Buongiorno Serbia, l'"assalto al cielo" è riuscito
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Buongiorno Serbia, l'"assalto al cielo" è riuscito

Dalla piazza al parlamento. Dal parlamento al governo. L’”assalto al cielo “ è riuscito. In Serbia hanno scritto una pagina di storia. Una storia di resilienza, di speranza, di determinazione.

Buongiorno Serbia, l'"assalto al cielo" è riuscito
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26 Ottobre 2026 - 10.43


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Dalla piazza al parlamento. Dal parlamento al governo. L’”assalto al cielo “ è riuscito. In Serbia hanno scritto una pagina di storia. Una storia di resilienza, di speranza, di determinazione. 

Gli studenti hanno vinto le elezioni politiche anticipate in Serbia l’ex presidente Aleksandar Vučić – in carica dal 2017 fino al settembre di quest’anno – ha infatti ammesso la sconfitta. Erano 6,4 milioni i cittadini chiamati a votare per i 250 membri del nuovo Parlamento monocamerale. La sfida era tra la coalizione di Vučić – Serbia unita, guidata dal Partito progressista serbo (Sns) e la Lista studentesca, nata dal movimento di protesta dopo la tragedia alla stazione di Novi Sad, che ormai da novembre 2024 si conferma come leader dell’opposizione e del dissenso, scalzando i partiti tradizionali. Secondo le proiezioni, ancora in aggiornamento, la Lista Studentesca-Gli studenti vincono! con il 52,5% dei voti ottiene 140 dei 250 seggi dell’Assemblea nazionale, mentre Aleksandar Vučić-Serbia Unita, con il il 39,1% prende 103 seggi. Fuori le tre coalizioni minori, sotto la soglia del 3%: la lista a guida socialista del ministro dell’Interno Ivica Dacic (2,3%), la coalizione Destra Autentica (0,9%) e Serbia Europea (0,3%). Entrano in Parlamento, perché esentati dal quorum, 4 dei sette partiti delle minoranze: 3 seggi a quello degli ungheresi della Vojvodina (Vmsz), 2 alla Coalizione Albanese, 1 al Partito Democratico del Sangiaccato (Sdp) e 1 al Partito d’Azione del Sangiaccato (Sda), entrambi espressione della minoranza bosgnacca musulmana. 

Non appena Vucic ha ammesso la sconfitta, per le strade della capitale sono esplosi i festeggiamenti: gli automobilisti hanno iniziato a suonare il clacson, mentre la folla si è radunata per celebrare nei pressi della sede della commissione elettorale. Nel frattempo, presso il quartier generale della “Lista degli Studenti”, i sostenitori hanno applaudito, pianto e si sono abbracciati, gridando: “Vittoria, vittoria!”. Affluenza record nel Paese, mai così alta da 30 anni. Nel centro di Belgrado e in molte altre città serbe, decine di migliaia di persone festanti, in maggioranza giovani ma non solo, hanno riempito strade e piazze con caroselli di auto e clacson, cori, fumogeni, trombe, vuvuzele, fischietti. Invase dalla folla le piazze centrali, il viale Terasije e anche la piazza del Parlamento. Qui, ha riferito l’emittente indipendente N1, si è ritirata la polizia insieme ai presunti sostenitori di Vučić e del suo partito Sns che si stavano radunando verso l’ora della chiusura dei seggi. In Tv si sono visti gli studenti invadere il Pionirski Park, chiuso dal marzo 2025 con le transenne e con la presenza di tendoni che ospitavano da anni i contromanifestanti anti-studenti, demolendo tende e gazebo per “riprendersi lo spazio pubblico” del parco. Su N1 sono andate in onda anche le lacrime in diretta, in mezzo alla folla festante, di Dijana Hrka, madre di una delle vittime del crollo della tettoia della stazione di Novi Sad del novembre 2024, che diede inizio al movimento di protesta: “Ho lottato per questo per due anni. Sono triste, ma anche felice, perché mio figlio Stefani finalmente avrà la giustizia che merita”, ha detto la donna. “È un sogno!”, ha gridato ai microfoni di N1 uno studente esultante in Pionirski Park. Un uomo di mezza età si è sfogato dicendo che “finalmente potrò tornare con la famiglia in questo parco”. Immagini di festeggiamenti, mostrati in tv, anche a Kraljevo, a Nis e a Novi Sad.

