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Landini: "Il modello di ripartenza tenga conto dei lavoratori che ci hanno salvati"

Il segretario della Cgil: "Senza il lavoro delle persone nella sanità, nei servizi essenziali, nell'agricoltura, nella logistica, non avremmo potuto affrontare questa situazione"

Maurizio Landini
Maurizio Landini

globalist Modifica articolo

4 Maggio 2020 - 10.17


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Il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, nel corso di un’intervista, ha sottolineato ‘importanza di “uscire dall’emergenza cambiando il modello di sviluppo e facendo partecipare i lavoratori che ci hanno salvato”. Landini non polemizza direttamente con il segretario della Lega, Matteo Salvini, che aveva attaccato la confederazione accusandola di fermare il Paese dettando la linea al Governo. Ma risponde rivendicando “il contributo fondamentale” dei cosiddetti “essenziali”, i lavoratori che hanno tenuto in piedi il Paese nelle settimane più dure della pandemia e anche i sindacati che hanno definito, insieme con Governo ed associazioni datoriali, le regole per lavorare in sicurezza.
“Credo che il contributo che ha dato il mondo del lavoro in questa fase – sottolinea Landini – sia stato decisivo. Senza il lavoro delle persone nella sanità, nei servizi essenziali, nell’agricoltura, nella logistica, non avremmo potuto affrontare questa situazione. Anche come organizzazioni sindacali, non da soli, ma insieme con le associazioni e il Governo, abbiamo fatto cose importanti come il protocollo sulla sicurezza, quello con l’Abi per l’anticipo della cassa integrazione, il blocco dei licenziamenti. Ci siamo battuti affinché il Governo facesse il decreto liquidità per non far chiudere le imprese. Penso che ancora una volta il movimento dei lavoratori e le organizzazioni sindacali abbiamo dato dimostrazione di essere soggetti responsabili e decisivi per far funzionare questo Paese”.
Su come ripartire Landini risponde che “la situazione è oggettivamente drammatica, non solo in Italia, ma in tutto il mondo. Il virus ha fatto emergere tutte le fragilità e le disfunzioni del sistema, da una sanità pubblica penalizzata da anni di tagli che si è salvata solo grazie ai sacrifici dei lavoratori del settore, alla precarizzazione del lavoro che ha messo a nudo il lavoro povero e senza tutele, alla logica che il mercato potesse fare tutto, fino a un’Europa che continuando a muoversi in ordine sparso crea nuovi conflitti interni anziché risolverli. Servono, quindi, provvedimenti straordinari, come si stanno mettendo in campo, per il sostegno al lavoro e alle imprese. Serve una discussione con l’Europa per uscire dalla logica della politica dell’austerità. Ma per uscire dall’emergenza serve soprattutto un nuovo modello di sviluppo con al centro più intervento pubblico e più diritti fondamentali come: salute, scuola e qualità del lavoro”.

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