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Svelare gli scandali: il caso Becciu e il coraggio di papa Francesco

L'arresto dell'amica del cardinale dimostra che ora è il Vaticano a cercare le sue storture, non più a cercare quello che deve nasconderle.

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Papa Francesco

Riccardo Cristiano

14 Ottobre 2020


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La tentazione di emettere sentenze prima ancora che inizi il processo è sempre forte, nel caso dei misteriosi fenomeni di vero o presunto malaffare che coinvolgono il Vaticano ovviamente ancor di più. Anche perché i contorni di queste vicende alle volte apparirebbero, per quel che trapela, sfiorare l’impensabile. Ma la vicenda dell’arresto eseguito a Milano su richiesta della magistratura vaticana e che ha portato in prigione una donna, che ora sarà interrogata dopo aver rilasciato interviste almeno “stravaganti, merita di essere oggetto di attenzione non tanto per lo specifico. Piuttosto per qualcosa di davvero inusuale: ora sembra proprio che sia il Vaticano a cercare le sue storture, non più a cercare quello che deve nasconderle.
Tutto sommato togliere a un cardinale i “diritti” che derivano dal suo status cardinalizio vuol dire questo: i cardinali hanno l’immunità, solo un collegio di cardinali, nominati dal papa, può interrogarli, per poi riferire al papa stesso. E’ quello che accadde ai tempi del famoso processo del corvo: Benedetto XVI creò un’apposita commissione cardinalizia, i cui esiti consegnò a Francesco dopo la sua elezione.
Ora succede qualcosa di assolutamente nuovo. Se la magistratura vaticana lo riterrà potrà interrogare il cardinale privato del suoi diritti e una persona che viene definita di fiducia del porporato finisce in galera, accusata di reati abbastanza gravi. Ecco allora che Francesco, che per molti ha proceduto in modo giustizialista, ha fatto qualcosa di veramente nuovo: ha tolto l’immunità a un cardinale perché ci sono delle ombre, e la magistratura deve verificare.
Ora questo arresto porta l’attenzione sulla vicenda che coinvolge la signora della quale il Vaticano ha chiesto la detenzione e si tratterà di capire come sia stata possibile una spesa di centinaia di miglia di euro che lei asserisce non era da rendicontare. Ma questa è storia da cronaca giudiziaria. Qui interessa far emergere una novità “vaticana”: siamo all’inizio di un’epoca nuova. Se davvero l’immunità fosse in discussione in presenza di “gravi indizi” la stagione della “glasnost a San Pietro” sarebbe davvero cominciata. Certo, il carattere verticale del sistema vaticano accentra tutto il peso di questo processo nelle mani del papa, e solo nelle sue. Se si tiene conto di possibili “fuochi incrociati” si capirà la delicatezza del tutto. Ma anche noi conosciamo questi pericoli, con le storie relative ai tanti casi di autorizzazioni a procedere date o negate dalla giunta parlamentare competente.
Sono sistemi diversi, certamente. Ma l’intenzione del papa appare evidente: consentire alla magistratura vaticana di funzionare come dovrebbe, per tutelare la Santa Sede da storture o abusi, che come sappiamo sempre ci saranno. Ma quel “blocco” al livello cardinalizio avrà avuto un peso?
Il punto delicato sarà certamente quello della riforma dei meccanismi interni, e a molte anomalie già si è messa mano, con l’accentramento della spesa. Ma se i cardinali sanno di dover essere protetti, giustamente, da congiure o campagne di discredito, devono anche sapere che c’è una responsabilità che riguarda anche loro. Sembra questo il sentiero delicatissimo e complesso che ha scelto Francesco, per uscire dalla sabbie mobili. E questo è certamente un fatto di enorme coraggio, quasi come quello di scrivere un’enciclica come “Fratelli tutti”. E di questo coraggio che oggi si dovrebbe parlare, per l’importanza che la Chiesa cattolica ha in un mondo spaesato come il nostro.

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