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Con volto un po’ triste e commosso, Vucic ha detto che ora “continuerà la lotta dall’opposizione” e che dimostrerà che gli studenti hanno fatto una campagna “scorretta e piena di menzogne” e che non farà nessuno sconto dall’opposizione. “Riconosco la vittoria degli studenti”, ha detto, “nessuno fuggirà dalla Serbia per questo”. 

La Lista studentesca è nata dal crollo di una pensilina alla stazione ferroviaria di Novi Sada, che – nel novembre del 2024 – provocò la morte di 16 persone. La tragedia è poi diventata un simbolo della corruzione della politica serba, portando in piazza centinaia di migliaia di persone e canalizzando la frustrazione dei cittadini. La Lista studentesca ne è diventata l’espressione più compiuta, che si è opposta a Vučić con un gruppo di candidati della società civile scelti con la democrazia diretta (ma senza leader). Insistono su trasparenza, libertà dei media, giustizia indipendente. Hanno però rimandato questioni decisive, come l’adesione all’Ue della Serbia, a un momento successivo, per arrivare compatti al voto. In rappresentanza degli studenti, il candidato Radomir Sajčić ha detto su Rts che “la Serbia finalmente ha preso il suo destino in mano, con un risultato che premia quasi due anni di lotta”. Il primo della lista studentesca, il cardiologo Ilija Srdjanović, ha precisato che il suo Paese ha “voltato la faccia ad un tiranno: Andiamo verso una Serbia migliore”.

Festeggiano anche dall’Unione europea: “Dopo quasi due anni di proteste a favore della democrazia, dello Stato di diritto e della lotta alla corruzione, i serbi si sono recati alle urne in numero record. Congratulazioni alla lista degli studenti per la vittoria. Questi sono proprio i valori che stanno alla base della nostra Unione Europea”, ha detto la commissaria europea all’Allargamento Marta Kos, commentando l’esito delle elezioni in Serbia. “Per la Serbia può iniziare un nuovo capitolo. La porta dell’Ue è aperta e siamo pronti ad andare avanti insieme”, aggiunge. 

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La determinazione degli studenti affonda le radici nel fatto che “la loro generazione è cresciuta in una società profondamente ingiusta”, spiega Aleksandar Baucal, professore di psicologia, uno dei primi sostenitori degli studenti, che ora fa parte della loro lista elettorale. “Questo li ha resi degli avversari che non possono arrendersi”.

Il loro segreto, dicono gli studenti, sta nei metodi democratici del movimento e nella solidarietà, che sono l’esatto opposto del dominio populista di Vučić. Il movimento non ha un leader o dei leader, né tantomeno un portavoce. Affermano di essere tutti uguali, indipendentemente dalla regione della Serbia da cui provengono o dalla facoltà in cui studiano. Tutte le decisioni e i piani importanti vengono discussi e votati in una miriade di cosiddetti plenum, ovvero assemblee di facoltà, in tutto il Paese.

Gli studenti hanno scelto la loro lista elettorale, attraverso proposte e un processo di selezione svoltosi in tutte le università del Paese. Tra i 250 candidati presentati lo scorso settembre, in cui non è indicato il nome del candidato premier, figurano alcuni volti noti, insieme a docenti, professori, esperti, atleti, agricoltori e artisti poco conosciuti.

Il programma si articola in 11 punti e punta soprattutto a combattere la corruzione, rafforzare l’indipendenza della magistratura e recuperare i patrimoni ottenuti illegalmente. Gli studenti propongono inoltre di intervenire nei confronti dei funzionari responsabili di abusi, liberare il servizio pubblico radiotelevisivo dal controllo politico e porre fine alle nomine nelle aziende pubbliche basate sulla fedeltà ai partiti.

