Scuola e dialogo tra parti sociali: da Conte solo promesse banali

Siamo purtroppo alla solita manifestazione di visibilità e di rivendicazione di un ruolo che non si riesce a concretamente esercitare

Conte

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Nuccio Fava 30 agosto 2020

Forti temporali di fine agosto confermano la fine dell’estate da nord a sud con conseguenze diverse nelle differenti realtà delle regioni e nelle differenti attività produttive e abitative, a cominciare da quelle agricole, specie vendemmia e raccolta della frutta. Più colpiti e devastati i territori del nord, soprattutto Alto Adige, Veneto e Lombardia, ma anche il sud colpito in Sicilia da Palermo a Messina con criminali incendi mostruosi che creano danni incalcolabili le cui conseguenze negative dureranno decine e decine di anni.


Gioca purtroppo ancora il rischio virus sempre alto specie per chi rientra dalle vacanze con controlli tuttavia migliorati nelle stazioni, nei porti e aeroporti, con indicazioni più chiare e rigorose anche nei centri urbani.


La questione principale resta ovviamente l’apertura del nuovo anno scolastico: approntamento dei nuovi locali e relative attrezzature, uso delle mascherine e controllo della temperatura anche per insegnanti e personale, disponibilità dei presidi, presidii sanitari permanenti in ciascun istituto e loro collegamento continuo con le realtà sanitarie sul territorio. Tutti aspetti rilevanti, compreso quello primario del trasporto degli studenti in entrata e uscita dalla scuola, su cui manca ancora un accordo con le regioni alcune delle quali si muovono disordinatamente proponendo addirittura il rinvio dell’inizio dell’anno scolastico. Sul tema interviene finalmente anche il presidente del Consiglio con l’ennesima promessa sufficientemente banale e generica secondo la quale le scuole partiranno tutte regolarmente in sicurezza come per le attività produttive. 


Nulla però nel merito dei problemi, nessun accenno alle difficoltà e nessun accenno all’enorme problema sollevato dal presidente di Confindustria Bonomi e dal leader della Cgil Landini sull’urgenza di un confronto per l’apertura di un dialogo tra le parti sociali dal cui esito dipenderà in buona parte la stessa politica di ripresa e di rilancio. Siamo purtroppo alla solita manifestazione di visibilità e di rivendicazione di un ruolo che non si riesce a concretamente esercitare e a fare avvertire all’opinione pubblica e ai cittadini come credibile prospettiva di avanzamento e di possibile percorso per uscire da una crisi senza precedenti.