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G20, trovata finale: "responsabilità comuni ma differenziate". Ossia ognuno si fa il clima che gli pare

Il concetto guida è l’esaltazione del diplomatichese, il non plus ultra del dire tutto senza inchiodare nessuno. E’ il coniglio climatico uscito dal cilindro del G20 dei capi di Stato e di Governo

Il G20
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Umberto De Giovannangeli

31 Ottobre 2021 - 17.06


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Il concetto guida è l’esaltazione del diplomatichese, il non plus ultra del dire tutto senza inchiodare nessuno. E’ il coniglio climatico uscito dal cilindro del G20 dei capi di Stato e di Governo he ha chiuso i battenti oggi, permettendo a Roma di tornare a respirare.

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Il principio fondamentale, ricordato da tutti i leader, è quello delle responsabilità “comuni ma differenziate” da parte dei Paesi mondiali, ricordando la necessità ‘ di aiutare in modo particolare i Paesi emergenti e a basso reddito ad affrontare i costi della transizione. globale Il G20 – secondo quanto riferiscono fonti diplomatiche – ha trovato inoltre l’accordo sul tetto massimo di 1,5° per il riscaldamento globale. 

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Secondo le fonti, i leader hanno approvato una dichiarazione che vada oltre gli impegni degli accordi di Parigi, che prevedono un limite al riscaldamento globale al di sotto dei due gradi centigradi, possibilmente vicino a 1,5 gradi centigradi. Su taglio emissioni terremo conto di realtà nazionali “Ci impegniamo a ridurre significativamente le nostre emissioni collettive di gas serra, tenendo conto delle circostanze nazionali e rispettando i nostri NDC (gli impegni presi da ogni Paese)” si legge nel comunicato finale. 

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Ma come recita un vecchio adagio “le insidie si:nascondono nei dettagli”.  In questo caso, dettagli temporali, e non solo, La scadenza indicata nella bozza di dichiarazione finale riguardo al raggiungimento delle emissioni zero è “la metà del secolo o intorno alla metà del secolo scadenza”. Ciò, si legge, “tenendo conto di diversi approcci, tra cui la Circolare Carbon Economy, sviluppi socioeconomici, economici, tecnologici e di mercato e la promozione delle soluzioni più efficienti”. Annota in proposito Luisiana Gaita su Il Fatto quotidiano.it: Il freno  – arriva da Cina, IndiaRussia e Arabia Saudita. E allora c’è da chiedersi come si resterà entro la soglia di 1,5°, senza pensare di arrivare alle emissioni nette zero almeno entro il 2050 Il rischio è che nulla o poco si sia mosso rispetto al G20 di Napoli, quello in cui mesi fa il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, non è riuscito a portare a casa un accordo sulla decarbonizzazione e sull’impegno a rimanere sotto 1,5 gradi di riscaldamento globale. Se non c’è intesa sui tempi della prima, rischia di saltare anche il secondo. E allora come oggi, nello zoccolo duro, ci sono gli stessi Paesi…”.

La delusione verde

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Dal G20 di Roma ci aspettavamo più risposte e azioni concrete sul fronte della lotta alla crisi climatica. Siamo delusi dal Patto per il clima siglato oggi. Si tratta di un accordo che va a formalizzare quanto già acquisito senza prevedere impegni concreti sulla finanza climatica, a partire dall’Italia che non ha messo sul tavolo il suo giusto contributo – almeno 3 miliardi di euro l’anno – ai 100 miliardi di dollari complessivi promessi a Parigi come impegno collettivo dei Paesi industrializzati per aiutare quelli più poveri nell’azione climatica”.
A dichiararlo, in una nota, è il presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani. “Ora l’auspicio – dice Ciafani – è che a Glasgow, dove oggi si apre la Cop26, i grandi del Pianeta riescano a trovare un’intesa per arrivare a un nuovo e ambizioso accordo per clima in grado di mantenere vivo l’obiettivo di 1.5°C dell’Accordo di Parigi, ma anche per accelerare l’adattamento ai cambiamenti climatici, far fronte alle perdite e ai danni delle comunità più colpite dall’emergenza, ma anche e soprattutto finanziare adeguatamente l’azione dei paesi poveri e completare il Rulebook, ossia le norme attuative dell’Accordo di Parigi, per renderlo finalmente operativo”.