Accanto alle riforme istituzionali, il piano prevede misure sociali ed economiche, tra cui libri scolastici gratuiti e farmaci meno costosi.

Per le persone che stanno dietro la Student List, però, il significato di queste elezioni va ben oltre la semplice sostituzione di un governo con un altro.

Dejan Šoškić, professore alla Facoltà di Economia e una delle figure di spicco legate alla Student List, ha definito il risultato in termini esplicitamente storici.

“Sono orgoglioso degli studenti che ci hanno portato a questa situazione storica, in cui la Serbia si è liberata, in cui la Serbia ha la possibilità di tornare a essere una società democratica e libera”, ha dichiarato Šoškić.

Questa affermazione coglie il significato più ampio che il nuovo campo di governo attribuisce al voto.

Il candidato della “Student List – Students Are Winning” (Lista degli studenti – Gli studenti vincono), l’accademico e professore Radomir Saičić, ha affermato, dopo l’annuncio della vittoria elettorale, che i cittadini della Serbia hanno dimostrato coraggio e volontà di cambiamento, sottolineando che “da domani iniziano il lavoro serio e la costruzione di una nuova Serbia”.

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Un segnale altrettanto importante arriva dalle comunità delle minoranze etniche in Serbia.

Per quasi quindici anni, la maggior parte dei partiti delle minoranze è stata tra gli alleati politici più affidabili di Aleksandar Vučić. 

La grande eccezione è stata il blocco politico albanese, che non è mai entrato a far parte della coalizione di governo di Vučić. 

Queste elezioni, però, indicano che anche questa tradizionale geografia politica è stata profondamente sconvolta.

L’Alleanza degli Ungheresi della Voivodina (Svm), storico partner politico dell’Sns, ha ottenuto solo tre dei cinque seggi parlamentari che avrebbe potuto conquistare. Non si tratta soltanto di un calo nella rappresentanza parlamentare. 

Indica un cambiamento significativo dell’umore politico all’interno della comunità ungherese della Voivodina e lascia pensare che una quota consistente di elettori ungheresi possa aver sostenuto la Student List invece dell’alleato tradizionale di Vučić.

Un segnale simile arriva dalla comunità bosgnacca. I bosgnacchi (in bosniaco Bošnjaci) sono un gruppo etnoreligioso slavo meridionale, stanziati principalmente in Bosnia ed Erzegovina e nella regione del Sangiaccato (tra Serbia e Montenegro), oltre che presenti come minoranza in Kosovo.

Solo due rappresentanti bosgnacchi entreranno in parlamento: uno proveniente da un gruppo politico che in passato ha collaborato con Vučić e uno da un movimento rimasto tradizionalmente all’opposizione. Anche qui, il precedente schema di lealtà politica è stato seriamente incrinato.

Il nuovo parlamento includerà anche due rappresentanti della coalizione albanese, una comunità politica che non ha mai collaborato con il governo Vučić.

Il vecchio sistema di alleanze politiche risulta quindi indebolito in modo radicale.

Per anni, il sistema politico di Vučić ha fatto leva in parte sulla sua capacità di costruire un’ampia rete di alleati intorno all’SNS, dai partiti delle minoranze ai piccoli partner di coalizione. Quella rete oggi è scomparsa o si è ridotta al minimo.

Ma vincere le elezioni è una cosa, governareun Paese è un’altra.

La Student List si trova ora di fronte al compito ben più difficile di trasformare un movimento di protesta in un assetto politico funzionante. 

Dovrà formare un governo, ricostruire le istituzioni, creare proprie strutture politiche e definire politiche su economia, affari esteri, processo di integrazione europea, politiche sociali e stato di diritto.

La sua vittoria è storica. Ma le vittorie storiche spesso segnano l’inizio della fase più difficile. Ma questo si vedrà. Oggi è ancora un giorno di festa. Da assaporare attimo per attimo. Perché la Piazza si è fatta Stato. Buongiorno, Serbia.

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