Landini contro Meloni: "Il bonus Befana è una marchetta elettorale e un insulto"
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Landini contro Meloni: "Il bonus Befana è una marchetta elettorale e un insulto"

Lo ha detto il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, dalla manifestazione del Primo maggio a Monfalcone, chiedendo al Governo «una politica diversa» che passi «dal confronto con i sindacati». 

Landini contro Meloni: "Il bonus Befana è una marchetta elettorale e un insulto"
Maurizio Landini
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1 Maggio 2024 - 12.32


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Il governo Meloni, dalla parte dei padroni e tanta fuffa.

 Il bonus Befana «è uno spot, una marchetta elettorale. La gente non arriva a fine mese e ci sono più di 7 milioni di persone che pur lavorando sono povere. Pensare che tutto questo si risolva dando 100 euro lordi a gennaio e a una platea limitata credo sia un insulto al buon senso».

Lo ha detto il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, dalla manifestazione del Primo maggio a Monfalcone, chiedendo al Governo «una politica diversa» che passi «dal confronto con i sindacati». 



In Italia “ci sono 4 milioni di persone in part-time involontario, 3 milioni di contratti a termine, 7 milioni che non arrivano a 11mila euro lordi l’anno”.

Così il segretario della Cgil, Maurizio Landini, descrive il mercato del lavoro nel nostro Paese, spiegando che “l’84% dei contratti attivati l’anno scorso erano precari, stagionali, intermittenti. Una situazione così, che penalizza giovani e donne, non sta più in piedi”. E punta il dito contro il governo: “Nessuna misura strutturale per contrastare la precarietà e la povertà, per la salute e sicurezza, per aumentare i salari. Nulla su politiche fiscali e industriali o per favorire la piena e stabile occupazione”.

E anche sul decreto Primo Maggio sottolinea: “Gli sgravi per le assunzioni avulsi da serie politiche industriali, da soli non creano nuovi posti di lavoro, come già dimostrato”.

In un’intervista a Repubblica, Landini critica i provvedimenti annunciato dal governo in tema di lavoro: “Siamo agli ennesimi interventi spot, già decisi da tempo e illustrati ai sindacati a poche ore dal Consiglio dei ministri. Non c’è nessuna misura strutturale”. Mentre invece, prosegue, “le lavoratrici e i lavoratori non hanno bisogno di propaganda ma di aumentare realmente i salari e non di marchette elettorali che offrono a pochi qualche decina di euro lordi una tantum”.

Per il segretario della Cgil, invece, servono “interventi strutturali a partire dal rinnovo dei contratti collettivi di lavoro scaduti e di adeguati finanziamenti per i contratti dei pubblici, dalla scuola alla sanità”. E, ancora, serve “una vera riforma fiscale che combatta l’evasione, che prenda le risorse dove sono, tassi profitti, extraprofitti e rendite, e non lasci tutto il peso del fisco sulle spalle di lavoratori dipendenti e pensionati”.

E annuncia che, dopo gli scioperi e le manifestazioni di aprile, “non abbiamo intenzione di fermarci. Anzi, chiediamo già da adesso al governo che il taglio al cuneo contributivo sia reso strutturale, più risorse per pensioni, lavoro, sanità e l’istruzione pubblica”.

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