Nel documento finale c’è anche scritto: “Riconosciamo che le emissioni di metano rappresentano un contributo significativo al cambiamento climatico e riconosciamo, in base alle circostanze nazionali, che la sua riduzione può essere uno dei modi più rapidi, fattibili ed economici per limitarlo”. Ed “aumenteremo gli sforzi per eliminare gradualmente e razionalizzare, a medio termine, i sussidi ai combustibili fossili inefficienti”. La scadenza indicata nella bozza di dichiarazione finale riguardo al raggiungimento delle emissioni zero è “la metà del secolo o intorno alla metà del secolo scadenza”. Ciò, si legge, “tenendo conto di diversi approcci, tra cui la Circolare Carbon Economy, sviluppi socioeconomici, economici, tecnologici e di mercato e la promozione delle soluzioni più efficienti”. Pnrr per lotta a cambiamento climatico “Porteremo avanti i piani di ripresa e resilienza nazionali che portano con sé, in base alle circostanze nazionali, una condivisione ambiziosa delle risorse finanziarie per azioni di mitigazione e adattamento al cambiamento climatico e per evitare di danneggiare il clima e l’ambiente”, lo si legge nella bozza di dichiarazione finale. Confermato fondo da 100 miliardi per paesi in via di sviluppo In accordo viene anche confermato il fondo per il clima di 100 miliardi di fondi per i paesi in via di sviluppo. La bozza finale del testo – fanno sapere fonti diplomatiche – sottolinea l’importanza di rispettare “quell’impegno già fissato”. Entro l’anno stop a finanziamenti a nuove centrali a carbone Accordo raggiunto anche sulla decarbonizzazione “entro o intorno a metà secolo”. A riferirlo sono fonti che spiegano che molti paesi del G20 continuano ad utilizzare il carbone. I paesi del G20 termineranno entro l’anno i finanziamenti a nuove centrali a carbone. 

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Dobbiamo agire “rapidamente per evitare conseguenze disastrose sul clima. Bisogna tagliare emissioni o ci saranno conseguenze disastrose sul clima”. Così il premier Mario Draghi al panel sul “Ruolo del settore privato nella lotta ai cambiamenti climatici”, che ha aperto la seconda giornata del G20. Il Presidente del consiglio italiano poi ha aggiunto: “La presidenza italiana del G20 vuole spingere la crescita economica e renderla più sostenibile: lo dobbiamo ai cittadini, al pianeta e alle future generazioni”. Il premier italiano inoltre risponde ad un quesito: “Qualcuno di noi chiede perché spostiamo il nostro obiettivo da 2 a 1,5 gradi? Perché lo dice la scienza, dobbiamo ascoltare gli allarmi che vengono dalla comunità scientifica”.  “I passi approvati fin qui – aggiunge il premier – sono insufficienti. “Le decisioni che prendiamo oggi avranno un impatto diretto sul successo del vertice sul clima di Glasgow”.  “Il passaggio all’energia pulita è fondamentale per ottenere le necessarie riduzioni delle emissioni di gas serra. Non possiamo più rimandarlo. Questa transizione richiede uno sforzo significativo e i governi devono essere pronti a sostenere i propri cittadini e le imprese attraverso di essa. Ma offre anche opportunità per stimolare la crescita, creare posti di lavoro e ridurre le disuguaglianze. Sia il settore pubblico che quello privato devono fare la loro parte” continua Draghi. “I governi possono fissare obiettivi a breve e lungo termine e garantire stabilità politica, finanziaria e normativa. Ma non possono fare tutto. Le aziende private accelerano la diffusione delle tecnologie pulite, promuovono l’innovazione e promuovono la produzione su larga scala. Il finanziamento pubblico aiuta ad attrarre finanziamenti verdi e a ridurre i rischi per gli investimenti del settore privato. I partenariati pubblico-privato uniscono i due. Dobbiamo sostenere iniziative private che inseriscono priorità sociali e ambientali nei loro modelli di produzione, come l’iniziativa di Sua Altezza Reale il Principe Carlo sui mercati sostenibili”, ha concluso il premier.

Biden: “Future generazioni non pensino che abbiamo fallito”

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 “Non voglio che le future generazioni guardino al vertice di oggi pensando: ecco come abbiamo fallito. Le future generazioni devono pensare: ecco perché abbiamo avuto successo”. Lo ha detto, secondo quanto si apprende, il presidente americano Joe Biden, intervenendo nel corso della sessione sul clima del G20, lanciando un appello ai leader. Un messaggio di ottimismo e speranza arriva dalla cancelliera tedesca Angela Merkel durante la sessione del G20 di Roma sul clima “Questo G20 è di importanza cruciale, avviene alla vigilia della COP26”, ha ricordato Merkel. “Stiamo mandando un messaggio molto chiaro: siamo ancora più ambiziosi rispetto all’Accordo di Parigi”. 

