Brescia è allo stremo: servono più personale medico e tamponi

Brescia è una città abituata a lottare, ma il bollettino si fa ogni giorno più grave

Il sindaco Del Bono

Il sindaco Del Bono

globalist 26 marzo 2020

A Brescia si registra uno dei bilanci più gravi della pandemia di coronavirus. Sono al momento 156 i morti nella sola città, oltre 900 nella Provincia, “ma questi sono solo quelli accertati” dice ai microfoni di Radio24 Emilio Del Bono, sindaco della città conosciuta come la Leonessa d’Italia per la strenua resistenza agli austriaci nel Risorgimento. 


Brescia è una città abituata a lottare, ma il bollettino si fa ogni giorno più grave, ”è ragionevole pensare che il numero di positivi e decessi dovuti a concause da coronavirus sia molto superiore a quello che oggi registriamo ufficialmente” questo perché “non sappiamo esattamente quanti i sono i reali positivi” spiega il primo cittadino. Secondo il quale serve di più: più personale sanitario (medici e infermieri), più tamponi alla popolazione per scovare i positivi, più rigidità nelle misure: “La scelta di fare un provvedimento unico nazionale secondo noi, sindaci dei capoluoghi lombardi, non è stata adeguata. Bisogna fare disposizioni diverse a seconda dei luoghi” afferma Del Bono, sottolineando che la situazione “che c’è a Brescia non è quella che c’è a Palermo”.


“Nell’emergenza serve personale medico e infermieristico. La condizione dei nostri medici ospedalieri è spaventosa - prosegue - Ci sono medici che sono ormai 3 settimane che non fanno pausa e che lavorano 12 ore al giorno. Oggi dovrebbero arrivare i primi 20-25 medici in provincia di Brescia dopo che Roma ha comunicato alla Regione Lombardia i primi 50 medici. Il mio appello alla Regione Lombardia è stato di trasferire la maggioranza dei medici nella Provincia di Brescia, visto che non abbiamo avuti segni confortanti in queste ultime giornate”.


Il suo vice sindaco, Laura Castelletti, chiede a gran voce più tamponi per i familiari dei positivi e più medici di base. “Qui la situazione è gravissima, servono più tamponi” è l’appello della vice sindaco di Brescia. A lei replica duramente ad Agorà su Raitre l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera, dicendo che “il dramma di chi è sul territorio è il mio dramma, ma la risposta non è venire in televisione a vomitare qualunque cosa. Il tema è quello di provare a curare le persone - continua Gallera - e noi lo stiamo facendo in una guerra, perché i morti ci sono non perché c’è una distrazione, ma perché siamo stati travolti da qualcosa che dove sta arrivando sta mietendo vittime in numero enorme”. Le risposte di Gallera al momento sono queste: “A Brescia abbiamo trovato altri 200 posti nelle strutture sanitarie del territorio e andremo a recuperare altri 120 grazie alle strutture riabilitative”. Inoltre “da lunedì i medici e gli infermieri controllano la febbre e fanno i tamponi se hanno più di 37.5 di febbre. Non facciamo polemiche su cose che facciamo già”. 


“Ci sono stati anni di politica nazionale sanitaria folle che hanno tagliato i medici di base” replica poi l’assessore Gallera alla vicesindaca Castelletti, che lamenta la mancanza dei medici di base che si sono ammalati. “Non può essere accusata la Regione oggi quando stiamo facendo di tutto”.