Eccidio di Fossoli: la strage nazi-fascista al poligono di Cibeno e l'uccisione di 67 detenuti politici
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Eccidio di Fossoli: la strage nazi-fascista al poligono di Cibeno e l'uccisione di 67 detenuti politici

Sessantasette internati politici provenienti dal campo di concentramento di Fossoli furono trucidati senza pietà dai nazisti. Era il 12 luglio 1944.

Eccidio di Fossoli: la strage nazi-fascista al poligono di Cibeno e l'uccisione di 67 detenuti politici
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12 Luglio 2023 - 09.12


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Il 12 luglio 1944, nel poligono di tiro di Cibeno, situato a circa 3 chilometri a nord di Carpi, si consumò una terribile strage. Sessantasette internati politici provenienti dal campo di concentramento di Fossoli furono trucidati senza pietà dai nazisti. Questi uomini, provenienti da diverse regioni d’Italia e di età compresa tra i 16 e i 64 anni, avevano esperienze di vita e professioni varie.

I nazisti dissero che la fucilazione era stata decisa come rappresaglia ad un attentato partigiano a Genova ma ci sono dubbi sulle motivazioni.

I prigionieri furono condotti sul luogo in tre gruppi e fucilati sul bordo di una fossa, precedentemente scavata da internati ebrei il giorno prima. Una volta completata l’esecuzione, la fossa comune fu coperta e camuffata, e un silenzio pesante calò su quel tragico evento.

Inizialmente erano 71 le persone destinate all’esecuzione, ma una di loro, Bernardo Carenini, fu cancellata dalla lista dalle stesse SS. Teresio Olivelli riuscì a nascondersi durante la notte, mentre Mario Fasoli ed Eugenio Jemina, del secondo gruppo, sfuggirono all’esecuzione ribellandosi e scatenando una rivolta tra i condannati. È importante notare quante anomalie caratterizzino questa strage, rispetto alle “consuete” rappresaglie naziste con cui talvolta viene associata, soprattutto per quanto riguarda la segretezza con cui fu avvolta.

La stampa dell’Italia liberata diede grande risalto all’esumazione delle vittime e alle solenni esequie che si tennero il 24 maggio 1945 nel Duomo di Milano. Fu forse il primo momento pubblico in cui la popolazione e le personalità politiche e militari si unirono all’unisono per commemorare le vittime e condannare tali atrocità.

Tuttavia, a tutta questa emozione non è seguita la giustizia. I processi iniziati furono insabbiati e i fascicoli nascosti per anni nel cosiddetto “armadio della vergogna”. La strage stessa, sebbene ricordata ogni anno sul luogo dell’eccidio dai familiari e tramite una manifestazione organizzata dall’Amministrazione comunale di Carpi, rimane sconosciuta al grande pubblico.

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