Gli impegni di Putin, le puntualizzazioni di Lavrov

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La Russia adempie a tutti i suoi obblighi volti a contrastare il cambiamento climatico e attua la politica di riduzione delle emissioni di gas. Lo ha sottolineato il presidente russo, Vladimir Putin, nel suo intervento in video-conferenza al G20. “Il nostro Paese partecipa attivamente agli sforzi internazionali per salvaguardare il clima. Noi rispettiamo tutti gli impegni presi nel quadro della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e dell’Accordo di Parigi”, ha dichiarato Putin. “Attuiamo sistematicamente la politica di riduzione delle emissioni nette di gas serra. Adottiamo misure per aumentare l’efficienza energetica, modernizzare l’economia e ridurre le emissioni di gas associate alla produzione di petrolio”, ha aggiunto.

Ma sono le puntualizzazioni, in presenza, del capo della diplomazia russa a esaltare il concetto-guida: “Il 2050 non è un numero magico, se questa è l’ambizione dell’Ue, altri Paesi hanno altre ambizioni”, dice il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov a margine del G20, sull’obiettivo del 2050 per la neutralità carbonica. “La Russia cercherà di raggiungere la neutralità carbonica entro il 2060”, ha aggiunto, respingendo “vuote ambizioni”. E sottolineando che il 2050 era stato concordato in ambito G7, quindi “non è stato elegante” presentarlo al G20, non è stato “rispettoso degli altri Paesi del G20”. Lavrov allo stesso tempo ha ringraziato la presidenza italiana per aver “aiutato la negoziazione” a Roma. 

Vaccini e migranti  

La bozza della dichiarazione finale del G20 si apre con un ringraziamento ai sanitari e agli scienziati che hanno combattuto il Covid. “Noi leader del G20, in qualità di principale forum per la cooperazione economica internazionale, ci impegniamo a superare la crisi sanitaria ed economica globale derivante dalla pandemia, che ha colpito miliardi di vite, ostacolato drasticamente i progressi verso il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile e interrotto le catene di approvvigionamento globali e internazionali mobilità”.  “Con questo in mente – si legge ancora nella bozza – esprimiamo la nostra profonda gratitudine ai professionisti della salute e dell’assistenza, ai lavoratori in prima linea, alle organizzazioni internazionali e alla comunità scientifica per i loro incessanti sforzi per far fronte al Covid-19”. I leader del G20 si impegneranno a raggiungere l’obiettivo del 70% di persone vaccinate a livello mondiale nel 2022. Per il 2021 resta l’obiettivo del 40%. I due obiettivi sono in linea con quelli indicati dall’Oms. Sottolineando che la vaccinazione contro il Covid è un “bene pubblico globale”, i leader faranno “sforzi” per garantire un accesso “tempestivo, equo e universale” a vaccini e terapie, “con particolare riguardo alle esigenze dei Paesi a basso e medio reddito”. Per raggiungere l’obiettivo saranno quindi prese “misure per contribuire ad aumentare la fornitura di vaccini e prodotti e input medici essenziali nei paesi in via di sviluppo e rimuovere i relativi vincoli di approvvigionamento e finanziamento. Nasce task force per finanziamento risposta pandemie 

Il G20 istituisce una task force congiunta finanza-salute per lavorare su prevenzione, preparazione e risposta (Ppr) alle pandemie. Su questo i finanziamenti devono diventare “più adeguati, più sostenibili e meglio coordinati” e richiedono una cooperazione continua tra i decisori sanitari e finanziari. Da qui la decisione di istituire la task force, per “rafforzare il dialogo e la cooperazione globale”, promuovere “lo scambio di esperienze e migliori pratiche, sviluppare accordi di coordinamento tra i ministeri delle finanze e della salute, promuovere l’azione collettiva, valutare e affrontare le emergenze sanitarie con impatto transfrontaliero e incoraggiare un’efficace gestione delle risorse per la pandemia”. La task force lavorerà e riferirà entro l’inizio del 2022 sulle modalità per istituire “uno strumento finanziario”, con il ruolo di coordinamento centrale dell’Oms e guidato dal G20. Ripresa solida ma rischi a ribasso, non ritirare aiuti 

