Con Melenchon la sinistra torna finalmente in campo e Le Pen avanza aiutata anche da Macron
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Con Melenchon la sinistra torna finalmente in campo e Le Pen avanza aiutata anche da Macron

Si rifletta dunque sulla scelta di Macron che rifiuta di invitare i suoi elettori a fare “barrage” contro l’estrema destra laddove i ballottaggi erano tra i candidati di Melenchon e quelli della Le Pen.

Con Melenchon la sinistra torna finalmente in campo e Le Pen avanza aiutata anche da Macron
Jean-Luc Mélenchon
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Arturo Scotto Modifica articolo

19 Giugno 2022 - 22.15


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Dalla Francia arrivano dati interessanti su cui riflettere anche per l’Italia.
Innanzitutto l’astensionismo che è il vero vincitore delle elezioni, benché meno forte rispetto a 5 anni fa quando le legislative furono solo un voto confermativo per Macron.


Non vota soprattutto l’elettorato giovanile, che viene intercettato solo in parte dalla sinistra.
Gli elettori dai 60 anni in su votano invece il partito del Presidente in carica.


Insomma, un quarantenne prende i voti della generazione dei boomers, un settantenne i voti di quelli nati nel nuovo millennio.
Ma gli anziani vanno di più alle urne.


Macron è il primo Presidente della storia che non prende la maggioranza assoluta alle legislative.
Ci arriva molto lontano: gli mancano quasi centotrenta seggi all’appello rispetto ad appena cinque anni fa.
Un risultato incredibile che racconta di una leadership molto più logorata di quanto i media raccontino, in Francia come all’estero.
La sinistra torna finalmente in campo.
Erano prematuri gli annunci di scomparsa.


Più di cento seggi rispetto al Parlamento precedente dove era stata ridotta a pura testimonianza.
Melenchon ha indovinato la campagna elettorale chiamando la sfida del terzo turno dopo le presidenziali.
Non si è fermato ma ha rilanciato.
Ha unito attorno a un programma comune tutta la sinistra, compresi i verdi e i socialisti che erano stati profondamente ostili fino ad appena un mese fa.
E oggi la Nupes è ampiamente la prima forza di opposizione e in termini percentuali la prima coalizione del paese.


La sorpresa purtroppo è la resilienza dell’estrema destra della Le Pen che passa da appena 7 seggi a oltre 70.
La responsabilità è anche di chi ha gridato al “pericolo rosso” di Melenchon senza vedere che arrivava la “mucca nel corridoio” per dirla in “bersanese”.


Nelle ultime due settimane la campagna di mostrificazione del leader della sinistra è stata martellante, comprese le accuse di veterocomunismo, autoritarismo, filoputinismo.
Si rifletta dunque sulla scelta di Macron che rifiuta di invitare i suoi elettori a fare “barrage” contro l’estrema destra laddove i ballottaggi erano tra i candidati di Melenchon e quelli della Le Pen.
Forse i liberali hanno più paura di un governo della sinistra che di un’affermazione dei fascisti?
Domande che tornano buone anche da queste parti, dove si registra una certa indulgenza paternalista verso la Meloni da parte delle élite che contano nel nostro paese.
I risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Va in crisi la V Repubblica di DeGaulle.
Il Parlamento sarà molto instabile e frammentato.


Macron chiederà i voti della destra moderata e si aprirà una fase di conflitto sociale acuto.
Le fratture aperte in questi anni non sono state superate e il programma liberista di Macron non convince la Francia profonda.
E’ la fine dell’illusione del maggioritario. Lezione valida anche per noi.
Perché quando si politicizzerà lo scontro elettorale non basterà presentarsi come la forza della stabilità amministrativa.

Conteranno i valori e la connotazione sociale dei programmi.
La Francia ci dice che non si può più scherzare.

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