Negli ultimi 40 anni la quota di reddito dell’1% dei più facoltosi nel G20 è aumentata del 45%
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Negli ultimi 40 anni la quota di reddito dell’1% dei più facoltosi nel G20 è aumentata del 45%

A rivelarlo è Oxfam, alla vigilia della prima riunione dei ministri delle finanze e dei governatori delle banche centrali del G20 a San Paolo, in Brasile. I

Negli ultimi 40 anni la quota di reddito dell’1% dei più facoltosi nel G20 è aumentata del 45%
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27 Febbraio 2024 - 23.52


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Alla faccia dell’equità fiscale. Nei Paesi del G20, in media, per ogni dollaro di gettito fiscale, meno di 8 centesimi provengono oggi dalle imposte sul patrimonio, mentre più di 32 centesimi (oltre quattro volte tanto) arrivano dalle imposte su beni e servizi che gravano in modo sproporzionato sulle famiglie a basso reddito.

Un Rapporto illuminante

A rivelarlo è Oxfam, alla vigilia della prima riunione dei ministri delle finanze e dei governatori delle banche centrali del G20 a San Paolo, in Brasile. I dati mostrano come nel 2022 l’1% più ricco, in termini reddituali, nei Paesi del G20 ha percepito 18.000 miliardi di dollari. Un ammontare superiore al PIL della Cina.

Negli ultimi quattro decenni, la quota di reddito (al netto delle imposte) detenuta dall’1% dei più facoltosi nel G20 è aumentata in media del 45%, mentre nello stesso periodo l’aliquota massima dell’imposta sui redditi personali è diminuita di circa un terzo, passando da quasi il 60% nel 1980 al 40% nel 2022.

La ridotta tassazione della ricchezza e un prelievo più blando sui redditi da capitale hanno esasperato ulteriormente l’iniquità dei sistemi fiscali. Oxfam osserva infatti che, considerando il complesso delle imposte dirette, indirette e dei contributi sociali nei Paesi del G20 – come Brasile, Francia, Italia, Regno Unito e Stati Uniti – chi guadagna di più, versi in proporzione al reddito, minori imposte di chi percepisce entrate inferiori.


Nei Paesi del G20 risiedono inoltre quasi quattro su cinque dei miliardari globali.

“I sistemi fiscali giocano un importante ruolo per la riduzione dei divari economici nelle nostre società. – rimarca Misha Maslennikov, policy advisor su giustizia fiscale di Oxfam Italia – Negli ultimi decenni la progressività e il potenziale redistributivo del sistema di imposte e trasferimenti si sono notevolmente ridotti. Contestualmente si è ridimensionato il prelievo in capo alle persone più facoltose. Su questo oggi abbiamo bisogno di un’inversione di tendenza per garantire prospettive di benessere equo a tutti e tutelare la qualità della nostra democrazia”.


La Presidenza brasiliana del G20 ha intenzione di dare impulso a una nuova agenda internazionale sulla tassazione dei super-ricchi per assicurare maggiore sostenibilità alle finanze pubbliche, rafforzare l’equità dei sistemi impositivi e contrastare le disuguaglianze all’interno dei Paesi. Molti super-ricchi sembrano essere d’accordo: secondo un recente sondaggio quasi tre quarti dei milionari dei Paesi del G20 sono favorevoli a un aumento delle imposte sulla ricchezza e oltre la metà ritiene che la ricchezza estrema sia una minaccia per la democrazia”.


Imposte più elevate sulla ricchezza e sul reddito dei più facoltosi potrebbero generare cospicue risorse, indispensabili per affrontare le sfide del nostro tempo come l’aumento delle disuguaglianze e dell’esclusione sociale, e il cambiamento climatico. A titolo esemplificativo, Oxfam ha calcolato come un’imposta progressiva sui patrimoni netti superiori a 5 milioni di dollari nei Paesi del G20 possa fruttare quasi 1.500 miliardi di dollari all’anno.

Un ammontare superiore di 546 miliardi alle risorse stimate come necessarie per porre fine alla fame nel mondo, aiutare i Paesi a basso e medio reddito ad adattarsi al cambiamento climatico e riportare il mondo sulla strada del raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite.


“Se, come auspichiamo, i piani della Presidenza brasiliana venissero accolti con favore dai partner del G20, si tratterebbe di un chiaro segnale di attenzione alle istanze dei tanti cittadini che vedono con favore l’aumento del prelievo fiscale a carico dei super-ricchi. – conclude Maslennikov – Lo confermano le rilevazioni demoscopiche condotte in tanti Paesi del G20 e, nel contesto Ue, l’Iniziativa dei Cittadini Europei relativa all’introduzione di un’imposta europea sui grandi patrimoni, promossa in Italia da Oxfam con la campagna “La Grande Ricchezza”. 


Una campagna benemerita

In Italia, in 50.000 hanno ricchezza tre volte superiore a quella di 25 milioni di Italiani poveri

Un Divario Dannoso E Pericoloso. Un Divario Figlio Di Una Partita Truccata In Cui Alla Lunga Perdono Tutti.

La pandemia, la crisi energetica accelerata dalla guerra in Ucraina e l’impennata dei prezzi si sono innestati su fratture di lungo corso e rischiano di aggravare ulteriormente le disuguaglianze tra i cittadini.

Divari di lungo corso che oggi superano il livello di guardia. Ad esempio, la ricchezza posseduta dallo 0,1% degli italiani più ricchi, poco meno di 50.000 persone, è circa tre volte superiore a quella nelle mani della metà più povera della popolazione (25 milioni di italiani).

Le disuguaglianze tuttavia non sono casuali, ma il risultato delle scelte di politica pubblica che hanno prodotto negli ultimi decenni profondi mutamenti nella distribuzione di risorse tra i cittadini.

Adesso abbiamo l’opportunità di cambiare le regole del gioco, di chiedere di ridistribuire la ricchezza per una società più giusta e solidale: firma la petizione #LaGrandeRicchezza e chiedi all’Unione Europea l’introduzione di un’imposta europea sui grandi patrimoni. Se applicata ad esempio a quei 50 mila italiani più ricchi, con un patrimonio netto al di sopra dei 5,4 milioni di euro, l’imposta potrebbe produrre risorse fino a 16 miliardi di euro all’anno!

Redistribuiamo questa grande ricchezza per il bene di TUTT*!

FIRMA LA PETIZIONE

Globalist sostiene la campagna. 

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