico”.

Il fatto è che il Movimento 5 stelle si è posizionato sul fronte del no. Sarebbe stato, raccontano fonti parlamentari pentastellate, direttamente Grillo a dettare la linea. E a ricordare come il Movimento 5 stelle è contro i poteri forti. Contro l’establishment”, per dirla alla Toninelli. Contro “l’apostolo delle élite”, per dirla alla Di Battista. I ‘big’ M5s, da Crimi a Fraccaro, usano termini più moderati. Ma il concetto è lo stesso: “La fiducia ad un governo tecnico non si vota”.

L’obiettivo è quello di difendere il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, puntare alle elezioni con il giurista pugliese a capo di una lista agganciata a M5s. “Non diremo mai sì a Draghi”, taglia corto pure un senatore. Ed è proprio a palazzo Madama che è più nutrito il fronte di chi è intenzionato alle barricate.

Al momento sulla carta un governo Draghi, quindi, avrebbe i voti del Pd e di Italia viva, probabilmente quelli di Forza Italia mentre Salvini non ha chiuso, “decideremo senza pregiudizi” facendo sapere che un esecutivo tecnico avrà i consensi del partito di via Bellerio “se Draghi fa sue le nostre proposte per rilanciare il Paese”.

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“Chiunque – ha sottolineato il ‘Capitano’ della Lega – voglia governare questo Paese se vuole avere il nostro consenso si deve impegnare a un taglio delle tasse, alla rottamazione delle cartelle di Equitalia, alla difesa di quota 100, a fare un piano vaccinale serio e a impostare una riforma della giustizia degna di questo nome e a un’apertura di tutti i cantieri fermi”.

La premessa, però, è che “bisogna subito fissare la data delle elezioni per serietà”. Dunque un sì ad un governo a tempo. 

E anche Fratelli d’Italia, pur chiedendo le urne, mostra un atteggiamento più cauto di fronte agli appelli alla responsabilità da parte del presidente della Repubblica, Mattarella: “Rispondiamo che, in ogni caso, anche dall’opposizione ci sarà sempre la nostra disponibilità a lavorare per il bene della Nazione”, afferma Meloni.

Forza Italia, pur chiedendo che tutto il centrodestra si confronti sull’opzione Draghi, è propensa a dare il via libera, considerato anche l’invito del presidente della Repubblica. Del resto Berlusconi più volte ha fatto sapere di stimare molto Draghi e di aver concorso alla sua nomina alla Bce. 

Parla a sera il Capo dello Stato dopo aver ricevuto Fico l’esploratore, che ha dovuto mettere agli atti il fallimento del proprio mandato. Ed ora si guarda avanti.

L’alternativa sarebbero state le elezioni ma Mattarella dice ma il Paese non può’ permetterselo. E lancia un appello alle forze politiche “perché conferiscano la fiducia ad un governo di alto profilo che non debba identificarsi con alcuna formula politica”. E’ un lungo discorso quello che tiene il capo dello Stato per spiegare le ragioni della sua scelta. Il ragionamento ruota intorno alla necessità che a Palazzo Chigi sieda una squadra con la capacità di assumere decisioni incisive, che possa prendersi le responsabilità di gestire la fine del blocco dei licenziamenti così come la campagna vaccinale o il rapporto con l’Europa al tavolo del Recovery. La macchina deve poi girare a pieno regime una volta che i fondi dovranno essere spesi. “Tempestività” è una delle parole chiave e usate più volte nel corso della dichiarazione dal Capo dello Stato. Le urne per contro non garantirebbero tutto ciò e esporrebbero la popolazione al rischio di vedere aumentare a dismisura i contagi. Tra le prime reazioni quella di Matteo Salvini che in tweet non sembra accogliere a braccia aperte l’invito rivolto dal Colle. 

