I Masnadieri di Schiller al Teatro Basilica tra passione e ribellione
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I Masnadieri di Schiller al Teatro Basilica tra passione e ribellione

La riscrittura di Michele Sinisi, tra Shakespeare, Totò e Michael Jackson, continua a riempire il Teatro Basilica di Roma

I Masnadieri al Teatro Basilica - Ph Simone Galli
I Masnadieri al Teatro Basilica - Ph Simone Galli
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25 Aprile 2024 - 16.44


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di Alessia de Antoniis

Teatro nel teatro nel teatro. È I masnadieri da Schiller, in prima nazionale al Teatro Basilica con la regia di Michele Sinisi. Prodotto da Gruppo della Creta, Elsinor Centro di Produzione Teatrale e Fattore K, replica a Roma fino al 28 aprile e poi al Teatro Fontana di Milano dal 6 al 23 giugno.

Una fila di spettatori in coda per entrare nonostante sia la terza settimana di repliche. Un pubblico rapito, divertito, catturato per due ore da una compagnia apparentemente fai da te, con un improbabile sound design gestito con un microfono che amplifica suoni e canzoni provenienti da un cellulare. Sedie in scena con attori in attesa, che si alternano sul palco vestiti come avessero spulciato vecchi abiti nel baule di un trovarobe (sono di Giulia Barcaroli). Urla, grida e azzuffate. Una masnada di attori usciti da una bettola in un porto pieno di pirati.

Nel comunicato stampa si legge: “Un giovane Schiller nel 1781, nel clima inquieto dello Sturm und Drang, dedica questa tragedia, I masnadieri, alla figura di un grande ribelle sconfitto: Karl Moor”.

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Sturm und drang: tempesta e impeto. E se c’è qualcosa che scuote dal silenzio i possenti muri dell’antica cripta che ospita il Teatro Basilica, sono l’impeto e la passione degli attori: Matteo Baronchelli (Schweizer), Stefano Braschi (Maximilian Von Moor), Lorenzo Garufo (Roller), Alessio Esposito, (Spiegelberg), Laura Pannia (Amalia), Amedeo Monda (Schwarz), Daniele Paternoster (Karl Moor), Jacopo Cinque (Grimm, Razmann, Schufterle), Vittorio Bruschi (Hermann), Gianni D’Addario (Franz Moor), Lucio De Francesco (Daniel, Frate, Padre Moser). Attori elisabettiani, come quelli che trasformavano in palcoscenici i cortili delle taverne e delle locande nella Londra tardo cinquecentesca, i “masnadieri della creta” di Michele Sinisi hanno il sapore di una brillante compagnia capocomicale, che sa far convivere Amleto con Totò e Michael Jackson. La scenografia essenziale e provocatoria di Federico Biancalani, ospita un cast di attori che ci divertono con una recitazione curata nei minimi particolari “senza prendersi sul serio”.

Spiccano, tra i bravissimi interpreti, Daniele Paternoster, Jacopo Cinque, Lucio De Francesco e Amedeo Monda.

Sinisi ci restituisce i cinque atti del dramma di Schiller in una rappresentazione ritmata, che oscilla tra il serio e il faceto, tra il classico e l’anticonformista, tra antico e moderno. Fa saltare i suoi attori dentro e fuori dal testo, in una danza tarantolata che fluttua tra Shakespeare e Peter Pan. Crea un montaggio cinematografico che lega episodi e narratori, attori  e personaggi.

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Nelle note di regia l’anima della riscrittura di Michele Sinisi: “Mi impegno, prima di tutto con me stesso, nel ricercare la rivoluzionaria scelta fatta di stare al mondo dell’arte: una dimensione spirituale e magica che unisce l’essere umano al di là del tempo, dello spazio specifico; una dimensione di vita che sfugge alla standardizzazione, allo scopo e al compito da superare. Il conformismo è una condizione umana che si annida in ambienti e scopi della Storia e che il Teatro deve combattere. Il Teatro vorrei che fosse impegnato nello smarcarsi continuamente dal “dovere” di cambiare il mondo; non sono un profeta, sono un essere umano che ha deciso di rifiutare le dottrine e la noia della catena di montaggio del senso. Credo che il Mondo abbia bisogno di Poesia, imprevedibile e anche scomoda. Mi piacerebbe far del Teatro un’opportunità per incontrare qualcosa di lontano e impegnativo, che richieda cura. Questo progetto è l’occasione per confrontarmi con una masnada di attori, di professionisti disposti ad affrontare la forza della passione, la bellezza della parola e anche il piacere della recitazione. Niente di più lontano nel tempo e nello spazio come questo testo di Schiller per essere liberi di raccontare una storia rivoluzionaria come l’arte e la sua funzione salvifica per l’anima”.

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