'Ndrangheta: 41 fermi tra Calabria e Lombardia, anche un assessore Reggino
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'Ndrangheta: 41 fermi tra Calabria e Lombardia, anche un assessore Reggino

Associazione mafiosa o concorso esterno e ritenuti vicini ai clan Ferrentino-Chindamo e Lamari.

Carabinieri, foto d'archivio
Carabinieri, foto d'archivio
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3 Novembre 2016 - 10.15


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Una vasta operazione dei carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria è in corso nella provincia di Reggio Calabria ed in quelle di Roma, Milano, Vibo Valentia, Pavia, Varese, Como, Monza-Brianza e Cagliari per l’esecuzione di 41 provvedimenti di fermo emessi dalla Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria nonché di numerose perquisizioni.

A Laureana di Borrello, piccolo Comune vicino al porto di Gioia Tauro, secondo le accuse gestivano tutto loro: dalle partite di calcio agli appalti, dalle elezioni ai lavori. Per questo motivo, in 41 sono stati fermati questa mattina all’alba dagli uomini del comando provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria, guidati dal comandante Giancarlo Scafuri.

Sono tutti ritenuti vicini o affiliati ai clan Ferrentino-Chindamo e Lamari. I reati contestati sono associazione per delinquere di tipo mafioso, concorso esterno in associazione di tipo mafioso, porto e detenzione di armi da guerra e comuni da sparo, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope, estorsione, danneggiamenti, lesioni personali gravi, frode sportiva, intestazione fittizia di beni e incendio, con l’aggravante del metodo mafioso. 

C’è anche un assessore del Comune reggino di Laureana di Borrello, Vincenzo Lainà, tra le persone fermate dai carabinieri nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Reggio Calabria contro le cosche Ferrentino-Chindamo e Lamari. Lainà è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa perché, pur non facendo parte stabilmente del “locale”, sarebbe stato il referente politico. 
Anche lui, per i magistrati di Reggio Calabria guidata da Federico Cafiero de Raho, faceva parte del capitale sociale del clan che, al pari della famiglia mafiosa dei Lamari, soffoca Laureana di Borrello. Un paese – hanno svelato le indagini – messo in ginocchio da un vero e proprio regime in grado di piegare tutto ai voleri dei clan. Se la politica serviva alle due famiglie per assicurarsi appalti e lavori, il campionato della locale squadra di calcio era una vetrina per i Lamari, che per questo si sono assicurato almeno due vittorie grazie ad astute combine.
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