Altro che "Qatargate": così l'Ue finanzia trafficanti di armi e aziende a rischio corruzione
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Altro che "Qatargate": così l'Ue finanzia trafficanti di armi e aziende a rischio corruzione

La questione riguarda come l’UE finanzia trafficanti di armi e aziende a rischio corruzione.

Altro che "Qatargate": così l'Ue finanzia trafficanti di armi e aziende a rischio corruzione
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

15 Dicembre 2022 - 16.14


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Statene certi. I quotidiani, quasi tutti, che stanno riempiendo paginate sul cosiddetto “Qatargate”, non avranno lo stesso furore inquisitorio, né abbonderanno di indignate articolesse, di fronte a scandali ancor più pervasivi e inquietanti che riguardano Bruxelles e Strasburgo, cioè le sedi del Parlamento europeo. Leggere per credere. La questione riguarda come l’UE finanzia trafficanti di armi e aziende a rischio corruzione.

Una ricostruzione inquietante

Nel 2017 l’UE ha approvato il finanziamento della ricerca militare e dello sviluppo di nuovi armamenti e tecnologie, infrangendo la linea rossa secondo cui l’UE non dovrebbe finanziare attività militari con il bilancio comunitario.
Oltre mezzo miliardo di euro è stato destinato a progetti di “R&S militare” attraverso due programmi precursori: l’Azione preparatoria per la ricerca sulla difesa (PADR), che finanzia progetti di ricerca militare congiunti, e il Programma europeo di sviluppo industriale della difesa (EDIDP), che finanzia lo sviluppo congiunto di armi e tecnologie militari.
Nelle ultime settimane è stata pubblicata la ripartizione dettagliata   degli stanziamenti per i finanziamenti PADR e EDIDP per il 73,6% del bilancio totale (434,45 milioni di euro su un totale di 590 milioni di euro, di cui una piccola parte destinata ai costi amministrativi). I dati dettagliati sono disponibili sulla piattaforma pubblica Open Security Data Europe, aggiornata con i finanziamenti dell’UE per la R&S militare grazie al supporto di ENAAT.

La scheda pubblicata da ENAAT mostra che 15 aziende e centri di ricerca rappresentano da soli il 52% del budget stanziato nel periodo 2017-2020: principalmente produttori conglomerati di armamenti come Leonardo (n. 1), Thales (n. 2) e Airbus (n. 5) e grandi aziende come Indra (n. 3) o Safran (n. 5). Sei di loro erano membri di un “Gruppo di personalità” incaricato nel 2016 di fornire consulenza alla Commissione europea sull’istituzione di tale programma, un chiaro conflitto di interessi.
Per quanto riguarda i Paesi, i primi 5 Paesi ottengono il 70% dei fondi stanziati finora. In particolare le quattro maggiori potenze militari europee, Francia, Italia, Spagna e Germania, ricevono quasi due terzi del budget.
Inoltre, combinando altre fonti di informazione come il database ExitArms.org e il Corruption Tracker, risulta chiaro che la maggior parte di questi grandi beneficiari è coinvolta in consegne di armi controverse e/o deve affrontare gravi accuse di corruzione.

Già nel 2016 la rete ENAAT aveva sottolineato come il Fondo europeo per la difesa avrebbe esacerbato la corsa agli armamenti a livello globale. Purtroppo, i dati oggi disponibili lo confermano: l’industria militare sovvenzionata dall’UE esporta equipaggiamenti militari verso Paesi autoritari e/o belligeranti o in preda a conflitti interni, con un rischio molto elevato che queste armi vengano utilizzate per reprimere i civili o in zone di conflitto.
Per quanto riguarda le accuse di corruzione, l’erogazione di fondi a queste società non viola la normativa dell’UE finché non c’è una condanna giudiziaria. Tuttavia, ci si dovrebbe comunque interrogare sulle implicazioni morali, etiche e legali di un continuo sostegno finanziario a queste società, in presenza di prove di corruzione.