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Le parole di Fico – “Allo stato attuale permangono distanze alla luce della quali non ho registrato unanime disponibilità per dare vita alla maggioranza”, ha detto il presidente della Camera Roberto Fico al termine del colloquio con il Capo dello Stato nel quale gli ha riferito del suo mandato esplorativo.Le parole di Fico arrivano dopo una giornata di altissima tensione sulla crisi di governo dopo le mancate intese su nomi e contenuti ai tavoli del programma e per la squadra di governo. Scambio di accuse tra gli ex alleati con Iv che, di fatto, arriva allo strappo finale. “Bonafede, Mes, scuola, Arcuri, vaccini, Alta Velocità, Anpal, reddito di cittadinanza. Su questo abbiamo registrato la rottura, non su altro. Prendiamo atto dei niet dei colleghi della ex maggioranza. Ringraziamo il presidente Fico e ci affidiamo alla saggezza del Capo dello Stato”, scrive su Facebook il leader di Iv Matteo Renzi.

Il leader della Lega cita l’articolo 1 della Costituzione ricordando come la “sovranità appartenga al popolo”. Quattro giorni non sono bastati a Fico l’esploratore per rimettere insieme la maggioranza del governo giallorosso. “Permangono distanze alla luce della quali non ho registrato unanime disponibilità per dare vita alla maggioranza”, è costretto a riconoscere. Si consuma definitivamente in un vertice fra big la rottura, ed è sui “nomi”, esplicita Renzi. Non che sui temi si sia trovata l’intesa, tutt’altro. Le responsabilità vengono rimpallate: Italia Viva le addossa al Pd e 5S e dice che ora non resta che affidarsi “alla saggezza del Capo dello Stato”. I Dem al contrario caricano sulle spalle di Renzi il peso della crisi: “inspiegabile”, il suo atteggiamento. Voleva solo le “poltrone”, accusa il M5s.

Il presidente della Camera non è riuscito nell’impresa e il destino di Conte – che ha osservato, sottolinea P. Chigi, un doveroso riserbo in questa fase – è segnato, dopo due governi con due diverse maggioranze dovrà lasciare Palazzo Chigi. Fico prima di andare a colloquio con il Capo dello Stato sente tutti i leader, poi sale al Quirinale. Per 48 ore il tavolo tecnico del programma è andato avanti a Montecitorio segnato dai distinguo fra le le forze politiche con un gioco tutto al rialzo da parte di Italia Viva. Dopo aver litigato sulla revisione del reddito di cittadinanza e la richiesta di usare il Mes avanzata da Iv, l’ultimo scontro è sulla giustizia. Ma è la partita parallela sulla squadra del futuro governo quella sulla cui si è giocato il destino del Conte ter. La rottura viene consumata durante un vertice virtuale tra Renzi e gli alleati: Dario Franceschini, Vito Crimi e Roberto Speranza cercano l’intesa con il leader di Iv.

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La richiesta del senatore di Rignano è di sostituire Alfonso Bonafede e Lucia Azzolina, entrambi 5s: ma il Movimento è irremovibile, il responsabile della Giustizia e della Scuola non si toccano. Nel mirino anche Arcuri e Parisi, e ad aumentare la tensione c’è il niet degli alleati a lasciare la guida del delicato dicastero del Lavoro a Teresa Bellanova. E ancora prima si era registrato il no sempre 5S all’ingresso di Maria Elena Boschi al governo. Sono diverse le geometrie che si tentano di costruire ma di veto in veto i vecchi alleati non trovano modo di disegnare il volto del Conte ter. Circondato dai sospetti Renzi giura, anche nel corso di una riunione lampo con i suoi, di lavorare “all’intesa fino all’ultimo” e scarica sugli ex alleati le responsabilità della rottura delle trattative: “Non stanno concedendo nulla” e men che meno “vogliono mettere nulla per iscritto”, dice. E in effetti non ci sarà a sera neanche un “verbale” che renda conto delle posizioni di vari partiti. Ma attribuire la frattura a questo sarebbe una “barzelletta”, scrive in chat ai suoi l’ex sindaco di Firenze.

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