“La ripresa globale è proseguita ad un ritmo solido quest’anno, grazie alla diffusione dei vaccini anti Covid e alle continue misure di supporto. Tuttavia – avvertono i leader del G20, la ripresa resta molto divergente tra paesi e soggetta a rischi al ribasso, in particolare per la possibile diffusione di nuove varianti del virus e per la dinamica diseguale di vaccinazioni”. “Restiamo determinati a usare tutti gli strumenti disponibili per tutto il tempo necessario per intervenire sulle conseguenze della pandemia, in particolare su quelli che hanno subito le maggiori ricadute, come giovani, donne e lavoratori a basse qualifiche “, aggiungono i capi di Stato e di governo. “Continueremo a sostenere la ripresa, evitando qualunque rimozione prematura delle misure di supporto, preservando al tempo stesso la stabilità finanziaria e la sostenibilità di lungo termine”, dicono ancora i leader. Leader impegnati contro strozzature catene forniture I leader del G20 ribadiscono la “vigilanza sulle sfide globali che stanno avendo un impatto sulle nostre economie, tra cui le difficoltà sulle catene di approvvigionamento. Lavoreremo assieme”, si impegnano, secondo quanto riporta una bozza del comunicato finale del G20 in corso a Roma “a monitorare e affrontare queste vicende mentre le nostre economie si riprendono e per sostenere la stabilità dell’economia globale”. I leader appoggiano gli impegni ribaditi da ministri delle Finanze e governatori delle banche centrali sui tassi di cambio valutari, assunti nel corso del vertice dello scorso aprile. Vigileremo su evoluzione dei mercati dell’energia “Mentre ci stiamo riprendendo dalla crisi, ci impegniamo a mantenere la sicurezza energetica, affrontando al contempo il cambiamento climatico e garantendo transizioni giuste e ordinate dei nostri sistemi energetici che garantiscano l’accessibilità economica, anche per le famiglie e le imprese più vulnerabili. In questo sforzo, rimarremo vigili sull’evoluzione dei mercati dell’energia, tenendo conto delle tendenze nel corso degli anni, e promuoveremo un dialogo intenso”.  “Di conseguenza, il G20 in collaborazione con l’International Energy Forum (IEF) faciliterà un dialogo tra produttori e consumatori per rafforzare l’efficienza, la trasparenza e la stabilità dei mercati dell’energia”, aggiungono i leader. “Sottolineiamo l’importanza di mantenere flussi di energia ininterrotti da varie fonti, fornitori e rotte, esplorando percorsi per una maggiore sicurezza energetica e stabilità dei mercati, promuovendo al contempo mercati energetici internazionali aperti, competitivi e liberi”. “Riconosciamo”, si legge inoltre, “il ruolo della digitalizzazione nel migliorare la sicurezza energetica e la stabilità del mercato attraverso una migliore pianificazione energetica, garantendo al contempo la sicurezza dei sistemi energetici contro i rischi di attacchi, anche attraverso l’uso dannoso delle TIC”. 

Rispetto diritti migranti, lotta a flussi irregolari

 I leader del G20 si impegnano a garantire “pieno rispetto” dei “diritti e libertà fondamentali” dei migranti, ma riaffermano la necessità di “prevenire i flussi migratori irregolari e il traffico di migranti”.   G20. Sottolineando che la pandemia ha creato “nuove sfide” per le migrazione, i leader si impegnano “ad adottare misure per sostenere la piena inclusione dei migranti, compresi i lavoratori migranti, e dei rifugiati nei nostri sforzi di risposta alla pandemia e di recupero, nello spirito della cooperazione internazionale e in linea con le politiche, la legislazione e le circostanze nazionali, garantendo il pieno rispetto della loro diritti e libertà fondamentali indipendentemente dal loro status migratorio”. I leader sottolineano la necessità di “prevenire i flussi migratori irregolari e il traffico di migranti, come parte di un approccio globale per una migrazione sicura, ordinata e regolare, rispondendo al contempo ai bisogni umanitari e alle cause profonde dello sfollamento”. Prendendo atto del rapporto annuale 2021 sulle tendenze e le politiche in materia di migrazione internazionale e sfollamento forzato, conclude la dichiarazione, “continueremo il dialogo sulla migrazione e gli sfollamenti forzati nelle future presidenze”. 

Si chiude così la due giorni romana. Che consacra Mario Draghi leader “globale” in un pianeta surriscaldato. E non solo a livello climatico. 

E così, la chiosa finale più efficace per raccontare questo summit e i suoi esiti, è quella che il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, verga su Twitter: “Mentre accolgo con favore la conferma degli impegni del G20 per soluzioni globali, lascio Roma con le mie speranze disattese, ma almeno non sono state sepolte “.

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