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Cos’è il Fondo europeo per la Difesa? 

Nel 2017 l’UE ha approvato il finanziamento della ricerca militare e lo sviluppo di nuove armi e tecnologie militari, infrangendo l’indirizzo politico secondo cui l’UE non dovrebbe finanziare attività militari con il bilancio comunitario.  Oltre mezzo miliardo di euro è stato destinato alla ricerca e allo sviluppo (R&S) militare tramite due programmi preliminari: l’Azione preparatoria per la ricerca nel settore della Difesa (PADR), che finanzia progetti comuni di ricerca militare, e il Programma europeo di sviluppo del settore industriale della difesa (EDIDP), che finanzia lo sviluppo comune di armi e tecnologie militari. 

Nel periodo 2021-2027, il Fondo europeo per la difesa (FES) ammonta a complessivi 8 miliardi di euro, e finanzia progetti di ricerca e di sviluppo. 

Il Fondo punta a sviluppare la prossima generazione di armamenti e a rafforzare la competitività mondiale dell’industria europea degli armamenti, quindi la sua capacità di esportare armi all’estero. 

Il FES e i suoi programmi precedenti sono parte integrante di una rapida militarizzazione dell’UE, con uno scarso controllo parlamentare. 

Chi ottiene la maggior parte del Fondo dell’UE per la difesa nel periodo 2017-2020? 

La ripartizione dettagliata degli stanziamenti per i finanziamenti PADR e EDIDP finora pubblicata riguarda il 73,6% del bilancio totale (434,45 milioni di euro su un totale di 590 milioni, di cui una piccola fetta destinata alle spese amministrative). 

Tuttavia, mancano informazioni su alcuni progetti già annunciati, e non è dato sapere se altri progetti siano in corso, in fase di negoziazione o annullati. Sorprende che non siano stati pubblicati i valori contrattuali per due progetti-faro aggiudicati direttamente: MALE- RPAS (Eurodrone) e ESSOR (comunicazione interoperabile). 

Nel complesso, 427 singole entità hanno ottenuto finanziamenti nell’ambito dei programmi PADR e EDIDP, la maggior parte delle quali sono imprese di armamenti, centri di ricerca privati ed enti pubblici. 

I primi 15 beneficiari hanno ricevuto il 51% del finanziamento totale. Le imprese o gli istituti rappresentati nel Gruppo delle Personalità rappresentano il 28% dei finanziamenti. 

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MBDA, anch’essa nel GoP, di per sé potrebbe essere nelle prime 15, ma è inclusa nei numeri dei suoi proprietari (37,5% Airbus; 37,5% BAE Systems (non nelle prime 15) e 25% Leonardo). 

Beneficiari e corruzione 

La corruzione, definita come l’abuso di potere per guadagno privato, è il fondamento del commercio mondiale di armi. La corruzione è la ragione principale per cui molti paesi:
a) acquistano armi inadatte al loro scopo; b) acquistano a prezzi esagerati fuori della loro portata; o c) acquistano costose attrezzature militari di cui non hanno bisogno per il benessere e la sicurezza dei loro cittadini. 

La malversazione nel commercio di armi assume diverse forme, tra cui la corruzione, le spese fuori dai bilanci, le appropriazioni indebite, le tangenti e le compensazioni (reinvestimenti nell’economia del paese acquirente di armi). Di solito, le compensazioni servono a giustificare l’acquisto di armi, sebbene possano essere usate per distribuire clandestinamente prebende clientelari verso sostenitori o creare altri conflitti di interesse. La corruzione consente alle élite disoneste di cementare il proprio potere, minando in ultima analisi le pratiche democratiche e lo stato di diritto.  Spesso occorrono vari anni o addirittura decenni perchè comprovati casi di corruzione diventino di dominio pubblico, per via dei lunghi tempi investigativi prima di arrivare ad una diffusione pubblica delle accuse che precedono la pubblicazione delle accuse. È pratica comune delle aziende accusate di corruzione l’affrontare conseguenze finanziarie che non impediscono loro altre vendite future perché: a) l’accusa non può dimostrare l’entità della corruzione; b) le parti concordano un affare; o c) le accuse sono mosse contro i dipendenti e non contro le società stesse. 

