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Ucraina, Zerocalcare: "Non sono pacifista a oltranza, esistono anche le guerre di liberazione"

Il noto fumettista non si schiera con la non-violenza a tutti i costi. Zerocalcare precisa: "Non dico la mia sull'Ucraina, perché non mi fido dei giudizi tranchant"

Ucraina, Zerocalcare: "Non sono pacifista a oltranza, esistono anche le guerre di liberazione"
Zerocalcare

globalist

25 Marzo 2022 - 12.12


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Zerocalcare respinge in maniera chiara un’etichetta che spesso gli è stata erroneamente attribuita. In un’intervista rilasciata al Corriere della sera, il fumettista spiega perché non ha preso posizione sulla guerra in Ucraina: “Non sono pacifista. Mi schiero contro alcune guerre, ma non sono per la non-violenza a tutti i costi. Ci sono anche le guerre di liberazione, no? I curdi stessi sono in guerra. Quanto al buonismo… Non ci trovo nulla di bello nel dirsi cattivo, ma non cerco di essere buono a tutti i costi”.

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“Tanti mi chiedono: ‘Perché non dici o non disegni la tua sull’Ucraina?’. Ma io ho difficoltà a dare risposte tranchant e diffido di chi lo fa. Il fatto stesso che io mi debba barcamenare in questa cosa dà l’idea di quanto ci informiamo male. C’è chi crede di potersi fare un’opinione seguendo un influencer! Oppure chiedendo a me! Ma io non ho gli strumenti per fare un’analisi geopolitica, posso solo ripetere quello che ho letto. Ma ci si dovrebbe informare con la complessità, non con la semplificazione”.

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In Ucraina è in corso un’aggressione e i civili stanno attraversando qualcosa che dovremmo cercare di far finire il prima possibile, dice Zerocalcare. “Ma come? C’è chi dice che bisogna dare armi agli ucraini, e chi dice che dare armi è sbagliato perché non bisogna alimentare il conflitto. In entrambe le posizioni riconosco qualcosa di eticamente valido. Ma bisogna pensare alle conseguenze, che sarebbero in ogni caso pesantissime. Sta lì, il dilemma. E chi non se lo pone è superficiale oppure è un pezzo di merda. Su questo tema, ho più bisogno di ascoltare che di essere quello che si pronuncia”.

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L’autore è reduce del successo di Strappare lungo i bordi, serie targata Netflix: “Sono molto contento del risultato e mi piacerebbe raccontare altre storie in quel modo, ma devo far sì che sia compatibile con la maniera in cui mi piace vivere. Per il primo mese, è stato complicato: ogni cosa che scrivevo o dicevo finiva in un teatrino, mi sembrava di stare in un talk show permanente. Non era mai accaduto prima e ci ho messo un po’ a prendere le misure”.

Nella seconda metà del 2022 è atteso il suo prossimo fumetto: “Nel 2021 sono stato tra Iraq e Siria, perché i curdi mi hanno detto che c’è bisogno di raccontare quello che sta succedendo lì: se il fumetto esce tra tre anni, non serve a nulla. È vero, potrei mandare tutti a quel paese, ma io considero i fumetti come una declinazione del mio modo di stare al mondo e prima di essere un fumettista sono una persona con un’esigenza di militanza”.

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