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Barbablù: la moderna follia di un assassino di donne

Un'intervista a Mario incudine, protagonista del monologo Barbablù per la regia di Moni Ovadia e testo di Costanza Di Quattro

Barbablù
Barbablù

Giuseppe Cassarà

18 Novembre 2019 - 22.12


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Fin da quando fu scritta, nel XVII secolo, la favola di Barbablù è stata all’unanimità indicata come una delle storie più disturbanti mai prodotte per un pubblico di bambini. La storia del serial killer uxoricida, come lo chiameremmo in tempi moderni, e la sua morale contro la curiosità delle donne (che valse all’autore la nomea di misogino) è agghiacciante ed è al centro dello spettacolo Barbablù, monologo interpretato da Mario Incudine per la regia di Moni Ovadia su testo di Costanza Di Quattro.

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Mario Incudine interpreta proprio Barbablù, in un monologo di lucida follia dove il mostro si apre e si confida, racconta di essere stato e di continuare ad essere. Lui, nella sua essenza di uomo, di bambino ferito, di amante frustrato, di figlio non amato. Lui, uomo del suo tempo per ogni tempo. Eterno insoddisfatto, cruento assassino, instancabile amante.

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Come mai proprio Barbablù?

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 La favola, pur rispettando la storia originale, è stata riscritta, le è stato donato un tono più noir, indirizzata a un pubblico adulto. Il sapore della fiaba rimane, non ne perde la cruenza ma anzi la attualizza: dopotutto, quasi nel 2020, gli uomini continuano a uccidere per gli stessi motivi di Barbablù, per l’odio che provano verso le donne.
Quindi rimane anche la ‘morale’ della fiaba originale, che invitava le donne a non essere curiose?

 Assolutamente: nel monologo, Barbablù è un uomo distrutto. Sua moglie, la protagonista della fiaba, sono tre anni che si comporta come la moglie perfetta. Non gli ha mai dato una scusa per ucciderla come ha fatto con le mogli precedenti. Per questo lui le consegna la chiave della stanza della morte, per tentarla, perché sa che non potrà resistere. Altro che curiosità: è lui che la uccide, e alla fine si fa uccidere proprio perché ha rivelato il suo segreto. Questa donna lo ha portato fino al limite, un limite che nasce proprio dalla sua incapacità di amare una donna.

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Non c’è quindi una compassione nel suo personaggio, una sorta di redenzione?

 No. Barbablù verrà scaraventato all’inferno e subirà la giustizia divina, ma non è pentito. Non è pentito proprio perché nel cuore degli uomini come Barbablù non c’è posto per l’amore o le emozioni umane.

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Per quanto riguarda le donne invece? C’è una vicinanza con casi recenti di violenza contro le donne.

(Risponde l’autrice, Costanza Di Quattro): Non abbiamo voluto dare un volto a tutte le donne uccise, perché i loro casi risuonino nella mente del pubblico come familiari, già sentiti. Sempre per battere sul tema dello spettacolo, ossia che si uccide ancora per gli stessi motivi di Barbablù: odio contro le donne, un odio talmente forte da essere scambiato per amore, un emozione che si vuole congelare in un istante, nell’istante dell’uccisione.

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Lo spettacolo sarà in scena al Teatro Carcano di Milano da martedì 19 novembre a domenica 24 novembre 2019. Le musiche di Mario Incudine sono eseguite dal vivo da Antonio Vasta.

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