I produttori di armi europei sono spesso gli iniziatori e i canali della corruzione, ottengono contratti strettamente sorvegliati da vincoli di segretezza imposti dalla sicurezza nazionale, e impiegano spesso degli intermediari nelle procedure per nascondere il flusso di denaro e le manipolazioni. 

I seguenti beneficiari del Fondo UE per la Difesa hanno accumulato gravi accuse e/o casi di corruzione4. Erogare fondi a queste aziende non viola la normativa dell’UE; Tuttavia, ci si dovrebbe interrogare sulle conseguenze morali, etiche e giuridiche del sovvenzionare aziende contro le quali vi sono prove di avvenuta corruzione. 

Thales, Bae Systems, Saab.: l’affare Sudafricano sulle armi 

Nel 1999, il governo sudafricano annunciò l’acquisto di un pacchetto di equipaggiamento militare (4 corvette pattugliatrici MEKO A200 della Thyssenkrupp con uniformi da combattimento Thales, 27 Gripen della SAAB, 24 aerei da addestramento BAE Hawk 100 e altro) per una cifra presunta di $ 3 miliardi (da allora più che raddoppiata). Si presume che 300 milioni di dollari siano stati pagati in commissioni e tangenti a intermediari, politici di alto rango, funzionari e l’ANC al potere. In un processo in corso in Sud Africa, si sostiene che dal 1999 l’ex presidente Jacob Zuma abbia ricevuto $ 34.000 l’anno da Thales come pagamento per proteggere l’azienda dalle indagini. 

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Kmw & Nexter Systems: Forze terrestri greche e corruzione tedesca 

Nel 2013, Antonis Kantas, ex funzionario greco incaricato degli appalti, ha affermato che i rappresentanti di KMW gli hanno pagato lo 0,5% dell’importo per un contratto di obice (circa €820.000), mentre un altro rappresentante avrebbe lasciato €600.000 sul suo divano per lenire le preoccupazioni relative all’acquisto di carri armati Leopard 2. I pubblici ministeri hanno stabilito che la KMW da sola ha pagato fino a 7,9 milioni di euro per assicurarsi il contratto. 

Informazioni generali sul Fondo dell’UE per la difesa 

L’iter decisionale per PADR e EDIDP è stato fortemente influenzato dall’industria degli armamenti e le caratteristiche dei programmi di finanziamento seguono in gran parte le raccomandazioni di un gruppo di personalità (GoP), che la Commissione aveva istituito nel 2016, e dominato da rappresentanti delle grandi aziende europee di armamenti, dei centri di ricerca e del principale gruppo di lobby dell’industria degli armamenti (9 membri su 16). 

Come funziona in pratica il FES? 

Le proposte di progetto devono essere presentate da consorzi composti da almeno 3 «entità» di 3 paesi europei e sono selezionate mediante inviti annuali a presentare proposte, tranne alcune aggiudicazioni dirette a progetti comuni in essere, quali l’Eurodrone. 

I controlli etici fatti nell’ambito della selezione non rispettano le norme minime e le procedure di valutazione poggiano principalmente sullo spuntare le caselle dei candidati stessi. 

Se siete arrivati fino in fondo alla lettura, vi sarete fatta una idea su una vicenda inquietante per i giri miliardari che la connotano, per l’intreccio perverso tra istituzioni sovranazionali e il sistema militare-industriale globalizzato. Ma di questo, ristatene certi, non troverete traccia sui media che vanno, per così dire, per la maggiore. La maggior parte dei quali sopravvive grazie agli inserzionisti pubblicitari. In questo, le industrie degli armamenti, con le loro lobby più o meno trasparenti, sono particolarmente munifiche. Ed esigenti. 

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